
Le micro e piccole imprese italiane dei settori dell’energy saving fanno bene all’ambiente. Lo dicono i dati: nel 2021, il nostro Paese registrava un valore di emissioni di gas ad effetto serra per abitante inferiore del 10,1% alla media europea. Eppure, le tasse ambientali – in Italia più alte di 0,8 punti percentuali rispetto al 2,2% della media europea - frenano questa loro performance e il principio che sta alla base della politica ambientale della Ue, “chi inquina paga”, sembra essersi invertito andando a creare un vero paradosso. Ricordiamo, infatti, che il valore di questo divario con la tassazione europea ammonta a 13.390 milioni di euro di maggiore prelievo sui contribuenti italiani, pari a 260 euro per abitante, e superiore del 33,5% rispetto a quella che l’Italia registrerebbe con una quota sul PIL pari alla media della Ue.
FAVORIRE LA TRANSIZIONE ENERGETICA E AMBIENTALE
Dice Marco Granelli, presidente di Confartigianato Imprese: «Il 66% dei piccoli imprenditori è già impegnato in azioni per ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività. Questi loro sforzi devono però essere accompagnati da politiche e interventi per favorire la transizione energetica e ambientale. C’è molto da fare. Bisogna eliminare la burocrazia che, ad esempio, ostacola la creazione delle Comunità Energetiche. Ma anche sbloccare gli incentivi, come quelli per favorire l’autoproduzione di energia che sono previsti nei progetti non attuati del Pnrr. Per questo, durante la Settimana dell’Energia (dal 23 al 27 ottobre con 55 eventi in 18 regioni italiane) mostreremo le migliori esperienze realizzate dalle aziende di tutti i settori, presenteremo strumenti ad hoc di misurazione della sostenibilità delle Pmi e lanceremo la nostra proposta di confronto con gli interlocutori istituzionali, anche per individuare strumenti di finanza ‘sostenibile’ e accesso agevolato al credito».

L’ITALIA FA MEGLIO DELLA GERMANIA
Nel confronto tra le due maggiori economie manifatturiere europee, nel 2021 l’Italia ha registrato una intensità di emissioni del 24,5% inferiore a quella della Germania (9° nel ranking europeo) a fronte di una tassazione ambientale superiore del 66,7% (1,2 punti di PIL in più rispetto all’1,8% della Germania, 23° nel ranking europeo).
LE VOCI CHE FANNO LA DIFFERENZA
Ma quali sono i capitoli più rilevanti del prelievo fiscale?
Nel 2022, la tassazione ambientale è scesa a fronte degli interventi per ridurre l’impatto della crisi energetica e dello shock inflazionistico, che hanno impegnato risorse per 70 miliardi di euro.
L’ANDAMENTO NELLE REGIONI E IL PESO SUL PIL
In nove regioni, l’extra gettito vale oltre mezzo miliardo di euro. Il maggiore carico fiscale ambientale è in Lombardia, con 2.415 milioni di euro. Seguono il Veneto con 1.263 milioni, l’Emilia-Romagna con 1.188, il Lazio con 1.203 milioni, il Piemonte con 937 milioni, la Toscana con 902 milioni, la Campania con 962 milioni. Nel fondo della classifica si trovano la Sicilia (904 milioni) e la Puglia (760 milioni di euro).
Una caratteristica generale dell’imposizione indiretta è quella di essere regressiva rispetto al reddito. Di conseguenza il peso dell’extra gettito, pari allo 0,8% del PIL in media nazionale, sale all’1% nel Mezzogiorno, è dello 0,7% nel Centro e nel Nord Est e si ferma allo 0,6% nel Nord Ovest.