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Il 2025 delle imprese: manifattura instabile e tassi di interesse troppo altri

Il 2025 delle imprese: manifattura instabile e tassi di interesse troppo altri

Quanti segni meno ci sono nel bilancio di fine 2025? Qualcuno di troppo, ma uno in particolare: la ripresa della manifattura è lenta. Troppo se si considera un mondo che apre sempre nuove sfide immerse nel caos della geopolitica. E sono sfide che richiedono coraggio e determinazione. Sono due poli nei quali si muovono le imprese di oggi: il coraggio di andare avanti nonostante i freni di un costo del denaro ancora alto, di esportazioni che non decollano, di un’occupazione che cresce, ma rischia di rallentare perché l’incertezza porta alla sfiducia. Eppure, gli investimenti totali sono aumentati – è questa la determinazione - grazie al dinamismo degli investimenti in macchinari e agli interventi del Pnrr.
Alti e bassi di un’economia sulla quale pesa ancora un grosso punto interrogativo: le decisioni di politica monetaria del Consiglio della Bce.

MANIFATTURIERO ANCORA INSTABILE
La ripresa tarda ad arrivare e, dopo l’illusione dell’indice di agosto (+2,7%), nei primi dieci mesi del 2025 la flessione è stata dell’1%. La boa di salvataggio dell’export non regge perché quel +0,5% non è sufficiente per dare la giusta fiammata al Made in Italy. Lo zampino dei dazi trumpiani al 15% lascia il segno: le esportazioni negli Usa, se non si considera il farmaceutico, sono tutte negative. Dal -9,5% del Piemonte al -8,3% dell’Emilia-Romagna. La Cina punta al podio: i dazi americani hanno alimentato l’aggressività dei prodotti del Dragone. L’import di beni Made in China è salito del 26,8%.

LA RIPRESA DEGLI INVESTIMENTI
La parola che fa la differenza: investimenti. Che sono in netta ripresa tra il 5,1% del terzo trimestre 2025 e un’ulteriore crescita del 3,2% nel secondo trimestre. L’accumulazione di capitale, in Italia, doppia la media Ue mentre ristagna in Francia (+0,5%) e Germania (crescita zero). L’accento va messo sugli investimenti in macchinari e impianti, strategici per le imprese impegnate nella doppia transizione digitale e green: la crescita è del 7,6%, +0,8% rispetto al secondo trimestre dell’anno.

OCCUPAZIONE IN CRESCITA, MA LE IMPRESE NON SONO FIDUCIOSE
La notizia è di quelle che fanno bene all’economia: nel mese di ottobre 2025, l’occupazione è cresciuta dello 0,3% rispetto a settembre. In realtà, il trend era positivo anche nel 2024, ma quest’anno la salita è incoraggiante: +228mila dipendenti permanenti, +123mila autonomi e un calo dei dipendenti a termine di 188mila unità. Al top si trova il Mezzogiorno, che con una crescita dell’1,7% supera di netto quel +0,6% del Centro Nord. Però, ancora una volta è l’incertezza a dettare il passo delle imprese: le previsioni nelle assunzioni tra dicembre 2025 e febbraio 2026 cala del 6,4%.

ANCORA ALTO IL COSTO DEL DENARO, MA I PRESTITI SALGONO
Durante le ultime tre sedute, il Consiglio della Bce ha deciso di non tagliare i tassi di interesse. Il risultato lo si conosce fin troppo bene: il costo del credito per le imprese è salito al 3,61% (a settembre era al 3,51%) e si assesta sui 198 punti base superiori al livello precedente all’avvio della stretta monetaria.
Nonostante tutto, i prestiti alle imprese sono saliti dell’1,3% contro quel +2,9% della Ue. Per le piccole imprese, invece, il calo è continuo: -5%.

BENE LE COSTRUZIONI
Gli interventi del Pnrr hanno fatto bene al mondo delle costruzioni: nei primi tre trimestri del 2025, gli investimenti in fabbricati non residenziali e altre opere sono cresciuti del 15,2%. Meno decisa la spesa dei consumi per le famiglie, che migliora ma non di molto: passa dal +0,7% del 2024 al +0,9% del 2025.

TIENE IL TURISMO ESTIVO
L’Italia si conferma tappa turistica estiva. Il terzo trimestre 2025 è stato il periodo più importante dell’anno con un incremento delle presenze negli esercizi ricettivi del +2,5% rispetto al 2024. I turisti stranieri sono aumentati del 5%. Stabili quelli residenti: -0,3%.
 


Elaborazione Ufficio Studi su dati Banca d’Italia, BCE, Commissione europea, Corte dei conti, Eurostat, Istat, Mef, Unioncamere-MDLPS e Upb