
IN UN ANNO L’ITALIA CRESCE DEL 17,3%. E FA MEGLIO DI USA, GERMANIA E FRANCIA
Lo scrive il Corriere della Sera: “L’economia italiana archivia il secondo trimestre con una crescita del 2,7% rispetto al trimestre precedente e con un balzo del 17,3% in confronto al medesimo periodo dello scorso anno”. Dopo il Regno Unito, il Belpaese registra la crescita economica più marcata tra i Paesi dell’Ocse: la Germania fa +1,6% e la Francia +0,9%. L’Italia supera anche gli Stati Uniti, che nel periodo aprile-giugno segnano un +1,6%. A sostenere il balzo del Pil sono consumi e investimenti: i primi in aumento, rispetto al primo trimestre, del 3,4% mentre i secondi con un’impennata del 2,4%. Le preoccupazioni, però, non mancano. Anche in Italia accelera il costo della vita: +0,5% su base mensile e +2,1% su base annua. Non accadeva dal 2013. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona crescono dello 0,8% dalla variazione tendenziale nulla di luglio.
LA CRESCITA SOTTO IL PESO DELL’INFLAZIONE: ARRIVA IL CAROVITA D’AUTUNNO
Nei prossimi mesi, in Italia l’inflazione potrebbe registrare un’accelerazione. Ne scrive Panorama: “A spingere il carovita in Europa e America è il rimbalzo delle economie che si scontra con le difficoltà nella fornitura di materie prime a livello mondiale”. E l’inflazione dilaga: nel mese di luglio, in Germania, è salita al 3,1% mentre in America al 5,4%. Nella zona euro fa +2,2%. Le cause che la muovono sono tante: il prezzo del gas che è raddoppiato rispetto la scorsa primavera (e aumenterà del 15% dal 1° ottobre), la scarsità di materie prime che travolgono anche il mercato dell’auto (il ritocco all’insù dei listini fino al 5%), il costo degli immobili salito fino al 9,4%, il debito pubblico italiano da tenere sotto controllo. Ma l’Italia teme che quel 2% di inflazione, che già danneggia i consumatori e non piace agli investitori, fra pochi mesi possa aumentare di due o tre volte. Siamo sicuri che l’aumento dell’inflazione sia così dannoso? Marco Ercole Oriani, professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università Cattolica di Milano, la pensa diversamente: https://www.impreseterritorio.org/it/approfondimenti/inflazione-la-nostra-inchiesta-ecco-perche-deve-arrivare-al-2-5-anche-per-il-bene-delle-pmi.html
DALLE FIERE AL CATERING, ECCO I BONUS PER LE IMPRESE ANCORA FERME
Non solo discoteche. Il “Fondo per il sostegno delle attività economiche”, previsto dal Dl Sostegni Bis e rivolto a tutte

quelle attività colpite dall’ultimo round di chiusure a causa del Covid, riguarda anche chi gestisce catering per eventi e banqueting, chi organizza convegni e fiere, chi gestisce piscine e palestre, chi gestisce i servizi dei centri per il benessere fisico e chi organizza feste e cerimonie. “Per le discoteche, sale da ballo e simili – scrive il Sole 24 Ore – il contributo massimo può raggiungere i 25mila euro”. Per le altre attività, l’aiuto varia in base ai ricavi certificati nell’anno 2019: “Tremila euro fino ai 400mila euro; 7.500 euro per ricavi superiori ai 400mila e fino a un milione; 12mila euro per ricavi superiori a un milione. Per chi non aveva redditi nel 2019 sarà previsto il contributo minimo di 3mila euro”. Per poter beneficiare dell’aiuto – il Fondo mette a disposizione 140 milioni di euro – le attività devono avere registrato, tra il 1° gennaio 2021 e il 25 luglio scorso, “una chiusura per un periodo complessivo di almeno cento giorni”.
COLONNINE ELETTRICHE: VIA AI CONTRIBUTI PER LE IMPRESE
Un Fondo di 90 milioni di euro per l’acquisto e la messa in opera delle infrastrutture di ricarica, per sostenere i costi della connessione alla rete elettrica, le spese di progettazione, di direzione lavori, sicurezza e collaudo. Le colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, però, dovranno essere nuove e avere una potenza nominale di almeno 7,4 kilowatt (32 ampere per ogni singola fase). Si legge sul Sole 24 Ore che “l’80% del Fondo sarà destinato alle imprese per l’acquisto e l’installazione di infrastrutture d ricarica sotto i 375mila euro e il 10% per quelle di valore superiore. Il restante 10% andrà ai professionisti”. Per accedere al contributo, le imprese non dovranno trovarsi in difficoltà economica e dovranno essere in regola con gli adempimenti fiscali. Escluse dall’agevolazione le aziende che hanno già usufruito di altri contributi pubblici su questo versante, così come quelle che si trovano in stato di fallimento o che navigano in cattive acque.