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Fabrizio Severgnini: «Il futuro sta nei poli aziendali. E io scommetto sui giovani»

Fabrizio Severgnini: «Il futuro sta nei poli aziendali. E io scommetto sui giovani»
Meccanica Besnatese

Spesse volte, a raccontare la storia di un’impresa sono più gli oggetti che appartengono al suo passato che le parole. Accade alla Meccanica Besnatese dove, nella sala riunioni, campeggia ancora quel tecnigrafo appartenuto a Pierino Massimini, classe 1903 e nonno di Fabrizio Severgnini, il titolare. Una storia di ferro e matita, di china e fogli ingialliti, di disegni e corsi serali. In questo caso alla Scuola Tecnica “Correnti C.” a Milano, dove Pierino tracciava linee e curve, si impratichiva con i calcoli, cullava il sogno di un’azienda tutta sua. Che apre ufficialmente nel 1959. Fabrizio Severgnini è la terza generazione della Meccanica Besnatese: «Nell’azienda di mia mamma, Liliana Massimini, ci entra mio padre Fiorentino. E nel 1985 arrivo io con in tasca un diploma di Perito meccanico. Poi mi iscrivo a Ingegneria, frequento per tre anni e lascio perdere: impossibile dedicare lo stesso tempo a studio e impresa».

NUOVI PRODOTTI, E VENTUNO COLLABORATORI, PER AFFRONTARE IL CAMBIAMENTO

Meccanica Besnatese

Specializzata nella realizzazione di piccole serie, prototipazione e pezzi unici in conto terzi - «tutto ciò che ci ha permesso di arrivare fino ad oggi» - la Meccanica Besnatese da circa dieci anni ha portato sul mercato un prodotto tutto suo: le tavole lineari, speciali e girevoli per il mondo dell’automazione. Prodotti di precisione componibili che supportano movimenti secondo le direzioni delle coordinate cartesiane e combinabili per sistemi multi-asse. Ventuno dipendenti – operai specializzati, un ingegnere, tre collaboratori negli uffici – sono il cuore pulsante di questa realtà che, ogni giorno, ha a che fare con «un mondo del lavoro in continuo cambiamento – commenta Fabrizio Severgnini -. Per accontentare i clienti, ogni mese dobbiamo cambiare passo perché Internet impone velocità di esecuzione e risposta attraverso quella globalizzazione che ha spinto all’integrazione di Paesi diversi e lontani. Così, anche alla Meccanica Besnatese si è investito su macchinari più performanti che permettono non solo un’automazione più elevata ma anche una grande integrazione tra uomo e macchina».

INNOVAZIONE E AMBIENTE: GLI INVESTIMENTI CHE NON POSSONO MANCARE

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Sotto questo punto di vista, Industria 4.0 ha aiutato. Ancora Severgnini: «La nostra propensione agli investimenti è molto alta e abbiamo sempre fatto scelte in controtendenza rispetto all’andamento dell’economia. E’ così che abbiamo affrontato l’aumento di commesse subito dopo il periodo pandemico. Grazie agli incentivi 4.0 ci siamo dotati di programmi gestionali e professionali: con la raccolta dei dati in tempo reale siamo poi intervenuti in modo rapido sul costo dei pezzi e sul tempo delle lavorazioni. E per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, tema sul quale tutte le imprese devono essere sensibili, i nostri prodotti di scarto sono sempre registrati e si avviano allo smaltimento. Il truciolo di lavorazione viene invece raccolto e ritirato da società specializzate. Inoltre, ci siamo dotati di impianto fotovoltaico e, a breve, installerò le colonnine per la ricarica delle auto elettriche: l’energia, per i miei collaboratori, sarà del tutto gratuita».

GIOVANI IN AZIENDA: CE NE SONO SEMPRE MENO, MA IO SCOMMETTO SU DI LORO

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La spina nel fianco di Fabrizio Severgnini è, come per molti suoi colleghi, il problema della mancanza di manodopera: «In un anno e mezzo andranno in pensione tre persone. Come sostituirle? Con collaboratori specializzati, ma quelli disponibili sono pochissimi. Poi, non sempre chi cerca lavoro è competente. Per quanto ci riguarda, cerchiamo periti meccanici: il 50%, 70% dei diplomati decide di proseguire gli studi. Il resto, considerata l’assidua ricerca da parte di tutte le imprese, viene subito intercettato e assunto». Alla Meccanica Besnatese si stanno valutando due giovani ragazzi tra i diciotto e diciannove anni, e altri due sono stati inseriti con contratto di apprendistato: «Scommetto sempre sui giovani perché si dimostrano aperti al nostro modo di fare impresa, ma con loro sono chiaro da subito: se non piace ciò che si fa qui, o come si lavora, meglio lasciar perdere. Il lavoro è fatto anche di passione».

L’IDEA: UN POLO DI IMPRESE CON UN UNICO INTERLOCUTORE. LO CHIEDE IL MERCATO

Meccanica Besnatese

La Meccanica Besnatese tra dieci anni? «Sarà ancora qui, probabilmente avrà una dimensione maggiore e sempre più spazio sarà dedicato alla prototipazione – dice ancora il titolare -. Ma nel cassetto ho un sogno che vorrei tanto realizzare: creare un polo di aziende, con un interlocutore unico, che si faccia carico di ogni singola lavorazione. Dal progetto iniziale alla presa in carico della commessa, dalla ricerca dei fornitori specializzati fino alla consegna del prodotto finito, i clienti non dovranno più preoccuparsi di nulla: così si semplifica il lavoro in filiera e si eliminano le perdite di tempo. E’ questo ciò che chiede il mercato». Al quale Fabrizio Severgnini guarda con un’attenzione maniacale: da qui le certificazioni di conformità ENI 9100:2018 e ISO 9001:2015 e la certificazione, che arriverà a breve, della marcatura CE per la “Quasi Macchina”: «Un passo in più per distanziarci dai nostri competitor». Ma il futuro, per il titolare, è fatto anche di altro: «Ogni giorno mi metto in gioco, considero ogni proposta e mi affido all’intuito. Un pizzico di fortuna, però, non deve mai mancare».

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