
Bastasse l’Intelligenza Artificiale, e invece no. L’imprenditore ottiene una maggiore visibilità, acquisisce nuovi clienti e fidelizza quelli che ha già grazie al suo essere unico e, perché no, alla sua libertà di sbagliare.
Paola Signori insegna marketing all’Università di Verona ed è lei ad aprire questo podcast di Imprese e Territorio con una provocazione: chiedere all’Intelligenza Artificiale quali sono gli obiettivi principali che un’impresa può raggiungere con un piano marketing. Sarebbe un peccato svelare la risposta. E’ invece importante mettere l’accento sulla riflessione della docente: «Siamo stanchi di affidarci agli algoritmi per capire cosa fare».
Il “cosa fare” si declina nella sfera del business. E quest’ultimo trova un valido alleato nel marketing. Che sta cambiando, come tutto ciò che ci circonda, perché a cambiare è il mercato e i modi in cui si trovano, e si acquistano, sempre più prodotti o servizi. La proposta degli uni e degli altri è ormai illimitata, ma un cliente perché dovrebbe preferire il nostro prodotto rispetto a quello di un nostro concorrente?
Il marketing serve proprio a questo: a capire di più i propri clienti. Chi sono, cosa fanno e cosa vogliono, come parlano.
Come fare, e con quali risorse, un piano è qualcosa che ancora oggi frena tante imprese. Eppure, e qui la docente si rivolge soprattutto a quelle di piccole e medie dimensioni, «oggi si possono ottenere ottimi risultati anche con un budget ridotto». Ma gli imprenditori provano sempre un certo timore nell’approccio alle analisi di mercato e non si sentono a loro agio quando si accorgono che, a mancare, è una vera strategia.
Rispondere a due domande basilari è fondamentale: da dove si deve iniziare per preparare un buon piano? Cosa fare se si dovesse sbagliare?
Anticipiamo due consigli di Paola Signori: «Innamoratevi del problema e create valore». Ma l’impresa deve anche capire dove e come collocarsi nell’immenso mondo del digitale. Perché ormai le strategie aziendali, nell’ambito del marketing, non possono fare a meno di Facebook, Linkedin, Instagram e – ma questo dovrebbe essere consolidato – da un sito web che aiuti l’impresa a far rimbalzare ciò che e ciò che fa attraverso l’interattività con i suoi clienti.
Eppure, se da un lato non si può prescindere dallo smanettare sui social, dall’altro è bene non mettere in soffitta le buone abitudini di un marketing che, ancora oggi, potrebbe avere i suoi effetti sulla stampa e con la radio. Meglio dire che il maggior risultato si ottiene, come sempre accade, con l’integrazione di tanti strumenti diversi. Compreso il metaverso. Ciò che conta, secondo la docente dell’Università di Verona, è sempre la creatività e l’umanità. E’ per questo che, tra le tante formule che si studiano ai corsi di marketing, a fare la differenza è quella delle “otto M”. Tra le quali, la più importante e la M di “man”. Uomo. Con quelle capacità, e quelle esperienze, che lo possono aiutare a fare tesoro di quello che è veramente il marketing: la creatività al servizio del business.