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Sfruttiamo questa occasione: Varese invecchia, perde terreno e non trova una identità

Sfruttiamo questa occasione: Varese invecchia, perde terreno e non trova una identità

Mobilitare investimenti concreti, non briciole che rischiano di creare illusioni e vanificare gli sforzi. Allineare il sistema formativo alle nuove esigenze del sistema produttivo e dei servizi. Coinvolgere in un percorso di sinergie produttive le grandi aziende del settore affinché le piccole e medie imprese possano trovare l’humus delle commesse.

Il presidente di Confartigianato Imprese Davide Galli chiude con parole tranchant l’evento live “Un nuovo hub della mobilità avanzata: il driver dello sviluppo è la sostenibilità” promosso con The European House – Ambrosetti a conclusione di un percorso avviato nel marzo 2019 con lo studio “La Provincia di Varese – Scenari di futuro”.

Un appuntamento con la mobilità alternativa che Galli considera un punto di partenza, non di arrivo. «Con la prima analisi abbiamo fotografato la situazione, individuato gli elementi di criticità e delineato uno scenario di sviluppo – dice il numero uno di viale Milano – Oggi mettiamo un mattone per costruire un futuro per questo territorio e per plasmare una nuova generazione di imprese, qualcuna da creare ex novo e altre da riorganizzare o da rigenerare nell’ottica della sostenibilità».

Il mattone c’è, e si è scelto di condividerlo con le imprese e gli stakeholder – della provincia di Varese e non solo – affinché si creassero reti di collaborazione nuove, e fondamentali per avviare un processo che «non possiamo circoscrivere al nostro territorio ma che ci proietta in una dimensione extra regionale, che si snoda dall’area metropolitana di Milano e quella di Torino».

L’appello di Galli è al fatto che l’investimento fatto sul principale think tank italiano non finisca nel cassetto dei sogni. «Abbiamo battuto questa strada ben prima dell’era-Covid perché siamo convinti che si debbano esplorare nuove chance produttive e di servizio, anche se in provincia partiamo da un gap di competitività rispetto al triangolo Milano-Torino-Emilia Romagna». Tuttavia «possiamo ritagliarci un’identità specifica, fare da collante tra percorsi diversi e specializzarci in prodotti e servizi ad elevato valore aggiunto». L’auspicio vale per aziende già incamminate sulla direttrice della sostenibilità ma anche per attività che, con il cambio del paradigma della mobilità, dovranno rigenerarsi per fronteggiare la scomparsa di mestieri superati dal tempo.

Numeri alla mano – quelli forniti nello studio presentato da Ceo di The Europeean House Ambrosetti Valerio De Molli e dal partner Lorenzo Tavazzi – la flessione del Pil e del numero di imprese in provincia di Varese «non lascia tempo per la riflessione: dobbiamo mettere mano alle soluzioni, e dobbiamo farlo secondo un percorso di condivisione e di azione» aggiunge Galli, che alza il tiro chiamando in causa Comuni, Provincia, Regione e, soprattutto, grandi player del settore automotive.

«La mobilità sostenibile è la dimostrazione plastica del valore delle filiere: se non se ne costruiscono di solide e interconnesse, viene interrotto il flusso produttivo e si inchioda lo sviluppo. Facciamo attenzione ai passi falsi – è il monito – Con questo studio dimostriamo che i margini per far virare parte della manifattura e dei servizi su uno scenario produttivo nuovo è possibile, ma servono investimenti nella catena del valore e uno sguardo ben puntato sull’evoluzione dei mercati internazionali (si pensi alla fusione Fca – Psa)».

«In questo periodo di grandi transizioni produttive e digitali dovremo abituarci a ragionare da startup, nel senso che sarà necessario ripensare più volte noi stessi e l’essenza delle nostre produzioni: prendiamo questo trend come una delle tante sfide accelerate dall’emergenza Covid – incalza Davide Galli – e facciamo in modo di creare un contesto favorevole a questi processi». Ciò che serve, per Galli, è lapalissiano: un sistema educativo e formativo rapido nell’adeguarsi ai bisogni e infrastrutture efficienti per il trasferimento tecnologico».

«La popolazione degli imprenditori sta invecchiando: dobbiamo ringiovanirla, non solo nel senso anagrafico ma anche sotto il profilo della vocazione, per non ridurre la fascia del benessere ed escludervi per l’ennesima volta i giovani. Il periodo Covid ci pone di fronte a grandi, enormi, responsabilità e non solo nel “qui e ora”. Quando potremo ricominciare a pensare il futuro, sarà tardi per costruirne uno davvero performante».

In conclusione il presidente di Confartigianato Imprese Varese si rivolge alle autorità presenti dalle quali si aspetta una collaborazione che, in seguito alla presentazione dello studio “La Provincia di Varese – Scenari di futuro” non è mancata, anche se «possiamo sempre fare di più e meglio».

«Mi aspetto una reattività di livello alto da un territorio che ha l’ambizione di riconquistare terreno competitivo, invece trovo resistenza alla collaborazione. Bene, senza collaborazione si sappia che finiremo tutti a gambe all’aria. E chi oggi si sente escluso da percorsi di proattività finirà per ritrovarsi per un pugno di macerie economiche e di competenze nelle mani».

L’avviso è lanciato. Le porte della collaborazione sono aperte.

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