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Ci assume e chi no, gli Its e il modello Olanda, il maxi piano per i Neet: le imprese vanno a caccia di giovani

Ci assume e chi no, gli Its e il modello Olanda, il maxi piano per i Neet: le imprese vanno a caccia di giovani

MAXI PIANO PER I NEET SENZA LAVORO NE’ FORMAZIONE
Un piano straordinario con Garanzia Giovani rinforzata, l’attuazione di Sportelli Giovani nei Centri per l’impiego, un supporto formativo con il sito GIOVANI230, programmi europei gestiti dall’Agenzia nazionale per i giovani (Ang) e la Garanzia occupabilità dei lavoratori “che vede i Neet tra i beneficiari dei propri servizi e finanziamenti”, scrive La Discussione. Infatti, con gli effetti del lockdown sul mercato del lavoro il numero dei Neet – giovani che non studiano e non lavorano – è aumentato. E il mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro, si fa ancora più sentire. Qualche dato: “Gli inattivi under 30, nel 2020, erano 1 milione e 412mila dell’intera popolazione giovanile. Saliti di 146mila unità (+11,6%) rispetto al 2019”. I Neet disoccupati da 12 mesi o più sono 305mila: nel Mezzogiorno, il 55,1% dei Neet disoccupati lo è da almeno 12 mesi; 40,3% nel Centro e 30% nel Nord. La maggioranza di questi giovani –1 milione e 313mila – è senza esperienze di lavoro. E tra i Neet senza esperienze, “più di sei su 10 hanno conseguito il titolo di studio da almeno 3 anni. Si arriva all’87,3% tra chi ha al più un titolo secondario inferiore. Il 53,7%, invece, ha un diploma e il 18,8% un titolo terziario”.

OCCUPAZIONE: CHI ASSUME E CHI NO

Giovani

La ripresa è a due velocità, perché ci sono comparti che con la pandemia hanno perso e perdono potenziale occupazionale e altri, invece, che reggono. Si legge sul Sole 24 Ore che “secondo i dati del ministero del Lavoro e della Banca d’Italia, nel 2021 sono stati creati 597mila nuovi posti di lavoro. Prevalgono i contratti a termine (363mila nuovi posti); saldo positivo anche per i contratti a tempo indeterminato (+277mila) e segno meno, invece, per l’apprendistato (perde 43mila posti)”. Secondo l’Inps, se si confrontano i dati di settembre 2021 con quelli dello stesso mese del 2019 “il maggior contributo alla crescita arriva dalle costruzioni (+150mila posti di lavoro)”. Saldo positivo anche per il terziario professionale (+107mila e il commercio (+91.500). Segno negativo, invece, per alberghi e ristorazione (-73mila posti a tempo indeterminato). Il tessile-abbigliamento-calzature lascia sul terreno 12mila posti; finanza e assicurazioni ne perdono 10mila; le attività di intrattenimento e culturali sono a -3.500.

BORSE DI STUDIO E PIU’ PESO ALLE IMPRESE NEI NUOVI ITS
Per ovviare al mancato incontro (mismatch) tra domanda e offerta di lavoro, il governo

ITS

punta sugli Istituti Tecnici Superiori (Its). Ecco come: “La docenza dovrà arrivare per almeno il 60% del monte ore complessivo dal mondo del lavoro (imprese). Stage e tirocini aziendali dovranno rappresentare almeno il 35% della durata del percorso e questi potranno essere svolti anche all’estero e sostenuti da borse di studio”, scrive il Sole 24 Ore. I nuovi fondi del Pnrr (1,5 miliardi nei prossimi 5 anni) serviranno per incrementare il numero dei percorsi formativi. La riforma degli ITS assume “una connotazione più solida con gli Its Academy, che richiameranno il ruolo dei centri di innovazione e di ricerca delle aziende e saranno il fiore all’occhiello formativo nelle aree tecnologiche più rilevanti per la manifattura Made in Italy”. Gli Istituti garantiscono un tasso di occupazione medio post diploma di oltre l’80% e “nella legge quadro viene confermata la quota premiale di risorse al 30% calcolata su numero di diplomati e tasso di occupazione coerente con il percorso svolto dal ragazzo”. Si apre, poi, agli Its multiregionali e multisettoriali.

IL MODELLO OLANDA POTREBBE DARCI UNA MANO

Olanda

“L’Olanda ha fatto dell’istruzione professionale superiore il proprio punto di forza: adottando l’inglese su larga scala, e promuovendo ovunque i propri atenei, attrae giovani talenti Stem (Science, Technology, Engineering, Mathematics) da tutto il mondo. Questi possono frequentare un percorso accademico “classico” (13 università di ricerca simili a quelle italiane), oppure in quello delle 41 università di Scienze Applicate simili a quelle tedesche o ai nostri Its”, si legge sul Sole 24 Ore. Ma qui c’è una differenza: migliaia di corsi sono tenuti in lingua inglese e le discipline sono le più disparate. Inoltre, la sinergia con il mondo delle imprese è fondamentale: obbligatori due stage da sei mesi l’uno. La didattica si basa sul “problem based learning”: classi di dimensioni ridotte (20-25 allievi), esercitazioni pratiche per risolvere problemi reali, tanto lavoro di gruppo, stage obbligatori e uno sbocco professionale. Infatti, nei Paesi Bassi il tasso di disoccupazione giovanile è del 6,1%, mentre in Italia raggiunge il 28%.