

Per un’impresa edile il primo costo del caldo non arriva dalla bolletta. Arriva dall’orologio. Quando le temperature rendono impossibile lavorare nelle ore centrali della giornata, cambiano la programmazione delle squadre, le forniture, la presenza dei subappaltatori e il tempo necessario per completare una lavorazione. In Lombardia, per esempio, l’ordinanza regionale n. 484 del 9 giugno 2026 prevede, nei giorni in cui la piattaforma Worklimate indica un rischio alto per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa, il divieto di lavoro all’aperto nei settori dell’edilizia e delle cave dalle 12.30 alle 16.00, salvo l’adozione di misure che garantiscano un’adeguata mitigazione del rischio. Sono tre ore e mezza che, in determinate giornate, devono quindi essere sottratte alla normale programmazione del cantiere.
Il punto, per l’impresa, è capire dove finisce quel tempo. Una squadra può anticipare l’inizio del turno, spostare una lavorazione, recuperare ore in un’altra giornata oppure rallentare la consegna della commessa. In ogni caso, il tempo ha un valore economico. Uno studio CNR-Inail sull’estate 2024 ha rilevato nel settore delle costruzioni un tasso di infortuni inferiore del 21,9% nelle regioni che avevano adottato ordinanze anti-caldo rispetto a quelle che non le avevano adottate; nelle giornate classificate a rischio elevato la riduzione ha superato il 40%. La misura organizzativa, quindi, tutela i lavoratori ma modifica anche il modo in cui l’impresa deve programmare il lavoro.
Il problema va considerato prima del cantiere
La prima conseguenza è organizzativa. Il caldo non può essere gestito soltanto quando arriva: entra nella pianificazione delle squadre, nella sequenza delle lavorazioni e nella valutazione dei tempi della commessa. Il Protocollo quadro sulle emergenze climatiche, firmato nel luglio 2025 e recepito con il decreto ministeriale n. 95 del 9 luglio 2025, richiama proprio la possibilità di intervenire sull’organizzazione del lavoro, compresa la rimodulazione degli orari.
Ma il cambiamento riguarda anche ciò che avviene prima dell’apertura del cantiere. Dal 3 giugno 2026 è in vigore il decreto MASE 28 ottobre 2025, che aggiorna i requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici e le relative metodologie di calcolo e verifica. Per l’impresa questo significa che alcune conseguenze delle nuove prestazioni estive vengono determinate già nella fase progettuale.
È qui che il tema tecnico diventa economico. Prima di formulare un prezzo, l’impresa deve poter capire se la soluzione prevista richiede più materiali, più fornitori, una sequenza di posa diversa o competenze specifiche. Una stratigrafia più articolata non è soltanto una scelta progettuale: può significare più approvvigionamenti, più coordinamento e più ore di lavoro. Se questi elementi non entrano nel preventivo, il rischio è che il costo emerga durante l’esecuzione, quando correggerlo significa comprimere il margine della commessa.
Non cambia necessariamente il materiale, cambia come viene usato
«Non è una questione tecnologica, è una questione di come questi materiali vengono combinati». Graziano Salvalai, docente di Energy efficient buildings al Politecnico di Milano, sposta così l’attenzione dalla ricerca del materiale “giusto” alla progettazione dell’insieme. Pareti e coperture sono infatti composte da più strati e la prestazione estiva dipende dalla loro combinazione.
Per affrontare il caldo, spiega Salvalai, assumono maggiore interesse i materiali con una massa termica più elevata, capaci di assorbire più energia prima di aumentare la propria temperatura. Ma non basta scegliere un materiale più pesante: conta anche la sua posizione all’interno della stratigrafia. La progettazione deve quindi considerare, oltre alla trasmittanza, anche la capacità termica e il comportamento periodico dell’elemento costruttivo.
Per chi esegue i lavori, la differenza è concreta. Non si tratta necessariamente di sostituire un prodotto con un altro, ma di combinare materiali e sistemi in modo diverso. Lo stesso vale per l’isolamento: Salvalai osserva che il poliuretano non può essere giudicato in assoluto inadatto alla stagione calda, perché la prestazione dipende dalla stratigrafia complessiva. In una copertura in legno, per esempio, può essere opportuno affiancare all’isolamento un elemento con maggiore inerzia.
Anche le superfici vetrate richiedono una valutazione legata all’orientamento: il controllo degli apporti solari diventa parte della risposta al caldo e le caratteristiche delle finestre possono essere differenziate in funzione dell’esposizione. Una soluzione più articolata, però, ha conseguenze sulla commessa: può richiedere materiali differenti, fornitori diversi e una posa più complessa. Il punto da mettere nel preventivo, quindi, non è soltanto quanto costa il singolo componente, ma quanto lavoro richiede la soluzione nel suo insieme.
L’errore in cantiere può mangiare il margine
La prestazione prevista dal progetto, però, deve arrivare fino alla fine della lavorazione. È qui che entra il tema degli errori in cantiere. Salvalai richiama un problema concreto: anche un progetto accurato può perdere efficacia se le maestranze non sono in grado di tradurlo correttamente nella posa. Tra le conseguenze cita sistemi che non funzionano come previsto e problemi nell’isolamento; richiama inoltre l’importanza di una figura di cantiere capace di controllare che le indicazioni progettuali vengano rispettate.
Per l’impresa, un errore non è soltanto un problema tecnico. Può significare rifare una lavorazione, sostituire materiale, impiegare nuovamente una squadra e allungare i tempi della commessa. E quando la soluzione costruttiva è più articolata, aumenta anche la necessità di saper coordinare correttamente materiali e lavorazioni.
Per questo Salvalai collega il tema alla formazione. Nella sua esperienza, la disponibilità di personale qualificato non corrisponde alla domanda del settore e richiama il ridimensionamento delle classi degli istituti che formano lavoratori dell’edilizia. Per una piccola impresa, la formazione diventa quindi una capacità operativa: sapere leggere una soluzione progettuale, eseguirla correttamente e controllarne i passaggi significa ridurre il rischio che l’errore si trasformi in un costo. La competenza entra così, a tutti gli effetti, nel conto economico della commessa.
Il caldo va messo nel conto prima di costruire
Il punto, per l’impresa, è spostare il caldo dalla gestione dell’imprevisto alla costruzione della commessa. Le ore non lavorabili devono essere considerate nella programmazione; le soluzioni per migliorare il comportamento estivo dell’edificio vanno valutate anche per tempi e modalità di posa; la maggiore complessità tecnica richiede coordinamento e competenze adeguate.
Non serve necessariamente un catalogo completamente nuovo. Serve sapere quanto costa davvero realizzare la soluzione scelta. Per una piccola impresa significa mettere in relazione progettazione, acquisti, ore di lavoro, organizzazione e qualità della posa prima di aprire il cantiere. Perché il rischio non è soltanto lavorare meno quando fa troppo caldo: è scoprire troppo tardi che quelle ore, quei materiali o quegli errori erano già finiti dentro il margine. Annarita Cacciamani
