
Il momento del viaggio è quello che ci pone nella «terra di mezzo» dove alle spalle, forse, ci si lascia il segno ben visibile di una pandemia mondiale che tutto ha cambiato. Ma all’orizzonte si parano altre nuvole grigie: neppure il tempo di fare i conti con la strozzatura delle materie prime dovuta alla ripartenza a due cifre dei giganti economici dell’Estremo oriente, che ecco esplodere un’altra crisi «di sistema» addirittura in grado di modificare equilibri geopolitici. Eventi di portata epocale. In mezzo, il mondo economico di casa nostra costruito sulle fatiche di imprenditori che gestiscono piccole ma preziose economie, le Pmi.
Andrea Ferretti docente al master in Scienze Economiche e Bancarie all’università Luiss Guido Carli di Roma è recentemente intervenuto su questa «tempesta perfetta» individuando alcuni punti focali che interessano le Pmi e che si sviluppano attorno a tre problematiche connesse: consumi ancora bassi, incremento dei costi delle materie prime e pure una lievitazione delle spese per l’approvvigionamento energetico. Tema, quest’ultimo, reso incandescente dalla situazione geopolitica internazionale e dall’instabilità sul fronte di un grande fornitore come la Russia, ora al bando della comunità internazionale per l’aggressione all’Ucraina.
Ma esiste anche un altro fronte, che potremmo battezzare come il «fronte interno», vale a dire l’accesso al credito. «E questo fronte potrebbe aprirsi perché, mentre da una parte a dicembre si è chiuso il periodo delle moratorie concesse alle aziende sui prestiti contratti con gli istituti, dall’altra non è affatto terminata l’emergenza per le piccole e medie imprese», afferma il professor Ferretti, che si riferisce nel suo ragionamento alla famosa regola del 90/60/90: non siamo dal sarto ma sotto la lente dell’economista. I numeri dicono che il 90% delle imprese italiane sono Pmi, il 60% di esse ha un rating basso e il 90% ha la banca come principale o unica fonte di accesso finanziario: i rubinetti della liquidità ma anche degli investimenti.
Secondo il professore, per evitare l’apertura di questo «quarto fronte» bancario è opportuno che i soggetti istituzionali quali Governo, banche ed «Eba» European Banking Authority (l'Autorità bancaria europea è un organismo dell'Unione europea che dal 1º gennaio 2011 ha il compito di sorvegliare il mercato bancario europeo) accompagnino le aziende fuori dalla crisi e nel terreno della stabilità.
Come? Il Governo potrebbe prorogare fino alla fine dell’anno le misure straordinarie relative all’accesso delle imprese al Fondo di Garanzia della pmi (oggi la proroga è al 30 giugno 2022). L’Autorità europea, dal canto suo, dovrà intervenire sulla stretta vigilanza sugli istituti di credito in questo periodo di transizione e uscita - si spera - dalla crisi, ma anche sull’intervento in un meccanismo che attualmente impone alle banche, in presenza di una ristrutturazione del credito che comporti per la banca una perdita superiore all’1% rispetto all’obbligazione originale, di riclassificare la posizione del cliente (quindi l’azienda) in default. Rinunciando a questo meccanismo automatico si consentirebbe agli istituti di credito di valutare la posizione debitoria caso per caso.