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Turbolenze nei prezzi delle materie prime: fino al 2022 carenza di microchip. Ma calano le importazioni cinesi

Turbolenze nei prezzi delle materie prime: fino al 2022 carenza di microchip. Ma calano le importazioni cinesi

#Rassegnastampa

TURBOLENZE NEI PREZZI, LE SPINTE DA MATERIE PRIME ED ENERGIA
La maggiore turbolenza la stiamo raccontando da settimane su www.impreseterritorio.org: il rincaro dei prezzi delle materie prime non accenna a diminuire.
«Anzi, secondo dati Confartigianato Imprese ad aprile 2021 i prezzi delle commodities non energetiche salgono del 33,4%, accelerando rispetto al +24% di marzo. Le commodities energetiche superano invece del 9,9% i livelli medi del 2019», si legge sul Quotidiano Energia. I fattori che stanno sostenendo la fiammata dei prezzi delle materie prime sono numerosi: dalla ripresa della produzione mondiale, trainata dai Paesi emergenti e in particolare dalla Cina, alle catene produttive globali che non sono riuscite a riorganizzarsi dopo lo shock Covid-19.  L’offerta rarefatta per alcuni produttori, infatti, si intreccia con difficoltà nella logistica che sta allungando i tempi di consegna delle merci e aumentando i costi di trasporto.
Allora, mancano plastica e carta (indispensabili per la produzione di beni legati anche all’emergenza sanitaria) e aumenta il prezzo del rame (84,4% ad aprile 2021) perché materia prima fondamentale per la transizione green. Il riscaldamento dei prezzi è dettato dal rincaro dell’energia e dagli effetti inflazionistici: nell’area Ocse, l’inflazione è salita al 3,3% rispetto al 2,4% di marzo e in Italia arriviamo ad un +1,3% (livello che non si vedeva da novembre 2018). Inflazione che nel nostro Paese si deve essenzialmente ai prezzi dei beni energetici: +13,8% (ad aprile era a +9,8%). Elettricità e gas segnano un aumento del 12,6%, mentre i carburanti salgono del 16,8%. Negli USA l’inflazione è al 4,2%.

ALLARME IMPRESE: CARENZA DI MICROCHIP FINO AL 2022
Lo scrive il Sole 24 Ore: «La carenza globale di microchip durerà almeno fino a metà del 2022. La previsione arriva dalla Flex di Singapore, terzo produttore mondiale di hi-tech per conto terzi. La mancanza di semiconduttori costringe l’industria automobilistica e il settore dell’elettronica di consumo a rivedere le catene di approvvigionamento». Ad essere colpiti dal rialzo sono domanda e scambi.
Pechino frena però su importazioni ed esportazioni: queste ultime stanno calando perché mancano microchip e perché i trasporti marittimi si sono fatti più complicati e costosi. «Sul fronte dei semiconduttori – prosegue il quotidiano economico – la situazione rimane difficile: ieri, Bosch ha inaugurato un impianto da 1,2 miliardi di dollari a Dresda per realizzare i chip (un tentativo per attenuare la dipendenza europea dall’Asia), e StM assumerà 700-900 addetti a Catania per i microchip di ultima generazione. Intanto a Taiwan, a causa del Covid, la King Yuan Electronics ha rallentato la sua attività nel testare i microprocessori».
La domanda cinese di materie prime, componenti e semilavorati si sta raffreddando. «Una tendenza – commenta il Sole – che se confermata potrebbe alleviare i costi di produzione a livello globale, fermando la vertiginosa spirale di aumenti sul mercato. E’ vero che le importazioni di Pechino il mese scorso sono cresciute del 51,5% su base annua, ma è anche vero che il rialzo dipende soprattutto dai prezzi record delle commodities, in molti casi più che raddoppiati nel giro di dodici mesi». Pechino sta importando meno petrolio, meno rame, meno ferro e meno carbone.