
Gasparoli Restauri
gasparoli@gasparoli.it


Gasparoli Restauri
gasparoli@gasparoli.it
Non è raro, ma è difficile, scovare un’azienda che possa raccontare la Storia d’Italia e accendere riflessioni importanti su cosa significhi restare, o durare, nel tempo. Per l’eternità. A ben guardare, la stessa esistenza dell’uomo è un atto conservativo. Ciò che fa la Gasparoli Srl, centosettanta anni compiuti, è questo: mantenere, restaurare, conservare. Prendersi cura del passato per donarlo alle generazioni future.
LA “BOTTEGA DEL BELLO”, PONTE TRA GENERAZIONI
Generazione è una parola che si pronuncia spesso nello studio di via Trombini, sede dell’azienda, a Gallarate. Perché se negli anni Ottanta i tre fratelli Gasparoli entrano in forze nell’impresa di famiglia – Paolo è architetto e docente al Politecnico di Milano, Marco è laureato in filosofia e segue i lavori nei cantieri, mentre Guido, con una laurea alla Bocconi, è Presidente, Amministratore Delegato e responsabile degli aspetti amministrativi – oggi sono i loro figli a dare forza a quel “patto di famiglia” che da sempre fa la differenza in questa “bottega del bello”. Michele, figlio di Paolo, è laureato in architettura e specializzato in restauro dei monumenti; Costanza, figlia di Marco, è storica dell’arte; Martina – architetto - è figlia di Guido e responsabile dell’area comunicazione.
La parola “bottega” fa parte del vocabolario di Paolo Gasparoli, perché «oggi i restauratori escono dalla Scuola di Alta Formazione (laurea quinquennale), ma è la bottega che valorizza quelle sensibilità e capacità che ognuno si porta dentro. Lo stesso cantiere è una scuola fondamentale anche per i laureati, perché è lì che si sommano le esperienze. Ecco perché il nostro studio – cinquanta dipendenti tra restauratori iscritti nell’ Elenco del Ministero della Cultura, tecnici del restauro e operai specializzati - è una bottega che ha il valore del cantiere».
IL FILO ROSSO DEL RESTAURO: DALL’ALLUVIONE DI FIRENZE, AD OGGI
Anche a Michele, Costanza e Martina spetterà il compito di proseguire nella cucitura di quell’artigianalità che da Giovanni Maria Gasparoli (nasce nel 1824 e, dagli anni Cinquanta dell’Ottocento, lavora in proprio come decoratore anche a Buenos Aires) porta agli avi Noè (lavora con il pittore Luigi Morgari di Torino), Ercole (che nel 1945, con il cugino Ulisse, fonda la E. Gasparoli & C.), Innocente (papà di Paolo, Marco e Guido) e alle tecniche del restauro contemporaneo. Paolo Gasparoli racconta che la vera rivoluzione è avvenuta nel 1966 con l’alluvione di Firenze: «Dopo quel fatto drammatico ci si è interrogati su come mettere in sicurezza quello che era stato danneggiato con un’attenzione sulle metodologie conservative e il controllo dei costi. Che dagli anni Ottanta riguarda anche le grandi superfici – la nostra azienda è specializzata nell’edilizia storica e cura affreschi, graffiti, stucchi, lapidei - sulle quali si deve assicurare il massimo della conservazione possibile a costi controllabili».
PRECISIONE E CULTURA: I MONUMENTI PARLANO E NOI LI ASCOLTIAMO
Detto così sembra semplice, ma per durare nel tempo ci sono due segreti: primo, la precisione; secondo, la capacità di lasciarsi sempre sorprendere dalle declinazioni culturali di questo lavoro. A dirlo è ancora Paolo: «Papà Innocente era una persona molto precisa, e noi abbiamo codificato ancora meglio questo aspetto con percorsi di formazione continua. Per quanto riguarda la dimensione culturale e simbolica, posso solo dire che la Gasparoli vede cose affascinanti che, però, non sono a disposizione di tutti». Cosa? «Per esempio, il fonte battesimale di San Barnaba a Milano, nascosto nelle fondamenta di un edificio privato in Piazza Sant'Eustorgio. Oppure, le Terme di Salsomaggiore, con quell’apparato decorativo creato da Galileo Chini dove convivono stile Liberty, influenze Art Déco e orientaleggianti. Ecco, la Gasparoli Srl vive sulle spalle dei giganti, e se ne innamora, ma quello che fa la differenza è la nostra capacità nel definire un vero e proprio progetto legato al restauro. E questo lo fai solo se riesci ad aggregare tutte le informazioni di carattere storico, estetico, culturale, simbolico ed emotivo dell’edificio. D’altronde, i monumenti parlano e li devi saper ascoltare e leggere. Per farlo, però, ci vuole tempo e passione».
GARE D’APPALTO: QUEL DIFFICILE EQUILIBRIO TRA PREZZO E REPUTAZIONE
Quali edifici? Ecclesiastici, Pubblici, dimore storiche (quasi sempre edifici soggetti a tutela) e grandi palazzi proprietà di banche e assicurazioni adibiti a co-working, albergazione o uffici. La concorrenza è agguerrita: «Nelle gare di appalto, alle quali si accede con bando, non ci sono meno di dieci o venti contendenti. E se negli appalti privati la differenza la fanno il prezzo e la reputazione dell’azienda di restauro – prosegue Paolo Gasparoli – in quelli pubblici la spunta sempre l’offerta economicamente più vantaggiosa. Nell’offerta tecnica, la capacità di proporre il progetto migliore pesa per il 70%; il resto va al lato economico. Con l’ultima gara a cui abbiamo partecipato ci siamo aggiudicati il restauro di Palazzo Mezzanotte, Borsa Valori di Milano».
IL CAMBIO DI PASSO TRA LA QUARTA E LA QUINTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Impegnati a dare un futuro al passato, Paolo Gasparoli come vede i prossimi anni dell’azienda? «Dobbiamo consolidare il presente, gestire il passaggio generazionale, capire come possa impattare il passaggio dall’analogico al digitale anche nell’operato del restauratore e, infine, concentrarci sempre più sul cambio di paradigma: dal restauro come evento eseguito una volta per tutte, alla manutenzione come prevenzione e cura costante - conclude l’architetto -. Quindi, spingiamo sulla formazione del personale, sulla definizione di nuove procedure e sulle sperimentazioni digitali anche con sensori per poter monitorare lo stato di conservazione degli edifici nel tempo».
E poi, ci sono i materiali e le tecniche: negli anni Ottanta e Novanta del Novecento, le principali innovazioni hanno interessato i consolidanti e i protettivi, o i sistemi di pulitura (micropulitura, laser). Oggi, invece, è alta l’attenzione sul tema della sostenibilità e sui prodotti green diretti a interventi a basso impatto ambientale non solo nei confronti dell’opera, ma anche degli operatori. Poi, «realtà aumentata e immersiva, modellazione 3D, Intelligenza Artificiale e generativa portano alla grande riflessione su cosa deve essere il restauro: non ritorno all’originale (anche se l’uso dei materiali tradizionali è corretta perché si tratta di garantire compatibilità tecnologica tra esistente e materiali di nuovo apporto), ma attività che mirano a conservare il massimo dell’autenticità attraverso la conservazione della materia».