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Il caro-energia punisce le piccole imprese: 184 euro al megawattora contro 137 della media nazionale

Il caro-energia punisce le piccole imprese: 184 euro al megawattora contro 137 della media nazionale

Dietro le rassicurazioni sulla riduzione dei prezzi dell'energia si nasconde una realtà ben diversa per chi gestisce una piccola impresa manifatturiera in Italia. Mentre la media nazionale si attesta a 137 euro per megawattora, le aziende con meno di nove dipendenti – che rappresentano l'80% del tessuto manifatturiero italiano – pagano 184 euro. Una differenza di 47 euro al megawattora che non è frutto del caso, ma di un sistema di distribuzione dei costi che scarica sistematicamente sulle spalle dei più piccoli il peso delle agevolazioni concesse ai grandi consumatori energivori.

Il convegno organizzato da Confartigianato a conclusione della Settimana per l'Energia e la Sostenibilità ha portato alla luce un meccanismo tanto semplice quanto iniquo: nel solo 2024, 1,9 miliardi di euro sono stati trasferiti dai piccoli consumatori alle grandi aziende energivore attraverso gli oneri di sistema.
Una piccola impresa tessile paga tra i 40 e i 50 euro per megawattora di oneri, mentre una grande impresa dello stesso settore ne paga appena 3-5. Non è una questione di efficienza o di economie di scala: è una scelta precisa di come distribuire i costi delle politiche energetiche nazionali.

DOVE NASCE LA DISTORSIONE
Carlo Stagnaro dell'Istituto Bruno Leoni ha inquadrato il problema nella sua dimensione europea, evidenziando come le piccole imprese italiane paghino una bolletta molto più alta rispetto ai loro omologhi del resto d'Europa. Il nodo non sta solo nei prezzi all'ingrosso elevati, che pure pesano, ma soprattutto nel peso degli oneri che vengono sistematicamente scaricati su chi ha meno forza contrattuale e meno capacità di resistenza. La sua proposta è chiara: spostare questi costi verso la fiscalità generale, evitando di introdurne di nuovi e utilizzando la riduzione naturale degli oneri legati alle vecchie incentivazioni per alleggerire proprio chi più ha pagato finora.

La questione diventa ancora più urgente se si considera che esistono già le risorse per intervenire. Confartigianato ha calcolato che servirebbero 1,7 miliardi di euro per ridurre strutturalmente gli oneri sulle bollette delle imprese artigiane e manifatturiere. Risorse che potrebbero essere reperite anche grazie ai 600 milioni di euro di ricavi dalle aste di CO₂ incassati solo nel primo trimestre 2025. La proposta della Confederazione è di spostare i costi delle agevolazioni agli energivori dai conti in bolletta ai proventi derivanti dalle aste di emissioni, una misura già sperimentata con successo nel 2022.


IL PROBLEMA DEI COMPORTAMENTI ANTICONCORRENZIALI
Ma il caro-energia per le piccole imprese non deriva solo dalla distribuzione iniqua degli oneri. Luca Lo Schiavo, già dirigente di Arera e oggi Senior Regulatory Specialist dell'Erra, ha illustrato un'indagine dell'Autorità sul fenomeno del trattenimento di capacità nel mercato elettrico, che avrebbe provocato aumenti medi dei prezzi di 8-9 euro per megawattora tra il 2023 e il 2024. Il meccanismo è semplice quanto distorsivo: alcuni operatori trattengono deliberatamente capacità produttiva – in particolare quella eolica – per mantenere i prezzi artificialmente alti. Comportamenti scorretti che vanificano gli investimenti nelle rinnovabili e fanno perdere al sistema ore di produzione a prezzo zero, ore che avrebbero potuto abbassare significativamente i costi per tutti.

Per contrastare queste pratiche servono poteri rafforzati per l'Arera e regole chiare che valgano per tutti gli operatori.
Andrea Maria Felici, direttore generale della Domanda ed Efficienza Energetica del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha evidenziato l'impegno del Mase per garantire maggiore trasparenza e accesso equo al mercato dell'energia, riconoscendo implicitamente che il problema esiste e richiede un intervento strutturale.

LE LEVE POLITICHE E GLI INVESTIMENTI
Sul fronte politico, Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, ha sottolineato l'importanza di rendere il mercato dell'energia più competitivo e di promuovere le comunità energetiche.
Nella legge di bilancio sono stati stanziati 4 miliardi destinati a iper e super ammortamento per chi investe in energia rinnovabile, una strada che secondo Gusmeroli va percorsa con determinazione. Un mercato più concorrenziale farebbe bene sia alle imprese dell'energia che alle piccole e medie imprese italiane, spezzando quel circolo vizioso che vede i piccoli pagare per i grandi senza beneficiare degli stessi meccanismi di protezione. Anche Bartolomeo Amidei, componente della Commissione Industria del Senato, ha sottolineato la necessità di un'azione politica condivisa su questo fronte.

LA QUESTIONE DI FONDO
Quello che emerge dal convegno di Confartigianato non è solo un problema tecnico di distribuzione dei costi energetici, ma una questione di equità economica fondamentale.
Le piccole imprese con meno di nove dipendenti rappresentano l'80% del tessuto manifatturiero italiano, eppure vengono sistematicamente trattate come una base imponibile su cui spalmare costi impropri. Pagano 47 euro in più al megawattora rispetto alla media, sopportano oneri di sistema fino a dieci volte superiori rispetto alle grandi imprese dello stesso settore, e subiscono le conseguenze di comportamenti anticoncorrenziali che alzano artificialmente i prezzi.

Le soluzioni esistono e sono già state identificate: spostare i costi delle agevolazioni dalle bollette ai proventi delle aste di CO₂, rafforzare i poteri di vigilanza dell'Arera per contrastare il trattenimento di capacità, utilizzare gli incentivi della legge di bilancio per favorire l'autoproduzione attraverso le comunità energetiche. Servono 1,7 miliardi di euro, una cifra significativa ma assolutamente reperibile considerando i 600 milioni già incassati nel primo trimestre 2025 dalle aste di emissioni.

La vera domanda è se esista la volontà politica di intervenire su un sistema che da anni redistribuisce ricchezza dalle piccole alle grandi imprese, o se le parole sulla riduzione del prezzo dell'energia rimarranno quello che Confartigianato ha efficacemente definito "chimere", mentre la realtà continua a gravare in modo sproporzionato proprio su chi ha meno strumenti per difendersi.