Malpensa T2-Gallarate, nuova frenata: l’opera che serve alle imprese non parte

In pochi giorni, è arrivato l’esito favorevole dal Tar al ricorso del Parco del Ticino, che chiedeva l’annullamento del provvedimento della Presidenza del Consiglio dei ministri del 5 agosto 2020, che rigettava il ricorso dell’ente al CdM sul progetto della T2-Gallarate. Uno stop al rilancio di Malpensa

Ricorsi, pareri, rinvii: la ferrovia Malpensa T2-Gallarate continua ad essere frenata. E all’opera che dovrebbe rendere l’aeroporto più accessibile con il trasporto pubblico non resta che attendere.

L’ultimo rallentamento sulla strada che porta al cantiere dei nuovi binari arriva dal micidiale uno-due segnato dal fronte degli oppositori all’opera. In pochi giorni, è arrivato l’esito favorevole dal Tar al ricorso del Parco del Ticino, che chiedeva l’annullamento del provvedimento della Presidenza del Consiglio dei ministri del 5 agosto 2020, che rigettava il ricorso dell’ente al CdM sul progetto della T2-Gallarate.

Il Parco Ticino dovrà quindi essere riconvocato e ricevere una risposta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a proposito delle compensazioni ambientali necessarie per limitare l’impatto della nuova tratta ferroviaria, una partita da 3 milioni di euro. Nel frattempo l’iter per la costruzione della ferrovia non potrà andare avanti. E poi è arrivato anche l’accoglimento, sempre da parte del Tar, della richiesta avanzata dai comuni di Casorate Sempione e Cardano al Campo di rinviare l’udienza sul ricorso presentato contro il progetto (in questo caso senza sospensiva, quindi l’iter del procedimento non è stato bloccato): una proroga che serve per inserire alcune integrazioni al verbale dell’ultima Conferenza dei servizi, avvenuta lo scorso 15 aprile, e che fa slittare l’udienza di fronte al tribunale amministrativo al gennaio 2022. Già all’inizio del 2021 l’opposizione del Comune di Casorate Sempione aveva portato alla conclusione negativa della conferenza dei servizi al ministero sulla questione delle aree demaniali interessate dalla ferrovia T2-Gallarate: il tavolo era dunque stato riconvocato e aveva dato il via libera al progetto alla metà di aprile. Ma è evidente che il fuoco di fila a colpi di carte bollate non fa altro che mettere i bastoni tra le ruote alla corsa contro il tempo per la realizzazione dell’opera, che intanto è già arrivata alla fase di bando di gara, con l’inizio dei lavori previsto entro Il 2021 e la conclusione nel 2024.

Quando la “sindrome Nimby” incontra le vie tortuose della burocrazia per le infrastrutture difficilmente c’è scampo. Ne sa qualcosa il potenziamento della Rho-Gallarate, indispensabile per migliorare il servizio passeggeri e merci su una delle linee ferroviarie più frequentate della Lombardia ma fermo al palo da anni dopo che fu “impallinata” da una sentenza del Consiglio di Stato. Ora la stessa “odissea” rischia di riviverla anche la Malpensa T2-Gallarate, una striscia di appena 5,6 chilometri di binari pensata per collegare la ferrovia del Malpensa Express (che oggi si ferma al Terminal 2) con la ferrovia del Sempione a Gallarate.

Una “chiusura del cerchio” che permetterebbe di connettere in modo più rapido ed efficiente Varese e Gallarate (e le linee internazionali Tilo in arrivo dalla Svizzera) con lo scalo della brughiera, consentendo in futuro la realizzazione di nuovi servizi diretti da Milano a Malpensa (via Gallarate e la linea RFI) e permettendo di concretizzare il progetto di SEA di un Malpensa Express davvero “espresso” con una frequenza di un treno ogni 15 minuti dalla stessa stazione di partenza nel capoluogo lombardo. Il minimo per rendere il servizio ferroviario attrattivo e in linea con quelli offerti nei più grandi aeroporti internazionali. Eppure la T2-Gallarate è un’opera che ha già passato il vaglio di tutte le istituzioni che hanno stanziato generosi finanziamenti per la sua realizzazione: 63 milioni dall’Unione Europea, più di 90 milioni da Regione Lombardia (tra il Patto per la Lombardia e il “piano Marshall” post-Covid), oltre 55 milioni dal ministero delle infrastrutture e un milione da SEA. In tutto circa 210 milioni di euro, che potrebbero generare anche il loro indotto in termini di posti di lavoro ma che sono “congelati” in attesa che la burocrazia la smetta di ostacolare l’opera.