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I tempi della giustizia civile: l’Italia divisa in due scommette sul Pnrr

I tempi della giustizia civile: l’Italia divisa in due scommette sul Pnrr

Quasi due anni e mezzo a Vibo Valentia e 132 giorni a Gorizia: i tempi della giustizia civile dividono l’Italia in due. C’è chi va a rilento, come una lumaca, e chi tenta uno scatto. Anche se ancora timido. Lo segnala Confartigianato Imprese in un rapporto in cui emergono forti differenze nella performance dei Tribunali.

DAI 132 GIORNI DI GORIZIA AI 773 DI VENEZIA
Se a livello nazionale la media del disposition time (che mette in relazione i procedimenti pendenti a fine anno con quelli definiti durante l’anno stesso) è di 364 giorni, le cose vanno diversamente lungo la Penisola. Tra i 140 Tribunali, le performance migliori si registrano nella già citata Gorizia e, poi, a Vercelli (151 giorni), Biella (161), Udine (166), Chieti (179), Parma (180) e Verona (200 giorni). Al limite dell’assurdo, invece, le lungaggini di Vibo Valentia, Venezia (773), Vallo della Lucania (726, Lanusei (694), Trieste (637), Cagliari (624) e Lamezia Terme (601).

AL TOP LA VALLE D’AOSTA. MAGLIA NERA, LA SARDEGNA
Se dalle province ci si posta nelle regioni, nulla cambia negli squilibri della giustizia: le prime cinque posizioni della classifica vedono la Valle d’Aosta con 239 giorni, il Piemonte (248), l’Emilia-Romagna (268), la Toscana (271) e il Trentino-Alto Adige (275 giorni).
Maglia nera è la Sardegna con una media di 535 giorni.
L’Italia divisa in due, per l’appunto. Con i 308 giorni del Centro-Nord, il 15,4% in meno rispetto alla media nazionale, contro i 443 del Mezzogiorno (21,7% in più).

LAVORO PRIVATO: TEMPI LUNGHI, MA NON IN LOMBARDIA
Ad aumentare sono i tempi della giustizia civile in materia di lavoro privato: vertenze, licenziamenti contestati e differenze retributive si traducono in procedimenti su lavoro dipendente da privato, lavoro parasubordinato e licenziamento individuale/collettivo. Qui, il disposition time medio a livello nazionale sale a 401 giorni. I tribunali più efficienti sono quelli di Vasto, con appena 109 giorni, Chieti con 137, Gorizia con 146 e Siena con 161 giorni. Di contro, si toccano addirittura i 1.420 giorni a Sulmona, seguita da Lanusei (1.162), L’Aquila (1.124), Caltanissetta (1.094), Lagonegro (1.029) e Isernia (987).
A livello regionale, le migliori performance si registrano in Valle d’Aosta con 238 giorni, Lombardia con 240 giorni, Trentino-Alto Adige con 246 giorni, Emilia-Romagna con 255 giorni e Piemonte con 279 giorni.

LAVORO PRIVATO: LE REGIONI CON LE MAGGIORI CRITICITA’
La bussola si dirige nuovamente nel Mezzogiorno con i 933 giorni della Basilicata, i 662 della Sardegna, i 607 del Molise, i 569 della Sicilia e i 564 della Calabria. Anche in questo caso il divario territoriale è netto: nel Centro-Nord i procedimenti di lavoro sono più celeri con una media di 321 giorni, contro i 513 giorni del Mezzogiorno.

COSA CHIEDE CONFARTIGIANATO
I tempi lunghi della giustizia civile rappresentano un freno allo sviluppo, soprattutto per le piccole imprese. Per loro, sostenere contenziosi prolungati e l’incertezza sulla durata delle decisioni giudiziarie vuol dire rinunciare a investimenti, occupazione e crescita. Ed è per questo che Confartigianato chiede che:

  • La riduzione dei tempi della giustizia civile torni a essere una priorità dell’agenda economica
  • Vengano rafforzati gli organici, l’organizzazione e gli incentivi negli uffici giudiziari
  • Si intervenga sulle cause strutturali dell’arretrato

IL PNRR E GLI IMPEGNI CON L’EUROPA
La partita del Pnrr si gioca, però, sul campo europeo con l’obiettivo – da parte dell’Italia – di ridurre i tempi della giustizia civile, rispetto al 2019, entro la scadenza di metà 2026. E qui pesa il confronto con gli altri Paesi Ue: molti hanno già accorciato i tempi dei procedimenti civili e commerciali, mentre l’Italia arranca ancora perché non riesce a ridurre le sacche di lentezza cronica.

I problemi? Pochi giudici e troppi avvocati, le più alte spese legali in rapporto al valore delle cause, tempi per concludere in via definitiva un procedimento all’ultimo grado di giudizio come nessun altro. L’Italia, infatti, è tra i Paesi Ue più lenti per le sentenze di secondo (700 giorni) e terzo grado (1000 giorni), e i miglioramenti nella giustizia civile e commerciale restano sopra la media UE. Inoltre, il nostro sistema gestisce un numero elevato di processi pendenti e questo non permette di smaltire il contenzioso in tempi ragionevoli per imprese e cittadini.

In sintesi, serve un sistema giudiziario rapido ed efficiente che sappia garantire la competitività e non vanificare gli sforzi di rilancio previsti dal Pnrr, soprattutto nei territori e nei settori produttivi più fragili.