Concordato preventivo: un’opportunità per le imprese, ma serve una proroga

Concordato preventivo: un’opportunità per le imprese, ma serve una proroga

Per garantire un’adeguata informazione e analisi delle posizioni fiscali delle imprese, in seguito alle recenti modifiche normative che hanno reso l’istituto del concordato preventivo biennale più vantaggioso, Confartigianato ha richiesto, al Viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo, una proroga del termine per l’adesione, attualmente fissato al 31 ottobre 2024.

Confartigianato ha sempre sostenuto l’importanza di strumenti fiscali che favoriscano la compliance e riducano il carico burocratico per le imprese. Il concordato preventivo, in particolare, rappresenta un cambio di paradigma nel contrasto all’evasione fiscale, offrendo alle aziende l’opportunità di definire anticipatamente il proprio tributo e limitare i controlli ex post.

COSA E' E COSA PREVEDE IL CONCORDATO?
Il Concordato Preventivo Biennale (CPB) è un “accordo” con il Fisco che permette, per un biennio, di pagare le tasse non in base agli effettivi guadagni bensì sulla base di quanto preventivato dall’Agenzia delle Entrate, favorendo così l’adempimento spontaneo degli obblighi dichiarativi. Lo strumento ha preso il via il 15 giugno per il 2024 e il 2025, e permette una generale semplificazione degli adempimenti fiscali ai contribuenti (Partite Iva e piccole e medie imprese) che vi aderiscono.

LE OPPORTUNITA’ PER LE IMPRESE
La Confederazione ha sottolineato che le recenti modifiche introdotte dal decreto correttivo n. 108 del 5 agosto 2024, unitamente alle indicazioni fornite dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate del 17 settembre, hanno reso il concordato preventivo ancora più interessante. Inoltre, il D.L. Omnibus, convertito in legge la scorsa settimana, prevede per coloro che aderiscono la possibilità di accedere a un ravvedimento speciale per gli anni precedenti, offrendo così ulteriori opportunità alle imprese.

LA RICHIESTA DI PROROGA
Tuttavia, Confartigianato ha evidenziato come la scadenza del 31 ottobre non sia sufficiente per garantire un’adeguata valutazione delle singole posizioni fiscali, soprattutto in considerazione delle novità introdotte. Un’analisi approfondita richiede tempo e dialogo tra i contribuenti e le strutture fiscali, che devono rivedere le posizioni alla luce delle nuove disposizioni.
Una proroga del termine, dunque, «è necessaria per permettere alle imprese di valutare con attenzione i vantaggi e le criticità dell’adesione al concordato preventivo. Solo in questo modo si potrà garantire il successo dell’iniziativa e una reale opportunità per le imprese».