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La cura è già entrata in azienda

La cura è già entrata in azienda

Nelle province di Varese e Como vivono 119.539 persone con più di ottant'anni. Le Rsa del territorio di Ats Insubria hanno 9.461 posti a contratto. Messe una accanto all'altra, le due cifre dicono che la cura si fa soprattutto a casa. Nel 2025 le cure domiciliari hanno seguito 18.074 persone, mentre le Rsa ne hanno accolte 15.930. Varese, poi, è più anziana della media e ha meno posti: 4,9 ogni 100 over 75, contro i 5,2 della Lombardia e i 6,7 di Como.

Da questi dati del Centro Studi Imprese Territorio è partito l'incontro «Chi si prende cura di noi?», promosso da Confartigianato Imprese Varese il 30 settembre a Materia, a Castronno. Al tavolo c'erano Maurizio Martegani (Federsolidarietà Confcooperative Insubria), Giacomo Licata (Spi Cgil), Carmela Tascone (Patronato Acli Varese) e Martino Villani (Csv Insubria), con Michele Mancino, vicedirettore di VareseNews.

LA CURA È GIÀ IN AZIENDA
Il presidente Paolo Rolandi ha spiegato la scelta partendo dalle persone. «Prima di essere imprenditori siamo anche noi persone. Siamo figli di genitori che invecchiano, abbiamo collaboratori che hanno questo tipo di problemi». La sua sintesi: «L'impresa entra come pezzo del sistema di cura di una comunità». I numeri Inps vanno nella stessa direzione. I dipendenti privati che usano i permessi della legge 104 per un familiare erano 445mila nel 2020 e sono 608mila nel 2024. In una Pmi ogni persona copre un ruolo, e un'assenza che torna ogni mese pesa più che in un grande gruppo.

Il carico non è distribuito in modo uguale. Fra chi lavora e assiste un familiare, il 26,1% delle donne lo fa per almeno venti ore a settimana. Fra gli uomini la quota è del 13,9%. Licata è stato netto: «Il welfare oggi è familiare». E ancora: «Abbiamo un welfare pensato per un'Italia che non esiste più». Tascone ha aggiunto che il peso ricade quasi tutto sulle donne e che il welfare va ripensato.

CHI ASSISTE, E A QUALE PREZZO
In Lombardia colf e badanti regolari sono scese da 164.068 nel 2023 a 156.316 nel 2025. Secondo l'osservatorio del patronato, le assistenti disposte a convivere sono circa la metà. Le italiane sono il 26%, ma lavorano soprattutto come colf e di notte non restano. «Non possiamo pensare di vivere sempre sul fatto che queste persone rinuncino al loro progetto di vita», ha detto Tascone. Per lei bisogna smettere di trattarlo come un lavoro di serie B. I conti delle famiglie, del resto, non tornano. L'indennità di accompagnamento vale 552 euro al mese. Il minimo contrattuale di una badante convivente è di 1.194 euro, senza contributi e tredicesima.

Martegani ha parlato di chi cura per mestiere. Anche gli operatori delle cooperative invecchiano, e chiedono «una dignità nel proprio lavoro», anche economica. Nella programmazione europea in corso all'Italia sono arrivati circa quattordici miliardi. Per la prossima il bilancio Ue è ancora in trattativa, e Martegani prevede che le risorse scendano a sette miliardi. La sua risposta sono reti più operative e il coraggio di sperimentare.

UNA RETE CHE LE FAMIGLIE NON VEDONO
Su un punto relatori e pubblico si sono trovati d'accordo. I servizi esistono, ma chi diventa caregiver da un giorno all'altro non sa da dove cominciare. Una donna in sala ha parlato di «giungla», dove le opportunità si scoprono col passaparola. La sorella di una persona con disabilità grave ha raccontato quante pratiche servono per cambiare una carrozzina.

Villani ha messo in discussione la parola stessa. Di rete si parla da molto tempo, ha osservato, ma oggi il termine giusto è coprogettazione: ognuno deve fare quello che sa fare. Sui giovani ha spiegato che rispondono alle emergenze, mentre vecchiaia e disabilità li attirano meno. Per questo il Csv lavora nelle scuole, con il servizio civile e la leva civica. Per Tascone il pubblico, con risorse scarsissime, fatica a fare da coordinatore. Chi incontra le famiglie ogni giorno può aiutarlo a leggere il bisogno prima che esploda.

La pressione crescerà. Secondo l'Istat, nel 2050 in Italia gli over 75 che vivono soli saranno 4,7 milioni, cioè 1,7 milioni più di oggi. Già adesso il 46% di loro, nell'arco di un mese, non riceve alcun aiuto. Gli strumenti però ci sono. Per il 2025-2027 la Lombardia riceve 494,3 milioni dal Fondo non autosufficienze, e in Ats Insubria sono attive 30 delle 32 Case di comunità previste. Resta da farli conoscere prima dell'emergenza, anche nei luoghi di lavoro. Il percorso a Materia prosegue il 29 ottobre con «Crescere qui», un incontro su adolescenti, scuola e intelligenza artificiale.