
#Rassegnastampa
PERCHE’ PAGHIAMO LE TASSE TROPPO ALTE (MA NON TUTTI)
E’ possibile ridurre le tasse sul lavoro e per la classe media? Se riduciamo le tasse chi pagherà il nostro generoso Welfare? Perché uno dovrebbe pagare le tasse per poi non ricevere alcun servizio? Siamo davvero un Paese di “tartassati”? Panorama cerca di dare qualche risposta attraverso i dati delle dichiarazioni dei redditi 2019. Che dicono questo: il grosso del carico fiscale del welfare pesa sul 13% dei contribuenti con redditi da 35mila euro in su. Mentre il 48% della popolazione dichiara di non guadagnare nulla. «Un’efficace riforma tributaria non può ignorare questi squilibri, ma il coraggio politico di redistribuire imposte e “doveri” non si vede», si legge sul magazine.
PIL: L’ITALIA BATTE L’EUROZONA
Tasse a parte, «l’Italia “rimbalza” e si assesta ad una crescita del Pil del 4,1% quest’anno: più del 3,5% indicato da Bankitalia e del 3% atteso dal Fondo monetario internazionale. Migliora invece l’outlook per il 2022, con una crescita del 4%», scrive il Corriere della Sera. Per una volta le stime sull’Italia superano quelle dell’intera Eurozona, per la quale l’Ocse prevede una crescita media del 3,9% quest’anno e del 3,8% nel 2022. L’Italia fa meglio della Germania (+3%), ma non della Francia: aumento del Pil al 5,9%. Ma questo sembra non bastare ancora: «Accelerare la produzione e il lancio dei vaccini è la migliore politica economica disponibile oggi per la stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro».
ISTAT: CRESCE LA FIDUCIA E RIPRENDE L’EXPORT
La crescita economica potrebbe arrivare anche dal «miglioramento della fiducia di imprese e famiglie e dalla ripresa del commercio internazionale». Lo dice l’Istat e lo scrive il Sole 24 Ore: «A gennaio l’export verso i paesi extra-Ue ha fatto +o,4% rispetto al mese precedente e la produzione industriale è aumentata per il secondo mese consecutivo: +1% sul mese. A febbraio, l’indice di fiducia delle imprese segna un recupero soprattutto nel manifatturiero e nelle costruzioni». Si è però in attesa delle «conferme governative sulla proroga del blocco dei licenziamenti e delle garanzie sui crediti alle imprese, provvedimenti che condizionano le aspettative ben più dei blocchi temporanei nel settore dei servizi».
LE TRE DEROGHE AL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI
Lo si legge sul Sole 24 Ore: «Stop ai licenziamenti fino al 30 giugno, ma con tre deroghe». Eccole: resterebbero fuori dal blocco i licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa; nel caso ci sia accordo collettivo aziendale di incentivo all’esodo, che consente di concordare con ogni singolo dipendente una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. In questa ipotesi, i lavoratori escono dall’azienda e beneficiano della Naspi. Terza e ultima deroga: sono possibili i licenziamenti intimati in caso di fallimento quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero nei sia disposta la cessazione.