Il cambiamento e la sterzata etica nell’incertezza del “post umano”

In questo tempo la complessità non è data dal cambiamento in sé, specialità in cui l'uomo è stato campione indiscusso nella storia, ma nel contesto in cui si inserisce. E quello attuale non ha precedenti. Non è infatti per un esercizio di stile che siano stati istituiti ministeri alla transizione, riconoscendo di fatto la difficoltà oggettiva di questo passaggio

A differenza del recente passato, non c’è nulla di lineare nel futuro che ci aspetta. È come se ci trovassimo ad affrontare una curva di cui non si intravede la fine. Possiamo solo provare a immaginarla perché del punto di approdo sappiamo ancora troppo poco, così poco che più di qualche studioso lo ha definito «un salto antropologico». In un quadro di completa incertezza ci viene chiesto quotidianamente di cambiare ad ogni livello: negli stili di vita, nel lavoro, nel rapporto con le macchine, con l'ambiente e la natura.

Come se fosse una cosa scontata, appunto, un passaggio lineare. Se la soluzione fosse semplicemente quella di scardinare la zona di conforto di ognuno di noi, cambiare sarebbe fin troppo facile. Ma sappiamo bene che non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. E in questo tempo la complessità non è data dal cambiamento in sé, specialità in cui l'uomo è stato campione indiscusso nella storia, ma nel contesto in cui si inserisce. E quello attuale non ha precedenti. Non è infatti per un esercizio di stile che siano stati istituiti ministeri alla transizione, riconoscendo di fatto la difficoltà oggettiva di questo passaggio.
Il cambiamento si inserisce in una fase nuova, definita dagli esperti «post-umano». Questo è il vero problema. Paolo Benanti, frate francescano, teologo, docente di bioetica e autore di numerosi saggi sul tema, spiega questo salto con una domanda: noi esistiamo o funzioniamo? «Quando non c’è più chiarezza su questo punto - dice il teologo - allora vuol dire che siamo nel post-umano».

In questo tempo nuovo, dominato dal digitale, la condizione umana è entrata in competizione con le macchine intelligenti e la linea di confine, un tempo netta, tra chi esiste e chi funziona, tende sempre più a sfumare. Grazie alla potenza di calcolo, gli algoritmi sono entrati prepotentemente nelle nostre vite, riorganizzano la società e influenzano i nostri processi decisionali, compresi quelli che dovrebbero guidarci nell’agognato cambio di passo. La tecnologia è tutt'altro che neutra ed esserne consapevoli è importante per affrontare la curva del nostro futuro. Per decidere di cambiare dunque non basta che l'uomo funzioni, occorre una sterzata etica, esistenziale. Per dirla con le parole di Benanti: «La bellezza dell'esistere chiede di essere detta nell'epoca del funzionale. Questa è la sfida che ci aspetta».

Michele Mancino
Vicedirettore VareseNews

 

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