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Semplificazioni, ma non basta: al superbonus mancano ancora le materie prime e c'è il nodo conformità

Semplificazioni, ma non basta: al superbonus mancano ancora le materie prime e c'è il nodo conformità

Burocrazia e dettagli tecnici non sempre si incontrano: hanno tempi, obiettivi e procedure diversi. E’ il caso del Superbonus al 110%, che in questi ultimi mesi ha passato numerose revisioni per poter mettere d’accordo l’impianto restrittivo delle norme (necessario quando si sollecita una platea sempre più estesa di beneficiari e, di conseguenza, un investimento sostanzioso di denaro) alle semplificazioni richieste a gran voce dal mondo delle imprese e degli ordini professionali. Di questo equilibrio ne parla Bruno Dal Lago, professore al Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate all’Università dell’Insubria, dove insegna anche Ingegneria per la sicurezza: «Dal punto di vista burocratico si sarebbe potuto fare meglio; dal punto di vista tecnico un’eccessiva semplificazione può essere controproducente perché si rischia la realizzazione di interventi poco efficaci. Tra i due problemi ce ne sta un terzo e non è di poco conto».

Si rischia un effetto domino?
In un certo modo sì. La difficile reperibilità di alcuni materiali edili, soprattutto gli isolanti utilizzati per i cappotti, potrebbe causare qualche problema alla realizzazione dei progetti. Propongo due soluzioni: trovare subito un accordo con i fornitori per prenotare il materiale per tempo, oppure lavorare con flessibilità andando alla ricerca di materiali alternativi.

Il problema burocratico è stato risolto con la Comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila)?
No, perché la Cila ha solo aggirato il problema: una parte consistente del patrimonio edilizio italiano è affetto da non conformità causate da abusi o mancate comunicazioni dello stato di fatto dell’esistente. Con la Cila, il progettista non deve più imbarcarsi in lunghi iter di richieste, verifiche e controlli dello stato dell’edificio dal punto di vista giuridico, ma se l’abitazione non è a norma il Superbonus è inutilizzabile.

Dunque, il Dl Semplificazioni non ha sciolto il nodo?
Il problema della disparità tra il dichiarato e l’esistente rimane, e in futuro potrebbe originare seri problemi a chi ha beneficiato del Superbonus senza averne il diritto. Nel caso ci fosse un controllo può scattare anche una penale. In Italia è concessa la sanatoria a qualsiasi proprietario di immobile, ma spesso i cittadini non ne fanno richiesta perché sono preoccupati della risposta del proprio Comune, che potrebbe richiedere il pagamento di una sanzione pecuniaria ma anche la demolizione o il ripristino dell’esistente.

L’opzione condono non è prevista dalla normativa del Superbonus?
Nelle intenzioni del legislatore questo non c’è: le difformità non verranno perdonate. Il Superbonus non può essere percepito come un condono gratuito e finanziato. Il Dl Semplificazione ha reso meno difficile solo la vita del progettista, attualmente imprigionato in tempi di attesa lunghissimi per l’accesso agli atti. Al progettista non si chiede una verifica di conformità dell’immobile, ma dell’intervento. Ciò gli permette di procedere speditamente con il suo lavoro, ma non di risolvere le difformità dell’edificio.

Questo vuol dire che il progettista, sul lato conformità, non ha alcuna responsabilità?
Il progettista è responsabile di quello che fa (progettazione) e di quello che potrà accadere. Per quanto riguarda la parte “eco” del Superbonus, è responsabile di quel salto di due classi che è requisito minimo per ottenere il 110%. Per la parte sismica, invece, la responsabilità è più elevata perché sono richiesti interventi strutturali importanti. E spero vivamente che le eventuali, prossime semplificazioni non vadano ad interessare anche il lavoro tecnico del progettista: il rischio sarebbe troppo elevato per tutti.

Il Superbonus sta risollevando le sorti dell’edilizia?
E’ uno strumento molto, molto interessante che fa gola a tanti proprietari di immobili e che, anche per questo motivo, è stato impostato in maniera estremamente rigorosa. Questo lo rende poco agevole, lento e con un iter lungo. Però, vista l’entità del finanziamento queste scelte sono fisiologiche.

Lei avrebbe gradito maggiore attenzione sul bonus sismico: perché?
Semplicemente, perché si sarebbero potuti mettere in sicurezza molti luoghi di lavoro. Inoltre, per il bonus sismico non si deve dimostrare alcun “salto” nelle prestazioni e questo, a volte, porta il progettista a pensare ad interventi locali per poter raggiungere un livello di prestazione di poco superiore a quello originale. Oppure, si interviene su edifici sbagliati che non hanno alcun valore culturale o artistico ma che sono fonte di gravi rischi per i cittadini di quel luogo e per chi ci abita. Secondo me, un’opzione che andrebbe perseguita è quella di demolire e ricostruire: a volte è utile adottare soluzioni drastiche ma che fanno bene al territorio.