

«I cambiamenti rischiano di essere immediati, ma il passaggio alle auto elettriche non sarà massivo. Gli autoriparatori avranno meno lavoro? Senza dubbio dovranno essere molto più professionali di quanto lo siano oggi». Luca Milanesi ha quarantaquattro anni, è responsabile tecnico della concessionaria Crespi – Volkswagen di Varese e da sei insegna all’Enaip di Varese. E tocca con mano il problema del mismatch professionale: «Le imprese hanno un gran bisogno di figure tecniche preparate. Da tempo, in concessionaria, stiamo cercando due meccanici professionali, ma facciamo fatica a trovarli. E in officina tre giovani vengono dall’Enaip e uno dall’Ipsia».
Di fronte alla decisione del Parlamento europeo di porre uno stop, nel 2035, alla vendita di nuove auto alimentate a benzina e diesel Luca si trova preparato e vuole che ad esserlo siano anche i suoi ragazzi: prime, seconde, terze e quarte di quell’Enaip che sulla meccatronica è un’eccellenza non solo della provincia di Varese. Grazie anche ad un pool di imprenditori-docenti che, da un’idea di Milanesi e della Preside dell’Enaip Emanuela Frigerio, ha portato nuova linfa nei reparti moto, carrozzeria e motori. Compresi quelli ibridi ed elettrici.
PERCHE’ INSISTERE SULL’ARTICOLO 43

E aggiunge: «Le imprese hanno un gran bisogno di figure tecniche. Bisogna credere nell’articolo 43, un contratto di lavoro finalizzato al conseguimento di un titolo di studio mentre si è già inseriti nel mondo del lavoro con spazi adeguati alla formazione pratica e teorica, strumenti tecnico-professionali conformi alle normative e tutor aziendali dedicati all’affiancamento degli apprendisti. In questo modo, la formazione interna del ragazzo si fa in azienda e la formazione esterna è affidata alla scuola».
IL FUTURO DEL MECCATRONICO SI GIOCA ADESSO
Niente di meglio se la formazione è affidata a chi, ogni giorno, lavora in un settore specifico. E qui Luca Milanesi ritorna ai motori elettrici: una carriera, la sua, che ha preso il via «da tutto ciò che era legato a benzina, olii e rumore – ricorda con simpatia – per poi arrivare a tutto ciò che è “pulito” e sostenibile. Perché le macchine elettriche, pur avendo meno problemi, richiedono ugualmente alcune manutenzioni». All’annuncio di quei cambiamenti che si preannunciano epocali, si interviene facendo chiarezza su preparazione e obiettivi dei giovani. Lo fa Luca Milanesi, che mette da subito l’accento sul significato di meccatronico: «Questa figura definisce il meccanico-riparatore di autoveicoli moderno. Ed è quello che serve già oggi e di cui ci sarà un gran bisogno nel prossimo futuro».
CON LA MOBILITA’ GREEN NON SI SCHERZA
Cedere alle tentazioni delle grandi rivoluzioni si può, però bisogna capire come e in quale modo: «Bisogna avvicinarsi ai motori elettrici con calma ma, soprattutto, dopo aver maturato esperienze sui motori endotermici ed aver acquisito nozioni e pratica per ottenere quelle certificazioni che sono indispensabili per la mobilità green: Pav (persona avvertita: lo devono essere tutti in un’officina dove si opera sui motori elettrici), Pes (persona esperta: colui che può attivare e disattivare l’alta tensione) e Pei (persona idonea: chi può lavorare sulle parti in alta tensione). Perché quando apri il pacco batterie di una vettura elettrificata corri gli stessi rischi di un tecnico dell’Enel che apre una cabina di derivazione. Lavorando su un motore tradizionale ci si può ferire con componenti metallici; con l’elettrico rischi la morte».
I MOTORI ENDOTERMICI NON ADRANNO IN PENSIONE
Luca Milanesi sceglie le parole con cura, ma gli piace andare dritto al punto: il percorso per prepararsi

a meccatronico non è semplice, ma apre le porte del lavoro. I giovani, attratti dalla manualità, hanno voglia di imparare ma vogliono anche bruciare le tappe: «Sarebbe un errore – ricorda il professore – perché anche dopo la scadenza del 2035, probabilmente per altri dieci o quindici anni, le auto a benzina e diesel continueranno a circolare. E’ per questo che si deve studiare la Storia della motoristica: i giovani ventenni di oggi saranno i trentacinquenni di un domani che avrà ancora bisogno di meccanici che sappiano dove mettere le mani. E questo si impara spiegando la teoria in officina, dove gli studenti possono smontare e rimontare i motori e si velocizza il precorso di approfondimento. Posso ancora parlare di “gioco valvole”, ma ai ragazzi bisogna anche dire che solo uno su mille riesce a diventare manutentore di auto d’epoca». Secondo Milanesi, la rincorsa verso la riduzione delle emissioni resta aperta perché l’elettrico è solo una parte della soluzione: «Una volta che il mercato dell’elettrico avrà convinto la maggior parte degli acquirenti, probabilmente i motori endotermici utilizzeranno carburanti alternativi e sostenibili. Personalmente credo nelle batterie al sale prodotte in Italia e nell’idrogeno: la partita è a ancora tutta da giocare». Perchè quel meccatronico che rinuncia ad una preparazione sull’endotermico, «finisce per studiare da elettricista».
ABITUARSI AI CAMBIAMENTI: I GIOVANI SANNO STARE AL PASSO CON I TEMPI
Così, accanto alle nozioni da motoristi all’Enaip i giovani imparano a capire anche come funziona un motore micro hybrid, mild hybrid, full hybrid, plug-in ed elettrificato totale. Entrando nei dettagli degli impianti ibridi, dei nuovi agenti criogeni, della connettività dell’auto, dei sistemi di sicurezza attiva e passiva (cosa avviene prima e dopo un incidente) e dei sistemi di assistenza alla guida. In pratica, tutta l’evoluzione dell’automotive. Ma le competenze si acquisiscono sul campo, perché «i docenti hanno il compito di appassionare i ragazzi. Ricordando la mia gioventù, mi sono trovato a lavorare da meccanico puro sui motori, ma poi la passione mi ha portato a stare al passo con i tempi: non mi sarei mai immaginato, un domani, di dover collegare la vettura online. Oggi, invece, si fa regolarmente». Allora, tecnica e passione devono andare di pari passo, «e una volta che impari, inizia a piacerti ciò che fai. Perché nell’elettrico, al momento, i motori non si aprono ma si cambiano completamente, mentre un domani saranno le componentistiche ad essere riparate. E in futuro anche le vetture saranno condivise e autonome: un cambiamento al quale le nuove generazioni dimostrano di sapersi adattare con facilità».
