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Chi siamo, cosa facciamo, cosa pretendiamo: te lo dice "Plurale"

Chi siamo, cosa facciamo, cosa pretendiamo: te lo dice "Plurale"

Confartigianato Imprese Varese è un’organizzazione che rappresenta seimila imprese e ne serve oltre quattromila attraverso Artser, società benefit di servizi. Sette sedi sul territorio — Varese, Busto Arsizio, Gallarate, Saronno, Luino, Tradate, Origgio — più le presenze a Milano, Vigevano, Mortara e Pavia. Oltre duecentocinquanta collaboratori, un Centro Studi che produce intelligence industriale, un portale — impreseterritorio.org — che è diventato la piattaforma dove le tesi si argomentano e le evidenze si verificano, un hub di prototipazione digitale (FaberLab), il Caaf, il Patronato Inapa, la Società di Mutuo Soccorso MOA. Questo è il perimetro. Non è piccolo.

Ma il perimetro non basta a spiegare il ruolo. In un sistema decisionale che continua a legiferare come se le imprese fossero tutte grandi, quotate e strutturate, il nostro compito è imporre alla politica e alle istituzioni la realtà di un tessuto produttivo fatto di micro e piccole imprese che tengono in piedi territori, occupazione, competenze. Non lo facciamo con la protesta. Lo facciamo con i numeri, con le analisi, con la presenza nei luoghi dove le decisioni si prendono prima che diventino norme. Il nostro lavoro si muove su tre piani che non separiamo più. Il primo è la costruzione di influenza politica: intervenire a monte dei processi legislativi e amministrativi per evitare che regole pensate per altri diventino zavorra per i nostri. Il secondo è la generazione di cultura d’impresa: portare dentro le aziende gli strumenti per leggere il cambiamento — dall’impatto dei dazi alla bancabilità ESG, dall’intelligenza artificiale applicata all’officina fino alla pianificazione finanziaria — prima che il cambiamento le travolga. Il terzo è la connessione di sistema: tenere insieme scuole, università, credito, istituzioni locali e società civile attorno a un obiettivo che non è astratto ma misurabile, la tenuta e la crescita del sistema Varese.

A guidare questa architettura c’è un Consiglio Direttivo presieduto da Paolo Rolandi, imprenditore che vive ogni giorno le stesse sfide dei nostri associati. A supportarlo, un Consiglio Direttivo e un Comitato di Indirizzo. La direzione generale è affidata a Mauro Colombo. Non è una governance cerimoniale: è una catena di comando leggera, pensata per decidere e agire, non per deliberare e attendere. Quello che chiediamo — alle istituzioni, al sistema del credito, al mondo della formazione — non è assistenza. È stabilità normativa, coerenza nelle politiche industriali, riconoscimento del fatto che chi produce valore nel territorio ha diritto a un quadro di regole che non cambi ogni sei mesi.

Quello che chiediamo ai nostri associati è altrettanto netto: uscire dalla solitudine del capannone, investire in connessioni, accettare che la competitività nel 2026 è uno sport di squadra. Da soli si può forse correre più veloci. Come sistema si regge l’urto. Questo documento racconta dove siamo stati negli ultimi dodici mesi e dove intendiamo andare. Non è un bilancio sociale. Non è un manifesto. È un’agenda: i temi su cui abbiamo lavorato, le evidenze che abbiamo raccolto, le posizioni che abbiamo preso, le direzioni che riteniamo urgenti. Tutto il resto — i dati, le inchieste, le analisi, le storie delle imprese — è su impreseterritorio.org, che non è il nostro archivio ma il nostro cantiere aperto.

Plurale 2025-2026

Plurale 2025-2026

Plurale 2025/2026 – Filiere corte, visione lunga
La solidità dell'ecosistema nell'era dell'incertezza

C'è un modo per capire immediatamente cosa è questo documento: non è un bilancio perché non guarda indietro per rendicontare, e non è un manifesto perché non promette senza dimostrare. È qualcosa di più raro nel panorama della comunicazione: è un'agenda con le prove allegate.

Il 2025 ha consegnato alle imprese un'eredità ingombrante. I dazi di Trump hanno fatto il rumore che si sapeva, ma il silenzio degli algoritmi — l'adozione dell'intelligenza artificiale che corre a due velocità e lascia l'Italia ferma alla posizione numero 26 — ha fatto danni silenziosi e forse più duraturi. In questo contesto, Confartigianato Imprese Varese ha scelto di non fare l'osservatore e nemmeno il commentatore. Ha scelto di fare l'acceleratore, come scrive il direttore Mauro Colombo: trasformando il Centro Studi da osservatorio passivo a strumento di intelligence industriale, passando dalle opinioni ai numeri.

La tesi centrale è contenuta nel titolo: filiere corte, visione lunga. È un patto di divisione del lavoro tra l'associazione e i suoi seimila associati. A loro la cura del prodotto, la velocità di esecuzione, il radicamento. All'associazione l'anticipazione degli scenari, la costruzione delle architetture di sistema, l'intelligence normativa. Non rappresentanza di maniera, dunque. Infrastrutture immateriali per correre più veloci dell'incertezza.

Il presidente Paolo Rolandi lo dice senza retorica: il nemico numero uno è l'isolamento. Chi chiude il cancello aspettando che passi la tempesta ha già perso. La sicurezza non la danno i muri, la dà la densità delle relazioni. E la direzione, quella che conta davvero, è questa.