Debora Carabelli: «Gli italiani e il tessile? Una tradizione che nessuno ha, ma il mondo è cambiato»

Debora Carabelli: «Gli italiani e il tessile? Una tradizione che nessuno ha, ma il mondo è cambiato»

Fadis Spa

sales@fadis.it

«Per favore, non chiamatemi capitana d’impresa». Debora Carabelli, amministratore della Fadis Spa (Fabbrica Dipanatrici Solbiate Arno), è spumeggiante e inarrestabile. Vive a cento all’ora, si entusiasma, racconta un’avventura imprenditoriale che intreccia, ma sembra non assorbire, tutte le sue energie. Ed è, secondo le sue parole, «una donna di cantiere», perché ciò che più le piace è «vedere un’idea che prende forma e notare come un’azienda, negli anni, possa cambiare».

ESSERE IMPRENDITRICE E’ IL MASSIMO DELLA LIBERTA’
La Fadis Spa: una multinazionale tascabile, secondo la definizione più in voga, che con i suoi settanta dipendenti esporta in più di 70 Paesi al mondo macchine per la lavorazione dei filati: dipanatrici, roccatrici, binatrici e aspatrici per la lavorazione di qualunque tipo di filato: cotone, lana, seta, fibre artificiali, sintetiche, miste e filati interlacciati. «E da poco anche la fibra di carbonio», interviene Debora Carabelli che nel sangue ha un misto di tradizione e innovazione. Quella spinta verso il futuro ereditata – insieme alle sorelle Raffaella (direttore commerciale) ed Elena (responsabile del backoffice) e al fratello Giuseppe (direttore tecnico di produzione e responsabile dei mercati italiano e cinese) – dal nonno Giuseppe Carabelli e da papà Danilo Carabelli.
E’ proprio il nonno, titolare del Calzificio Fratelli Carabelli (oltre alla produzione di calze si lavoravano filati di cotone e seta), a fondare con il socio Armando Canton, nei lontani anni Sessanta, la Fadis Spa. Che nasce, come spesso accade, dall’esigenza di risolvere un problema: passare il filo da una rocca ad un’altra senza incidere sulla qualità del prodotto finale. Terza generazione in azienda, e «famiglia matriarcale», che vede in Debora Carabelli l’espressione compiuta di chi, ogni giorno, si mette in gioco: «“Fare” è il verbo che ci rappresenta al meglio. Penso che essere imprenditrice sia il massimo della libertà».


GLI ITALIANI E IL TESSILE: UNA TRADIZIONE CHE NESSUNO HA, MA IL MONDO E’ CAMBIATO
Bella parola supportata dai fatti: «Inizio a lavorare al Calzificio di mio nonno, che negli anni Ottanta occupava più di millecinquecento persone, a diciotto anni. Nel 2022 entro invece alla Fadis Spa dove mi trovo impegnata in tanti e diversi ruoli. Un punto accomuna la nostra storia famigliare: abbiamo sempre creduto, e crediamo tutt’ora, nel territorio e nella comunità che rappresenta».
Da Solbiate Arno al mondo. Un salto che «ha messo l’accento sul settore del meccanotessile dove, nonostante le difficoltà, nel 2023 l’Italia è tornata ad essere il nostro primo cliente e, dopo un’assenza di otto anni, nel 2023 è tornata a Milano ITMA, la principale fiera dedicata alla tecnologia del meccanotessile. Non c’è che dire: in questo settore gli italiani sono i più bravi perché creano, innovano, progettano e inventano. Vantiamo una tradizione che nessuno ha, ma il mondo è cambiato».

INTERCETTIAMO I FLUSSI DEI MERCATI E CI ADEGUIAMO
Le filiere di approvvigionamento si sono accorciate, i grandi gruppi hanno cambiato le politiche di investimento e acquisto, cinesi, turchi e indiani sono anche loro punti di riferimento nella produzione di macchinari: «Ma la Fadis Spa – interviene Debora Carabelli – è la stata la prima ad offrire qualcosa di nuovo». Uno sprint ripagato negli anni che, però, deve fare i conti con quelli che sono gli stravolgimenti geopolitici: «Le prossime elezioni europee e americane potrebbero cambiare alcuni equilibri economici; la Cina, che è il più importante importatore di macchinari tessili, ha risentito della chiusura per il Covid; la Turchia ha un’inflazione importante e l’Argentina vive una situazione economica complicata. Che fare? I flussi dei mercati si spostano e non possiamo fare altro che intercettarli. Adeguarci ai cambiamenti nel rispetto dell’ambiente e del sociale». Nulla di nuovo per l’amministratrice che, sottolinea, «quando ho iniziato a lavorare esisteva la regola dei sette anni buoni e sette anni cattivi. Ora tutto è cambiato ed è più veloce: è la legge del mercato».

L’INNOVAZIONE NASCE DALLE IDEE E DAL CONFRONTO
Una legge spesso dura che, nel caso della Fadis Spa, si contrasta «con scelte controcorrente: nel 2016 – racconta ancora Debora Carabelli – rivoluzioniamo la produzione grazie anche ai primi veri incentivi statali: la reintroduzione della Legge Sabatini e il primo iperammortamento. Portiamo all’interno tutte le lavorazioni meccaniche, puntiamo sempre più su Industria 4.0 e acquistiamo quindici magazzini automatizzati. Inoltre, forniamo ai nostri clienti la nostra esperienza e assistenza tecnica per una migliore organizzazione aziendale.
La flessibilità è sempre l’arma migliore e l’innovazione nasce dalle tue idee, dal confronto con i mercati e dalla collaborazione con i clienti. Progettare, costruire e vendere è importante e l’assistenza post-vendita è un valore aggiunto».

LEO ROBOT, IL COBOT ISPIRATO A LEONARDO DA VINCI
Grazie a questo lavoro in filiera, nasce LEO Robot ispirato all’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci. Ancora Debora Carabelli: «Si tratta di un Cobot, un robot collaborativo, che automatizza il processo di roccatura (cambio della rocca e inserimento di quella nuova) riducendo al minimo l’intervento umano. Lavora H24, si può muovere su sette assi, manipola con assoluta precisione e interagisce con l’operatore in tutta sicurezza grazie all’installazione di laser scanner che bloccano le sue attività nel caso in cui intervenga un uomo. Più di due anni di progettazione e presentazione all’ITMA».

LA SOSTENIBILIA’ NON E’ UNA MODA MA UNA NECESSITA’
In quest’azienda di Solbiate Arno, il lavoro sostenibile fa il paio con la sostenibilità ambientale: «In realtà, siamo sostenibili da sempre perché odiamo gli sprechi: dall’ impianto fotovoltaico installato nel 2011, che produce il 60% dell’energia utilizzata in azienda ai compattatori dei rifiuti (li utilizziamo da vent’anni), dall’imballo standard studiato in diversi formati e materiali riciclabili, per evitare packaging inutili, alla Targa verde certificata da RINA, che viene rilasciata ogni due anni. Promossa da Acimit (Associazione dei Costruttori Italiani di Macchinario per l’Industria Tessile), viene consegnata solo a quelle aziende che sono in grado di fornire soluzioni tecnologiche a sostegno dell’eliminazione delle sostanze pericolose dai processi, in favore di un maggiore risparmio idrico ed energetico, per il riciclo dei materiali giunti a fine vita.
Inoltre, l’85% dei componenti con i quali sono costruiti i nostri macchinari possono essere recuperati e smaltiti: l’unico problema è la parte elettronica. La sostenibilità non deve essere una moda ma una necessità. Infine, stiamo investendo sul Bilancio di Sostenibilità», racconta Debora Carabelli.

WELFARE E GIOVANI AL CENTRO, PER UNA VITA PIU’ SEMPLICE
L’ombra di un’occupazione che, in questi ultimi anni, non è sempre stata vivace interessa anche questa realtà che è consapevole di quanto «alcune aziende siano più attrattive della nostra. D’altronde – commenta l’amministratrice - il problema demografico esiste da trent’anni e a soffrirne è anche la Cina. Il mondo dei giovani è cambiato, e di conseguenza anche gli imprenditori sono costretti a cambiare marcia: nel nostro reparto di Ricerca e Sviluppo lavorano alcuni ingegneri dell’automazione e, grazie a loro, lo scorso anno abbiamo presentato due nuovi progetti in filiera. Ma queste soddisfazioni, e parlo dei giovani, non sempre bastano: devi parlare con loro, confrontarti, incontrarli, riconoscere le loro aspettative. E offrirgli più tempo libero». Il Welfare a disposizione dei lavoratori può essere un’ottima leva.
E a ricordarlo è Debora Carabelli: «Ai nostri collaboratori assicuriamo spazi luminosi e piacevoli con sala ristoro e una piccola mensa. Poi, premi di risultato, piani di assistenza sanitaria e un’assicurazione su infortuni lavorativi ed extra lavorativi. In sintesi, vogliamo cercare di rendere la vita più semplice a tutti».

Gli italiani e il tessile: una tradizione che nessuno ha