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Costruzioni e manifattura motore dell'Italia: si punta su Industria 4.0 e bonus. Ma manca la manodopera

Costruzioni e manifattura motore dell'Italia: si punta su Industria 4.0 e bonus. Ma manca la manodopera

ECCO PERCHE’ SERVONO I BONUS EDILIZIA
Il futuro dei bonus in edilizia non è stato ancora scritto dal governo, “ma questa assenza di chiarezza danneggia gravemente le imprese che non possono programmare i lavori e sono costrette a rinunciarci o a concentrarli in spazio di tempo ristrettissimi. Per di più, in una fase in cui è già difficile trovare materie prime come, per esempio, l’acciaio per i ponteggi”, si legge sul Sole 24 Ore. Il problema è che le imprese non sanno se fra due mesi e mezzo si potrà ancora beneficiare delle agevolazioni attuali: in discussione non c’è solo il Superbonus al 110% (prorogato per il 2022) ma anche il bonus facciate, che scade il 31 dicembre 2021. Eppure, scrive il Quotidiano Energia, “gli interventi sul parco edilizio, sostenuti proprio dagli incentivi fiscali, sono essenziali per la transizione ecologica: il 65% delle abitazioni italiane è stato costruito prima del 1976. Infine, si ricorda che i bonus edilizi rispettano le priorità per gli interventi della manovra di bilancio indicate dal governo: sostegno per la crescita, l’occupazione e la produttività”. Ed è proprio la crescita economica indotta dagli incentivi fiscali a legarsi all’aumento della produttività: dal 2015 al 2020, il valore aggiunto per ora lavorata nelle costruzioni sale del 6,1% a fronte di un +1,3% della media Ue a 27. Ma le detrazioni hanno un effetto positivo anche sulle imprese della filiera Casa: edilizia, installazione di impianti e altri lavori specializzati nelle costruzioni, produzione di manufatti per l’edilizia, studi professionali di ingegneria e architettura. Dunque, è fondamentale che il governo confermi subito le agevolazioni fino al 2023 così come sono, “per poi discutere per tempo cosa lasciare e cosa togliere dal 2024”.

NUOVO RECORD PER INDUSTRIA 4.0: IL COVID NON FERA L’HI-TECH
Lo dicono i dati dell’Osservatorio Transizione Industria 4.0 della School of Management del

Industria 4.0

Politecnico di Milano: nel 2020, il mercato italiano dell’Industria 4.0 (I4.0 ha raggiunto un valore di 4,1 miliardi di euro, un progresso dell’8%. Nel 75% delle imprese manifatturiere c’è almeno un progetto attivato. Inoltre, “le applicazioni di I4.0 utilizzate dalle imprese manifatturiere – si legge sul Sole 24 Ore – sono ora 1.400, il 28% in più rispetto al 2019. E questo perché la digitalizzazione ha portato alla trasformazione dei modelli di business e ad un approccio diverso al cliente fatto di remotizzazione, flessibilità e servitizzazione”. Ad oggi, gli investimenti maggiori della manifattura si concentrano in progetti di “connettività e acquisizione di dati, che valgono 2,4 miliardi di euro e il 60% della spesa. Nei prossimi sei mesi, le esigenze più sentite dagli imprenditori riguardano sgravi fiscali sugli operatori di fabbrica per abbassare il costo del lavoro (55%) e incentivi per l’assunzione di personale (41%)”.  Nei prossimi due anni, invece, le aziende punteranno “al rilancio di forme di iper e super ammortamento su beni strumentali. Il 39% auspica incentivi diversi da quelli in vigore per investimenti in beni immateriali, come software e piattaforme per la system integration”.

INDUSTRIA IN CERCA DI MANODOPERA

Manifattura

Si legge sul Sole 24 ore che “dopo due mesi di crescita, ad agosto la produzione accusa una lieve flessione (-0,2% su luglio), ma l’indice è superiore dell’1,5% rispetto al periodo per Covid. Tra le imprese manifatturiere, però, cresce la difficoltà a reperire manodopera”. Lo comunica l’Istat: “Nel secondo trimestre le imprese hanno evidenziato come, tra i motivi di ostacolo alla produzione, siano in crescita le segnalazioni di scarsità di manodopera che si associano all’aumento dei giudizi di insufficienza di impianti e/o materiali. Infatti, per il 2020 e il primo trimestre del 2021 la scarsità di manodopera è stata inferiore all’1,5%; nel secondo trimestre 2021 ha superato il 3,5%, mentre crescono anche i posti vacanti”. Insomma, la fiducia delle famiglie ha raggiunto il valore più elevato dall’inizio della serie storica, mentre la fiducia delle aziende mostra progressi accentuati nei servizi di mercato e, in particolare, nel turismo. La ripresa de ritmi produttivi e dei consumi continua ad associarsi a un generale miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, ma il mismatch tra domanda e offerta continua ad essere un problema.