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COVID: L’ITALIA CONTA PIU’ MORTI. ECCO IL PERCHE’
Con 43 vittime alla settimana per milione di abitanti, tra i grandi Paesi della Ue l’Italia è quello che conta più decessi. Per alcuni motivi: ci si è mossi tardi sulle vaccinazioni alle fasce deboli della popolazione (oltre il 61% dei decessi totale è di persone “over 80”, il 24% riguarda i 70-79enni); ci si è mossi tardi sui lockdown e troppo presto sulle riaperture. A fine dicembre sono arrivate le prime dosi di vaccini, ma al 19 febbraio gli “over 80” che avevano ricevuto almeno una dose erano solo il 6% contro il 23% della Francia e il 22% della Germania. A fine marzo abbiamo recuperato, ma i decessi non sono diminuiti. Per due motivi: «La prima dose di vaccino ha effetto dopo 12-14 giorni. E poi, l’effetto di qualunque misura di contenimento del virus sul numero dei morti diventa tangibile a distanza di 4-6 settimane». Qui si muore di più, ma non perché siamo il Paese più vecchio d’Europa. Ai dottori di famiglia è stato dato un ruolo di “controllori”, ma senza i mezzi adeguati, e poi la malagestione di chiusure e riaperture: se durante la prima ondata i Paesi europei, ma anche gli Stati Uniti, avessero agito due settimane prima di quanto hanno fatto, avrebbero ridotto i decessi dell’85%. Regno Unito, Francia e Germania – a differenza dell’Italia – hanno mantenuto restrizioni costanti per limitare il più possibile lo spostamento delle persone. L’Italia, invece, ha chiuso dopo gli altri e ha riaperto prima. Così, a marzo abbiamo avuto il triplo dei decessi rispetto alla Germania e il 30% in più della Francia. Il futuro? Mantenendo le attuali restrizioni, e puntando a 500mila persone vaccinate al giorno, probabilmente entro agosto si ritornerà alla normalità. «L’abbandono progressivo delle misure di contenimento stimato al 25, 50 e 75% – conclude il Corriere della Sera – sposterebbe in avanti questo traguardo di 14, 16 e 17 mesi dall’inizio della campagna vaccinale. E, inoltre, comporterebbe la perdita di altre 40mila vittime umane, nel caso peggiore».
RISTORI, SI ALLARGA LA PLATEA
Lo si legge sul Messaggero: «Dopo il provvedimento da 32 miliardi appena approvato, si sta ragionando su una nuova dotazione di 30-32 miliardi per indennizzare, soprattutto, le attività che hanno subito le chiusure». Il meccanismo dei ristori sarà sempre lo stesso: nessun aiuto in base ai codici Ateco, ma aiuti a tutte le imprese che hanno subito una perdita di fatturato con un meccanismo crescente. Ristori più alti per le aziende più piccole e minori per quelle più grosse. In che modo aumenteranno gli indennizzi? «Il meccanismo è allo studio. Nell’ultimo decreto la perdita di fatturato per accedere al beneficio è stata fissata al 30%: potrebbe scendere per allargare la platea. Ma, soprattutto, invece di indennizzare le perdite subite di una sola mensilità, potrebbero essere ristorati due mesi».
ABI: BISOGNA PROROGARE LE MISURE DI LIQUIDITA’ PER LE IMPRESE
«Le misure per fornire liquidità alle imprese hanno funzionato e quindi è giusto prorogarle e ridurle in modo graduale. Ma proprio l’aumento dell’indebitamento al quale le aziende hanno fatto ricorso per restare in vita ora può richiedere la necessità di una rimodulazione della durata/struttura dell’indebitamento, o nuove risorse a titolo di capitale per ridurre il grado di leva», scrive il Sole 24 Ore. La misura principale resta l’Ace (Aiuto alla crescita economica), ma l’Associazione bancaria italiana dice che bisogna «consentire alle imprese la trasformazione delle eccedenze Ace non fruite in crediti di imposta utilizzabili in compensazione di tutti i tributi e contributi previdenziali, e non solo in compensazione dell’Irap, come attualmente previsto». Il Decreto di aprile, però, dovrebbe prorogare anche le moratorie e i prestiti garantiti.
FISCO: RIPARTE LA NOTIFICA DEGLI ATTI EMESSI NEL 2020
Scrive il Sole 24 Ore che «gli uffici dell’Agenzia delle Entrate provvederanno a notificare gli atti di accertamento e gli altri provvedimenti impositivi, diversi dalle cartelle di pagamento, che risultavano in scadenza tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2020. Gli accertamenti devono seguire prioritariamente l’ordine cronologico di emissione. Ci può essere deroga solo nei casi di indifferibilità e urgenza». Tutte le comunicazioni di irregolarità derivanti dai controlli automatizzati delle dichiarazioni, elaborate fino al 31 dicembre 2020, devono essere spedite dal 1° marzo 2021 al 28 febbraio 2022. Nel decreto dell’Agenzia viene prevista la priorità «per gli atti indifferibili e urgenti, quali quelli relativi a fattispecie penalmente rilevanti e per l’invio della proposta di sanatoria».