Il nuovo leader è “affettivo”: ascolta, valorizza e coinvolge nel progetto
Ci troviamo davanti giovani con competenze straordinarie ed è importante che siano liberi di esprimersi, altrimenti ti lasciano. Il leader, quindi, deve lavorare su questi talenti, dando lo spazio nel portare nuove idee per generare valore nel business

Fino a poco tempo fa, sui libri di economia si studiavano due tipi di leadership aziendali: quella democratica e quella autoritaria. Stili completamente diversi ma che, tutto sommato, potevano funzionare. Oggi invece, si sta facendo sempre più largo il concetto di un leader di impresa che agisca soprattutto seguendo principi di affettività, ovvero trattando bene se stessi e gli altri, nel rispetto delle preferenze individuali. Molte persone, per dare il meglio di sé, hanno infatti bisogno di sentirsi parte di qualcosa di più grande. Per questo è necessario che lungo il cammino abbiano una bussola che le orienti, soprattutto in una fase storica dominata da distrazioni e continui mutamenti.
L'IMPORTANZA DELL'ASCOLTO

Ma chi può guidare le persone? E come? Sono le domande a cui risponde il libro “Leadership affettiva – Imparare a essere buoni leader per un futuro sostenibile” scritto da Mauro Dotta per Edizioni Este. All’interno del volume si tratteggiano le peculiarità di questo tipo di capo: l’imperfezione come autenticità, il vantaggio di sapersi fare da parte, la forza della vulnerabilità, l’importanza dell’ascolto come prima forma di comunicazione e l’efficacia dell’umorismo.
«Siamo usciti da un periodo – dice l’esperto nelle tematiche delle relazioni umane – in cui si adottava un concetto di leadership che diceva alle persone cosa fare. Ora, invece, si è ribaltato tutto: sono le persone che devono contribuire fortemente nella guida del leader». Di conseguenza è necessaria «una leadership affettiva, che parte da un presupposto di ascolto. Oggi è sempre più importante che le persone siano valorizzate per la loro intelligenza e per le capacità che sono in grado di portare nel lavoro: i ritmi, la frenesia, la tecnologia e i costanti cambiamenti fanno sì che il leader debba valorizzare al massimo i collaboratori, i quali, quando sono liberi, possono portare il loro apporto al meglio».
L'UOMO SOLO AL COMANDO NON VA LONTANO

Quindi si può dire che di fronte a questa premessa, il modello di una guida che basi tutto sull’autorità sia andato in pensione perché «non genera sostenibilità nel futuro». Al suo posto, Dotta suggerisce il concetto di affettività. Facile a dirsi, ma non sempre facile a farsi perché questo rapporto presuppone comunque una serie di valori e capacità non facilmente insegnabili. Ma è l’unica via. «Oggi – aggiunge ancora Dotta – l’uomo solo al comando non va molto lontano. E i collaboratori seguono il leader se questo è umano. Per esempio mostrando autenticità, condividendo le paure, le imperfezioni, la vulnerabilità anche pubblicamente, sui social». Di conseguenza «bisogna buttare già le barriere e lasciare spazio all’affettività, affinché le persone possano avvicinarsi. Mentre un altro concetto fondamentale è quello di far corrispondere delle azioni alle parole, nella quotidianità».
NON BASTA LA PACCA SULLE SPALLE
Il leader, insomma, non può ripetere al collaboratore “bravo, bravo, bravo”, riempirlo di pacche sulle spalle e poi, in sede di adeguamento del salario, avviare una trattativa in cui le condizioni siano ampiamente peggiori, “vendendola” come l’offerta della vita. Perché l’affettività si calcola anche coi gesti concreti.
Questo stile di leadership vale soprattutto con i giovani, pensando a oggi, quanto è complicato affezionarli a un posto di lavoro: «Ci troviamo davanti dei giovani con competenze straordinarie – conclude Mauro Dotta - ed è importante che siano liberi di esprimersi, altrimenti ti lasciano. Il leader, quindi, deve lavorare su questi talenti, dando lo spazio nel portare nuove idee per generare valore nel business».