Webinar, chi fa il check up all'azienda va all'estero più sicuro: ne parliamo il 26 gennaio

Webinar, chi fa il check up all'azienda va all'estero più sicuro: ne parliamo il 26 gennaio
Webinar resilienza estero

Andare all’estero in sicurezza, consapevoli che oltreconfine i rischi ci sono ma esistono anche gli strumenti per prevenirli e affrontarli. Potere della resilienza, e del rating, stando alle autorevoli parole di Jacek Marczyk che mercoledì 26 gennaio sarà tra i relatori del webinar “La resilienza e come valutare lo stato di salute di un’azienda che opera nei mercati esteri” promosso dall’IBS (International Business Staff) di Artser.

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Un’occasione per fare i conti con un fattore apparentemente ovvio, che però ovvio non è: il dietologo al quale ci affidiamo per dimagrire non potrà farlo se non, prima, pesandoci e, in seguito, controllando periodicamente la nostra bilancia. Lo stesso vale per le imprese, che devono farsi un bel check up prima di mettere in campo un’azione di internazionalizzazione realmente efficace e performante. E per affrontare la nuova avventura con un tasso di resilienza misurato e certificato.

Parolone, resilienza, usato e forse abusato, ma non certo nel ragionamento di Marchyk, autore di numerosi testi su stocastica, simulazione e gestione della complessità, e promotore della teoria della complessità quantitativa, di metodologie di gestione della complessità quantitativa (QCM) e di una nuova teoria del rischio e del rating basata sulla complessità.

«La resilienza cos’è? La resilienza equivale allo stato di salute di un’azienda e alla sua capacità di far fronte a choc o a eventi stabilizzanti, interni o esterni ad essa, e sta alla base della sostenibilità, un termine invocato oggi come soluzione di tutti i problemi ma assolutamente vuoto se non viene misurato».

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Questo è il punto: calcolare, controllare, valutare. Pesare, per tornare all’esempio dietologico. Quando un’azienda lo fa, arriva preparata e consapevole all’appuntamento con qualsiasi inconveniente, anche quelli di chi sceglie di rivolgersi all’estero e deve fare i conti non solo con clienti e fornitori, ma anche con variabili come l’ottovolante del costo delle materie prime e dei cambi valutari, oppure con fattori macro economici di vario spessore. Un esempio è la disoccupazione come fattore di rischio per chi opera nel turismo, essendo ben noto il fatto che restare senza lavoro significa dover rinunciare alle ferie: «Questo è il tipico parametro esogeno» ammette il professore, che entra nel merito: «È bene che le aziende operino su sé stesse un self-rating (con la metodologia che Marchyk illustrerà nel corso del webinar) aggiungendo ai valori di bilancio anche i parametri macro economici del Paese scelto per le esportazioni».

Semplice, chiaro e, soprattutto, opportuno. «L’azienda che non si fa fare il rating, o non applica un self rating, rischia di non individuare per tempo fragilità nascoste che poi creano problemi». Il fatto è questo: il fondatore di un’impresa di piccole o piccolissime dimensioni riesce in genere a controllare tutto e ad avere sempre il quadro completo della situazione. Da un certo livello di grandezza in su, le opinioni non bastano più, né è più possibile fare da soli, serve la scienza. «Quindi bisogna agire con parametri che abbiano valore e misurino l’evidenza».

Il sistema ideato dal professor Marchyk è online ed è nato dalle autoanalisi oggi possibili in molte farmacie: «Si tratta di analisi che costano pochissimo, che sono molto veloci e che danno indicazioni estremamente importanti. Da qui ho pensato che un’azienda potesse farsi un’autoanalisi e, in caso di criticità, rivolgersi ai consulenti per risolvere i propri problemi».

Ciò che il fondatore di Ontonix ha in mente per il sistema economico lo applicherebbe (o meglio, lo ha applicato) anche al sistema Paese. «Cito l’esempio del Pnrr che ha l’obiettivo di rendere il nostro Paese resiliente con oltre 200 miliardi di euro provenienti perlopiù dall’Europa. Ma sappiamo quanto siamo resilienti oggi? Io credo che nel nostro Piano manchi la dimensione quantitativa e questo è l’errore che commettono in molti, quando credono che basti invocare un po’ di energia pulita per diventare più resilienti (dal nome del Pnrr, piano di ripresa e resilienza, appunto). Ma non è detto, ci sono energie verdi molto inquinanti».

Per ovviare al problema, Marchyk ha scritto un Pnrr più qualitativo, partendo da una considerazione: «Un Paese moderno si compone di infrastrutture critiche come la rete autostradale, quella per la distribuzione dell’energia, quelle ferroviaria e aerea, quella per il trasporto di cibo e medicinali e così via. Si tratta di infrastrutture che costituiscono un enorme sistema che tiene a galla l’Italia». Marchyk misurerebbe la resilienza di queste grandi opere, non solo fisiche, combinandola alla misurazione del sistema economico-finanziario per partire da un quadro chiaro e destinare i quattrini in arrivo dall’Europa a risolvere le reali fragilità individuate.

Insomma, parola d’ordine: analizzare, per partire con il piede giusto. Anche per attraversare il confine.

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