Plurale 2025-2026

C'è un modo per capire immediatamente cosa è questo documento: non è un bilancio perché non guarda indietro per rendicontare, e non è un manifesto perché non promette senza dimostrare. È qualcosa di più raro nel panorama della comunicazione: è un'agenda con le prove allegate.

Il 2025 ha consegnato alle imprese un'eredità ingombrante. I dazi di Trump hanno fatto il rumore che si sapeva, ma il silenzio degli algoritmi — l'adozione dell'intelligenza artificiale che corre a due velocità e lascia l'Italia ferma alla posizione numero 26 — ha fatto danni silenziosi e forse più duraturi. In questo contesto, Confartigianato Imprese Varese ha scelto di non fare l'osservatore e nemmeno il commentatore. Ha scelto di fare l'acceleratore, come scrive il direttore Mauro Colombo: trasformando il Centro Studi da osservatorio passivo a strumento di intelligence industriale, passando dalle opinioni ai numeri.

La tesi centrale è contenuta nel titolo: filiere corte, visione lunga. È un patto di divisione del lavoro tra l'associazione e i suoi seimila associati. A loro la cura del prodotto, la velocità di esecuzione, il radicamento. All'associazione l'anticipazione degli scenari, la costruzione delle architetture di sistema, l'intelligence normativa. Non rappresentanza di maniera, dunque. Infrastrutture immateriali per correre più veloci dell'incertezza.

Il presidente Paolo Rolandi lo dice senza retorica: il nemico numero uno è l'isolamento. Chi chiude il cancello aspettando che passi la tempesta ha già perso. La sicurezza non la danno i muri, la dà la densità delle relazioni. E la direzione, quella che conta davvero, è questa.