
Gimac Srl
gimac@gimac.com


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Sul finire degli anni Sessanta, l’urlo di protesta dei giovani si alzava forte e chiaro nelle capitali di tutto il mondo: «Fate l’amore, non la guerra!». Alla Gimac di Castronno, l’eco di una società in transizione si avverte senza mezze misure: «Qui le macchine utilizzate un tempo per produrre particolari per il settore della Difesa ora sono al servizio della vita, perché il core business della Gimac sta nel settore medicale». Sta in quelle microtecnologie che hanno fatto la rivoluzione nella cura della persona. E sta, da alcuni anni, anche nell’attenzione che Simone Maccagnan, co-titolare dell’azienda fondata nel 1983 da papà Giorgio, rivolge al mondo del riutilizzo dei materiali da riciclo nell’ambito del design.
LA FESTA E’ FINITA: CI VUOLE RESPONSABILITA’
Parlare di Economia Circolare (d’ora in poi EC) con Simone Maccagnan è qualcosa di normale, perché si parte da «una festa che è durata per più generazioni e che ora sta per finire». La festa di chi non si è mai preoccupato di pensare a quanto le risorse naturali fossero limitate, e di quanti rischi stesse correndo il pianeta Terra di fronte alle mille forme di inquinamento perpetrate dall’uomo. La domanda Maccagnan se la pone: «Con l’Economia Circolare è vero che si inquina meno? Partiamo da un altro fatto: a diminuire sono i consumi di materie prime. Inoltre, l’EC è un modo di condividere un impegno rivolto al futuro ed è una responsabilità nei confronti di tutto e tutti. Pensiamo solo alla modalità riuso-riciclo, in un prossimo futuro, nel mondo del design: sarà massiva».
LA FIDUCIA ALLA BASE DI UNA NUOVA CATENA DEL VALORE
Se una festa finisce è anche possibile ne cominci un’altra facendo leva su una sola parola: fiducia. E’ quella che pronuncia più spesso il giovane imprenditore: «Fiducia tra chi fornisce il materiale “non più utile” e chi lo riutilizza; tra chi lo separa e chi lo ritira; tra chi lo trasforma e chi acquista il prodotto finito. Ogni protagonista della filiera deve conoscere il proprio ruolo e quello che ricoprono gli altri». Ma, secondo Simone, l’EC è anche «uno fra i passi più naturali che possa compiere un imprenditore». La “catena del valore”, alla Gimac, si costruisce attraverso il riciclo della plastica – ritrasformando ad esempio polietilene, polipropilene, Policarbonato, persino Pla (il polilattato di cui sono fatte anche le cialde del caffè e le posate biodegradabili) – nel mondo del design. Seguendo tre fasi: la conoscenza dei materiali (saper ritrasformare un materiale presuppone se ne conoscano storia, vizi e virtù), il design come opportunità di recupero (e immagine di un oggetto funzionale), la tecnologia (come usarla, come disporre del know-how e di tante invenzioni dopo che se ne sono accumulate per così tanto tempo).
LA WILHELM LAMP: IL DESIGN INNOVATIVO NASCE DAL RICICLO DEI POLIMERI
L’ingranaggio principale della catena, quindi, è la fiducia. Da qui le collaborazioni con la LATI di Vedano Olona, che alla Gimac fornisce polimeri da riciclare e che ha messo in contatto proprio l’azienda di Castronno con Tiziano Vudafieri, designer che con Simone Maccagnan ha realizzato la Wilhelm Lamp. Un oggetto complesso fatto in policarbonato riciclato e realizzato con stampa additiva. Dopo essere stata esposta al Museo “Leonardo da Vinci” in occasione della Milano Design Week 2019, e poi a Parigi, nel 2020 la lampada avrebbe dovuto andare all’asta da Christie’s. Condizionale d’obbligo, causa Covid. Ora, l’oggetto è accudito da Rossana Orlandi, guru del design a livello internazionale e creatrice del concetto/movimento “guiltess plastic”.
WABISABI: ANCHE L’IMPERFEZIONE E’ BELLA
“Economia circolare”, nel vocabolario di Simone Maccagnan, si fonde intimamente con la parola giapponese wabisabi, che significa “osservare l’effetto del tempo che passa”. Accettare o, meglio ancora, valorizzare l’imperfezione delle cose. Dunque, per la Gimac, eliminare l’elemento di disgusto dal rifiuto perché «le discariche sono il tesoro del futuro». Da qui il lavoro con realtà come il Gruppo CAP di Milano, «che ci ha contattati per valutare assieme soluzioni utili alla valorizzazione di elementi derivanti dalla depurazione delle acque – commenta Simone Maccagnan -. In gioco abbiamo chiamato anche Davide Crippa del Politecnico di Milano che ha dato il via al progetto “Da cosa nasce cosa”, per realizzare elementi di arredo urbano. Rigorosamente in plastica riciclata».