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Cresce l’occupazione giovanile: in tre anni +462 mila under 35. Ma c’è un paradosso

Cresce l’occupazione giovanile: in tre anni +462 mila under 35. Ma c’è un paradosso

La quota più alta di dipendenti giovani si trova nelle piccole e medie imprese: il 19,6% di under 30, il 4,7% in più rispetto alle grandi imprese con almeno 50 addetti, si registra nelle realtà fino a 49 addetti. Il 21,2%, invece, è nelle microimprese dove gli addetti non superano i nove.

TASSO DI OCCUPAZIONE AL 45,3%
Il mercato del lavoro cresce, e a dirlo è proprio l’occupazione di coloro che hanno fino a 34 anni: +0,9% su base annua nel mese di gennaio 2025. Il dato porta il tasso di occupazione al 45,3% contro un tasso di inattività degli under 35 che scende di un punto percentuale. Il paradosso sul quale, però, si è sempre concentrato Confartigianato resiste: la carenza di manodopera si associa ad una elevata quota di giovani che non si offrono sul mercato del lavoro.

IL DINAMISMO NEL TRIENNIO 2021-2024: LA LOMBARDIA NELLA TOP FIVE
Dinamismo è la parola che più di tutte caratterizza l’andamento occupazionale tra il 2021 e il 2024: in questo triennio, nonostante le tensioni geopolitiche, l’aumento delle commodities energetiche e la stretta monetaria, gli occupati under 35 sono aumentati di 462mila unità. Un incremento del 9,4% e, addirittura, migliore di quel +6,1%% del totale di occupati registrato 15 anni fa. Una crescita robusta e diffusa si trova in Sicilia (17,8%), Toscana (14,1%), Emilia-Romagna (11,2%), Lombardia (11%) e Puglia (10,6%). In Sicilia, Lombardia, Puglia, Piemonte e Campania la dinamica dell’occupazione delle donne under 35 è addirittura maggiore di quella degli occupati uomini under 35. La crescita dell’occupazione giovanile più robusta si registra nel Centro (10,9%) e nel Nord-Ovest (10,6%).

PIU’ DI 4 MILIONI DI GIOVANI SONO ATTRATTI DALLE PMI
Le imprese continuano a svolgere un ruolo economico e sociale di primaria importanza. A dirlo è Confartigianato: nel 2024, sono nate 83.586 imprese artigiane, con una media di 321 nuove aziende al giorno. Nelle piccole imprese, il 21,2% dei dipendenti ha meno di 30 anni, rispetto al 14,9% nelle medie e grandi imprese. Inoltre, le imprese artigiane ospitano 121.477 apprendisti, pari al 20,6% del totale, contribuendo significativamente alla formazione professionale. Oltre 4 milioni di giovani sotto i 35 anni (il 39,3% di questa fascia d’età) sono attratti dalla piccola e media imprese per le sue caratteristiche di sostenibilità sociale, economica e ambientale e per la sua capacità di unire tradizione e innovazione. Senza dubbio un segnale positivo che stimola ancora più gli imprenditori ad aprire le porte delle loro aziende ai giovani, per fargli conoscere le reali opportunità offerte da questo mondo produttivo.

IL “GRANDE SPRECO”: INATTIVO QUASI UN QUARTO DI GIOVANI TRA 25 E 34 ANNI
Però, se negli ultimi anni si osserva un incremento significativo dell’occupazione giovanile in Italia, con tassi superiori alla media europea, dall’altro il nostro Paese deve affrontare il problema di un enorme potenziale di capitale umano sprecato: nel secondo trimestre 2024, quello che Confartigianato definisce il “grande spreco” era composto da 1 milione 495mila giovani inattivi tra i 25 e i 34 anni. Questo fenomeno si associa al difficile reperimento del personale, acuito dalla crisi demografica e dalla fuga dei cervelli: un problema, paradossale, che richiede al più presto adeguate politiche del lavoro.

INATTIVI: ITALIA MAGLIA NERA IN EUROPA
I giovani inattivi rappresentano il 24,2% della relativa popolazione, una quota di 10,1 punti sopra alla media europea del 14,1%. L’Italia è al primo posto in UE a 27 non solo per numero ma anche per peso dei giovani inattivi, con una quota quasi doppia di quella degli altri maggiori paesi europei: la Germania registra il 12,5%, la Spagna il 13,5% e la Francia il 12%.