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Produttività, sostenibilità e occupazione: tutto si fa con il Welfare

Produttività, sostenibilità e occupazione: tutto si fa con il Welfare

Come aumentare la produttività e i ricavi, migliorare il clima aziendale e il coinvolgimento dei collaboratori nei processi aziendali, incidere sul loro senso di appartenenza, tenersi stretti i giovani talenti, ridurre l’assenteismo e il turnover, guadagnare nuove quote di mercato? Con il Welfare.
Sempre più imprese, piccole e medie, ne sono convinte. A tal punto che gli imprenditori hanno derubricato il Welfare come “costo aggiuntivo” per dirigersi, invece, su curiosità, propositività e sempre maggiore interesse verso un pacchetto di strumenti in grado di fare la differenza nella gestione e nella strategia aziendale. Un mix di azioni che funziona tanto meglio se efficace; snello, agile e flessibile; economicamente sostenibile. Capace di porre al centro il sostegno economico dei dipendenti senza rinunciare all’innovazione, di rispondere alle esigenze organizzative e di rispondere tanto ai bisogni dei lavoratori quanto a quelle dell’impresa.

WELFARE: SEMPRE PIU’ VANTAGGIOSO SE CI SI AFFIDA AD UN PROFESSIONISTA

Welfare Confartigianato

Nella spinta al Welfare, le Pmi hanno maturato negli anni una consapevolezza che a volte trova un ostacolo solo nella “scarsa conoscenza” di questi strumenti: materia complessa e ampia alla quale la Manovra di Bilancio 2024 rivolge un’attenzione particolare, con un focus proprio sulle piccole e medie imprese, grazie alle continue pressioni di Confartigianato Imprese.

Le misure, però, possono essere tradotte in azioni concrete solo rivolgendosi a professionisti che sanno come e dove agire per aiutare gli imprenditori a trarre il massimo vantaggio da una rosa di strumenti che possono comprendere le esenzioni contributive, le detrazioni fiscali, le esenzioni fiscali per i dipendenti, le agevolazioni fiscali per i premi di produttività, i contributi previdenziali agevolati, i crediti di imposta per la formazione. Misure nelle quali rientrano l’assistenza psicologica e sanitaria, i permessi e i congedi extra, i servizi di baby-sitting, le agevolazioni per la mobilità, i buoni pasto e quelli per il tempo libero.
I “costi” che l’imprenditore deve sostenere per il Welfare aziendale sono deducibili totalmente, o in parte. Inoltre, i benefit di natura economica e non, erogati attraverso il Welfare, non compongono parte integrante del reddito dei lavoratori, quindi non sono tassati.

IL PIANO WELFARE AUMENTA LA REPUTAZIONE E L’OCCUPAZIONE
Ma quali sono i primi passi che deve compiere un’azienda?
Partire da un buon Piano Welfare – il suo studio, la sua pianificazione e la sua attuazione – fa la differenza. Anche perché si deve capire, da subito, se inserire queste misure all’interno di un contratto oppure attraverso un regolamento aziendale che lo rende obbligatorio. Esistono, però, anche contratti territoriali, in ambito provinciale, solitamente sottoscritti dalle associazioni datoriali e dalle sigle sindacali ai quali possono aderire le aziende. Le imprese con un Piano Welfare di un livello elevato hanno un maggiore impatto sugli stakeholder (non solo lavoratori ma anche clienti, fornitori, comunità) e contribuiscono in modo più significativo alla crescita dell’occupazione di donne e giovani. Inoltre, crescono più velocemente anche sotto il profilo dei profitti.

PRODUTTIVITA’, SOSTENIBILITA’, DIVERSITA’: TUTTO SI FA CON IL WELFARE
Non bisogna dimenticare che il Welfare aiuta le imprese ad affrontare le sfide quotidiane. Prima, in ordine di tempo e di importanza, la produttività. Che si traduce in flessibilità: un’organizzazione del lavoro non solo incentrata sullo smart working (considerato in termini di tempo e spazio, per migliorare la conciliazione tra lavoro e famiglia) ma sul risultato, sulla fiducia, sulla delega e sulla responsabilizzazione dei propri dipendenti è molto più competitiva. In un mondo che con sempre maggiore determinazione guarda ai principi ESG (Environmental, Social e Governance) non può mancare l’impegno sulla sostenibilità: il Welfare assicura anche una spinta particolarmente solida verso l’attenzione all’ambiente, ai territori e alle comunità. Così come al bisogno di superare le discriminazioni all’interno del luogo di lavoro. Nel quale si devono valorizzare tutte le persone – diverse e con orientamenti diversi – attraverso percorsi anche personalizzati. In sintesi, si parla di clima aziendale e di un luogo che – e qui è sempre più alta la sensibilità verso le nuove generazioni – sia sempre più vivibile e attrattivo. Da un lato, in grado di valorizzare le professionalità (percorsi formativi per la crescita, piani carriera, scatti salariali) e dall’altro di soddisfare i bisogni di ciascuno armonizzando il lavoro con la vita personale. Tutto questo si riassume in una sola parola: benessere.

IL WELFARE NON È UNA “MODA” MA UNA LEVA PER LA CRESCITA
Infine, il Welfare non deve essere considerato come un premio o una tendenza “alla moda”, ma un insieme di misure che hanno come obiettivo quello di valorizzare i propri collaboratori e le loro capacità, di motivarli e di fidelizzarli e di incrementare le performance aziendali. Due, però, sono i punti sui quali si deve concentrare l’imprenditore: ascoltare le esigenze dei suoi collaboratori per poter dare risposte precise e concrete, e comunicare adeguatamente il Piano Welfare. Solo così si potrà assicurare la piena condivisione delle misure da parte di tutti i dipendenti.
Davide Ielmini


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