Prima di pubblicare sui social chiediti: il mio cliente lo condividerebbe?

Ci sono piattaforme per tutti i gusti, dal generalista Facebook al neonato (e in crescita) Twitch: ma fare il filotto non serve. E, soprattutto, a un’azienda non serve l’autocelebrazione

C’era una volta soltanto Facebook. Poi sono arrivati Twitter, Instragram e, via via, tutti i “cugini” che appaiono periodicamente nella centrifuga della rete. Gli ultimi? Twitch e Clubhouse. I social network che, volente o nolente, hanno cambiato la vita alle persone. Ma anche alle imprese. Già, perché, alla fine, da tempo essi non rappresentano più soltanto una sorta di diario personale, ma si è praticamente scoperto subito come, per molte imprese, possono essere strumenti con un’enorme potenzialità per comunicare all’esterno. Come? Lo si è chiesto a due esperte: Alessandra Pistillo, consulente di comunicazione e copywriter. E poi Valentina Di Leo, consulente di comunicazione e digital strategist con particolare riferimento all'uso efficace di web e social media.

Partendo da uno degli ultimi arrivati, Pistillo spiega come «Twitch è prima di tutto il social degli appassionati di videogiochi e degli influencer di questo settore. Allo stato attuale ha poco senso per una piccola e media impresa aprire un canale su questa piattaforma. Può essere invece interessante ragionare in ottica di influencer marketing, avviando ​collaborazioni personalizzate con gli streamer, cioè coloro che trasmettono in diretta su Twitch, attraverso attività di product placement e banner pubblicitari. Ma a una condizione: che lo streamer selezionato sia davvero in linea con la brand identity dell'azienda e con i suoi prodotti/servizi».

COME AGGIUNGERE VALORE?
Con l’avvento di un nuovo social, l’azienda deve quindi effettuare «una valutazione caso per caso – aggiunge Di Leo - per capire come la creazione di contenuti sulle nuove piattaforme possa aggiungere valore a una strategia di comunicazione integrata. Quando si scelgono i canali da presidiare, va fatta un’analisi del proprio pubblico, dati alla mano, per capire dove può essere intercettato e quale linguaggio parla. A monte, però, deve esserci una consapevolezza sull’identità dell’azienda, per non snaturare la comunicazione».

E com’è lo stato di salute degli altri social, a partire da un altro nome nuovo come Clubhouse? «Dai dati Audiweb – dice ancora la consulente di comunicazione - emerge che Twitch nell’ultimo anno è cresciuto del 75% e ha sfiorato la media mensile di 4 milioni di spettatori. Facebook, YouTube e Instagram restano sul podio, ma Clubhouse cresce e piace perché grazie alla modalità live-audio permette di creare conversazioni sullo sviluppo di progetti o tematiche varie, oppure di comunicare eventi in tempo reale. C’è da dire che la pandemia ha inciso sull’uso dei social, provocando una diversificazione delle esigenze e favorendo esperimenti in grado di aumentare la percezione esperienziale».

DOVE SONO I TUOI CLIENTI?
Per un’azienda che, quindi, vuole sbarcare sui social «non esistono risposte standard – afferma la digital strategist - bisogna prima chiedersi su quale canale si informano e cercano svago potenziali clienti. Possiamo però individuare delle tendenze: Facebook è il canale più generalista e popolato ed è quindi fondamentale presidiarlo, ma solo con una strategia non autoreferenziale. Instagram è il luogo dove si cercano bellezza e ispirazione e dunque perfetto per le Pmi dei settori cibo, arte, design, moda e benessere». Mentre «Twitter e Clubhouse – analizza Pistillo - sono più di nicchia, ma possono essere interessanti per chi si occupa di comunicazione e servizi innovativi, oppure per le imprese che abbracciano valori e temi su cui poter informare o dibattere, come ad esempio la sostenibilità. Twitch oggi parla la lingua della generazione Z e dei gamer: se si ha un prodotto a loro affine, si può valutare».

Da evitare assolutamente, invece è «l’errore più frequente – conclude Di Leo – ovvero di produrre una comunicazione autocelebrativa che non tenga conto dei bisogni reali dei clienti. Prima di pubblicare un contenuto ci si deve chiedere: in che modo è utile all'utente che lo legge? Un mio potenziale cliente lo condividerebbe sul suo profilo personale? Ne parlerebbe con gli amici? I social sono utili se si utilizzano per connettersi con la mente e con il cuore di coloro che seguono l’azienda: vendere prodotti o comunicare servizi deve diventare il risvolto naturale di un percorso di coinvolgimento».

APPROFONDISCI