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Indicazioni Geografiche ‘non food’: opportunità strategica per Pmi e territori

Indicazioni Geografiche ‘non food’: opportunità strategica per Pmi e territori

«Le indicazioni geografiche (Ig) per i prodotti artigianali e industriali rappresentano una leva strategica per valorizzare il sistema produttivo italiano, rafforzare l’identità dei territori e sostenere la competitività delle micro, piccole e medie imprese». Lo ha detto Confartigianato nell’audizione davanti alla Commissione Attività Produttive della Camera, in occasione dell’esame dello schema di decreto legislativo di adeguamento al Regolamento (UE) 2023/2411.

POSITIVA L’INTRODUZIONE DI NORME CHIARE E OMOGENEE
La Confederazione apprezza l’iniziativa del Governo e giudica in modo positivo l’introduzione di un quadro normativo chiaro, e omogeneo, che permette alle imprese di conoscere con certezza le procedure per l’ottenimento e il mantenimento delle indicazioni geografiche “non food”, da sempre sostenute da Confartigianato.

SI POSSONO CANDIDARE PIU’ DI 250 PRODOTTI ITALIANI
Sempre secondo l’Associazione, le Ig per i prodotti artigianali e industriali costituiscono una grande opportunità economica, culturale e turistico-promozionale. Il potenziale è ampio: oltre 250 prodotti italiani risultano candidabili al riconoscimento, in un contesto caratterizzato da più di mille specializzazioni manifatturiere provinciali ad alto valore qualitativo, di design, tradizione e innovazione, che incidono per il 7,9% sul Pil e rappresentano una quota rilevante dell’export delle piccole e medie imprese.

I TRE OBIETTIVI CHIAVE
Le indicazioni geografiche possono contribuire a raggiungere tre obiettivi chiave:

  • Rilanciare sui mercati l’artigianato artistico e tradizionale
  • Favorire la creazione di reti tra imprese e istituzioni locali
  • Rafforzare il legame tra prodotto e territorio, anche in chiave di sviluppo sostenibile e valorizzazione delle aree interne

DISCIPLINARI DI PRODUZIONE: PERCHE’ RIPROPORRE IL CONTRIBUTO PUBBLICO
Confartigianato ha sottolineato l’importanza di riproporre il contributo pubblico per la predisposizione dei disciplinari di produzione, già previsto dal decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dell’11 giugno 2024. Una misura essenziale - dal 1° dicembre 2025 è possibile presentare domanda di registrazione delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali – che permette anche alle realtà più piccole di accedere alla tutela europea e sostenere i costi della consulenza tecnica necessaria.

COSA C’ENTRA IL DPP CON LE INDICAZIONI GEOGRAFICHE NON FOOD?
Il Passaporto Digitale di Prodotto (Dpp) e le Ig non sono la stessa cosa, però possono convivere e rafforzarsi a vicenda. Perché?

  • Le Indicazioni geografiche non food certificano origine, tradizione, qualità e legame territoriale
  • Il Passaporto Digitale di Prodotto (Dpp) europeo nasce per garantire trasparenza lungo la filiera e aggiunge dati su materiali e componenti, impronta ambientale, processi artigianali, certificazioni di sostenibilità, informazioni sulla riparabilità che si possono leggere attraverso un QR Code
  • Inoltre, il Dpp è un’arma contro la contraffazione perché verifica in modo immediato l’autenticità del prodotto e protegge il Know-how locale

Sono due strumenti diversi, ma entrambi rispondono a tutti quei consumatori che chiedono informazioni verificabili sui prodotti. Infatti, il Dpp può essere considerato un "contenitore" tecnologico che certifica, e comunica, al consumatore anche l'Indicazione geografica del prodotto.