Tecnica e relazioni umane: nel polo della chimica l'impresa è "ultraleggera"

Tecnica e relazioni umane: nel polo della chimica l'impresa è "ultraleggera"

Poly Chemicals

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Anni Novanta, in volo verso Hong Kong: il ritratto dell’imprenditore secondo i cinesi. Alberto Manenti, classe 1955, su quel volo c’è e legge: “In una pubblicità c’era scritto che l’imprenditore è chef, chauffeur e chief manager. In poche parole, tutto in uno”.

IL MODELLO D’IMPRESA ULTRALEGGERO: TECNICA E RELAZIONI UMANE
E’ da qui che nasce il “modello ultraleggero” d’impresa. Quello dove l’imprenditore fa un po’ tutto, con umiltà, ed è contento di farlo. Sotto questo punto di vista Manenti ha raccolto, dal 1995 – data in cui fonda la Liberty Chemicals – ad oggi, un’esperienza fatta non solo di capacità ma anche di umanità. Lo snodo della sua avventura, cominciata con il socio Riccardo Pagani (e una segretaria part time), è questo: laureato in chimica, Alberto entra nel mondo della ricerca, diventa responsabile marketing e vendite per una grossa società, passa cinque anni in Brasile, assume ruoli manageriali. Ma ad un certo punto qualcosa si spezza: “L’impresa è un mondo di relazioni e mi stavo accorgendo di cose che non mi piacevano”.


SONO LO CHEF DEI PRODOTTI CHIMICI
Così, più di venticinque anni fa nasce la Liberty, impresa che produce ausiliari tessili per i processi industriali di finissaggio e nobilitazione di ogni tessuto e fibra. In pratica, ammorbidenti, detergenti e prodotti per tutti i passaggi di produzione. Si tratta della prima stella di una galassia che negli anni vedrà la costituzione della Poly Chemicals (nata dieci anni fa, produce colle per proteggere l’ordito dalla violenza del telaio e commercializza di inchiostri per la stampa digitale) e poi della Soft Chemicals (prodotti chimici per il trattamento dei tessuti tecnici).
Le tre società sono specializzate in quelli che si definiscono componenti a funzione d’uso, cioè usati per una specifica funzione nei diversi passaggi della preparazione delle fibre: tintura (per l’ugualizzazione e la fissazione dei coloranti), finissaggio (per aumentare le prestazioni dei tessuti in termini di performance, solidità ed effetti) e lavanderia (prodotti con principi attivi ad elevata biodegradabilità, e basso sviluppo di schiuma, per preservare al meglio la qualità degli articoli, lavaggio dopo lavaggio). Come dice Manenti, “noi siamo gli chef delle imprese perché mischiamo gli ingredienti e troviamo il giusto equilibrio”. Chiunque di noi, questa galassia se la porta addosso: su una camicia, un paio di jeans, un golf.

QUANDO IL TECNICO DIVENTA TITOLARE
Un piccolo polo della chimica, tra Arsagio Seprio e Marnate (le sedi delle tre sorelle), nel quale le competenze tecnico-commerciali e il rapporto umano devono essere bilanciate: “Il sogno mio e di Pagani è sempre stato quello di trasformare un tecnico in imprenditore – prosegue Manenti – ed è così che sono nate le tre società. In pratica, abbiamo trasformato alcuni nostri vecchi colleghi in persone ultraprotagoniste e co-titolari. In aziende dove l’unico vero capo è il cliente”.

CUCINA ESPRESSA E SOSTENIBILITA’
Seguendo la metafora del ristorante, in queste imprese la “cucina è espressa, perché riusciamo a soddisfare le richieste dei clienti da un giorno all’altro: il nostro segreto è l’alta rotazione della merce in magazzino”. Un’operazione resa possibile dai trentacinque collaboratori, sparsi nelle tre società, che ricoprono di diversi ruoli di tecnici di laboratorio, tecnici commerciali, produzione, customer care e logistica. Con una particolare attenzione nei confronti della salute dei consumatori e dell’ambiente “perché – ricorda Alberto Manenti – la chimica si è preoccupata in fretta della sostenibilità. A tal punto che oggi molti manufatti tessili sono prodotti grazie al riciclo della plastica”.

IL MONDO SI E’ FERMATO: LO STOP ALLA CINA E GLI AFFARI IN BANGLADESH
Con clienti potenziali in tutto il mondo, l’imprenditore non manca di premiare il Made in Italy: “Come creazione e innovazione siamo al centro del mondo, e il cliente italiano è il migliore”.
Lo dice, Manenti, forte di un’esperienza che lo ha portato ovunque e dopo alcune riflessioni sulla pandemia da Covid 19: “Il mondo si è fermato e gli spostamenti, quelli necessari per trasferire tecnologie e saperi, sono stati limitati. Ma noi avevamo già scelto: in Cina non ci andiamo più perché l’industria manifatturiera è diventata sempre meno interessante. Il nostro punto di riferimento oggi è il Bangladesh perché lì ci sono almeno 5mila aziende verticali (partono dal filato e arrivano al manufatto finito) ma non c’è produzione locale. Poi Portogallo e Spagna, Turchia e Nord Africa. Sempre meno, invece, l’attività in Nord e Centro Europa”.

Nel polo della chimica l'impresa è "ultraleggera"