Nuovi investimenti, due ostacoli da superare: la fuga dalla firma e il diritto di veto

Nuovi investimenti,  due ostacoli da superare: la fuga dalla firma e il diritto di veto

Le immagini simboliche non mancano. Si può parlare di sabbia negli ingranaggi così come di bastoni tra le ruote.  Ma l’effetto è sempre lo stesso: frenare, bloccare, impedire, magari anche “sopire, troncare,” come suggeriva il Conte Zio nei Promessi sposi.

È quanto avviene molto spesso in Italia. Soprattutto quando si va alla ricerca delle cause dell’inefficienza della spesa pubblica, dei ritardi nelle piccole o grandi opere, dei tempi lunghi perché gli investimenti divengano esecutivi e arrivino a conclusione.

Non a caso siamo il paese delle incompiute dove le autostrade finiscono nei boschi (è il caso della Vicenza-Trento ferma a metà), dove si costruiscono i ponti e li si lasciano terminare nel vuoto (come per la bretella autostradale che passa da quattro a due corsie all’ingresso di Varese), dove l’opposizione di un Comune può bloccare un’opera di interesse europeo (come sta avvenendo per il raccordo ferroviario tra Gallarate e Malpensa).

Con un particolare allarmante. In queste condizioni diventa una scalata di sesto grado l’impegno a utilizzare i fondi europei, quei 209 miliardi ai quali sono affidate le sorti della ripresa economica e della possibilità di modernizzare il paese migliorando la competitività delle imprese.

Perché il coacervo di leggi, regolamenti e procedure costituisce spesso un alibi all’inefficienza della pubblica amministrazione e all’incompetenza della politica. Con tanti ostacoli che andrebbero superati, o meglio ancora eliminati, per mettere in grado le istituzioni di funzionare.

Due elementi sono di particolare rilievo e appaiono in grado di mettere in difficoltà la possibilità che i prestiti europei e gli scostamenti di bilancio divengano “debito buono” moltiplicando gli effetti positivi sull’economia: parliamo della “fuga dalla firma” e “diritto di veto”.

Sul primo, che ha come effetto il tenere in sospeso o complicare l’iter di atti e procedure, è intervenuto lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi alla Corte dei conti: «Occorre – ha affermato - evitare gli effetti paralizzanti della fuga dalla firma. Tenendo conto peraltro che, negli ultimi anni, il quadro legislativo che disciplina l'azione dei funzionari pubblici si è “arricchito” di norme complesse, incomplete e contraddittorie e di ulteriori responsabilità anche penali». Come dire che è necessario e urgente attuare una vera e coraggiosa riforma della pubblica amministrazione.

Gli effetti del “diritto di veto” li stiamo sperimentando in queste settimane. Con il blocco, come citato, dei lavori per la realizzazione del raccordo ferroviario tra Gallarate e i Terminal dell’aeroporto di Malpensa; poco più di sei chilometri che collegherebbero lo scalo sia con la linea del Sempione che unisce Milano a Ginevra e Berna, sia con quella del Gottardo verso Lugano e Zurigo. Una realizzazione quindi di respiro europeo per il sostegno alla funzionalità dell’aeroporto allargandone notevolmente il bacino di interesse in vista della ripresa del traffico aereo.

Di esempi negativi su questi fronti se ne potrebbero fare molti, mentre cercando tra i casi positivi ne troviamo uno solo: quello del ponte di Genova, un caso tuttavia nato da una grande tragedia.

Quindi uno dei compiti più difficili, ma insieme più importanti del Governo sarà quindi di affiancare ai grandi progetti da presentare all’Europa anche una vigorosa azione per disboscare le procedure e fare in modo da rendere rapidamente esecutivi i progetti e operativi i cantieri.

Spectator