
Andriolo Borracce
info@andriolo.it


Andriolo Borracce
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Per essere sostenibili e trendy, ma anche comodi e con stile. E per vivere il proprio tempo all’aria aperta, o a scuola e in ufficio, con personalità. La borraccia è ormai un oggetto cult perché si pone obiettivi etici ma racconta anche noi stessi. Con colori e forme che all’Andriolo Srl – impresa leader nello stampaggio a iniezione e soffiaggio di materie plastiche - possono essere personalizzati all’infinito per trasformare la borraccia da oggetto della quotidianità in simbolo di appartenenza. Raffinata e resistente nello stesso tempo.
DI BIOLOGICO C’E’ SOLO L’ORTO DEL NONNO: LA PLASTICA DURERA’ ANCORA 50 ANNI
Anna e Simona Andriolo sono la terza generazione ad entrare in quest’azienda fondata da nonno Mario più di settant’anni fa complice la sua esperienza alla Mazzucchelli: «Trent’anni fa la produzione di mollette e pettini è stata sostituita da quella delle borracce», ricorda Anna. Che, nel dibattito aperto dall’Unione Europea sul futuro della plastica, entra a gamba tesa: «Probabilmente, in questo settore di ecologico c’è solo l’orto del nonno». Provocazione? Forse. Però una riflessione Anna la fa: «Quando sono arrivata in azienda si usavano sì e no dieci polimeri; oggi ce ne sono tantissimi. E ognuno è eccellente nel risolvere i problemi quotidiani di tutti noi. Le materie plastiche sono fantastiche perché sostituiscono il vetro in fatto di trasparenza, hanno punti di rottura molto alti, sono ignifughe, leggere e costano poco: qui, per esempio, utilizziamo polimeri per il contatto alimentare rigorosamente certificati. Come azienda siamo aperti a qualunque cambiamento, ma materiali validi a zero impatto ambientale - che possano sostituire gli attuali polimeri - oggi non ne vediamo: la plastica è molto più intrecciata alle nostre esistenze di quanto ce ne rendiamo conto. Inoltre, non pensiamo che i materiali plastici siano il problema, ma solo una parte di esso: è venuto il momento di capire come poter trovare soluzioni valide, perché la plastica ce la terremo – almeno - per altri cinquant’anni».
LA SFIDA DELLA SOSTENIBILITA’: MENO SPRECHI E SISTEMI EFFICACI PER IL RICICLO
Borraccia eco-friendly? Gli animi si scaldano: «Chi la pubblicizza mi dovrebbe dire cosa intende. Oggi si usano concetti bellissimi, ma quale è il loro significato? La bioplastica è plastica al cento per cento, anche se l’origine è la fonte rinnovabile (mais o canna da zucchero) e non gli idrocarburi (da questi si ottiene solo il 3% della plastica oggi in circolazione). Una volta trasformata la materia naturale, si ottiene sempre plastica: dove è il vantaggio per l’ambiente? Vale la pena utilizzare interi campi di mais?». Detto ciò, la questione rimane aperta e al discorso si aggiunge un’ulteriore riflessione: «Per Andriolo il concetto sul quale concentrarsi, perché più spendibile, è quello di utilizzare la plastica rendendola circolare. A fine vita questa non deve essere un rifiuto che galleggia nel mare, ma un bene che può ritornare ad essere un valore per tutti. Per tutelare veramente l’ambiente ci vogliono un’attenzione particolare a ridurre gli sprechi, a monitorare l’uso e lo scarto dei materiali plastici e a trovare sistemi efficaci per il riciclo, trasformando una filiera lineare in circolare». Da parte sua, la Andriolo Srl pone al centro del suo lavoro una filosofia meritocratica: «Abbiamo i nostri prodotti e i clienti ci riconoscono quello che facciamo perché diamo valore all’oggetto, in parte anche sostenibile. Queste sono le prove del nostro impegno», dice ancora Anna.
DA AQUA A DEVU’: LE BORRACCE CHE HANNO FATTO LA STORIA
Siamo nel 1986: a papà Antonio, con un diploma in Ragioneria e la scuola serale in disegno tecnico, seconda generazione in azienda, piace il ciclismo. Questa passione è la risposta ad una domanda che cambierà le sorti della Andriolo: cosa posso fare di diverso con la plastica? Oggi, l’impresa di Venegono Inferiore è un gigantesco show room che occupa uffici e produzione: borracce ovunque. Belle. Ricorda Anna: «La prima venne battezzata con il nome Aqua, icona del ciclismo mondiale, ma negli anni ne sono nate altre seguendo le esigenze del mercato e della clientela». Esigenze che si declinano in due macro-mondi: «Le borracce per lo sport e quelle per l’ufficio e la scuola, il lavoro e il tempo libero. A distinguerle è la chiusura: in quelle per il tempo libero il liquido esce da una piccola valvola che si apre e si chiude, mentre nelle altre si usa il tappo». Che, nel caso della Devù, riscopre quello meccanico - e in filo piegato - brevettato nel 1873 ma rivisitato nel 2019 in tecnopolimero colorato.
LE TRE R DELL’AMBIENTE: REDUCE, REUSE E RECYCLE
L’estetica vuole la sua parte e così, di anno in anno, prendono forma la Alex (la bella bottiglia dello sport), la Torad (per il gioco di squadra), l’Iknos (pensata per l’ufficio), la Frost e la Pepper per l’urban, la Clepsidra (il tappo si trasforma in bicchiere). Ma anche i bambini hanno la loro: la Bic, borraccia morbida proporzionata alle mani dei più piccoli. Ad andare alla grande sono anche la PRO (per i professionisti che devono bere con una sola mano) e la R Series, che richiama le tre R della sostenibilità: Reduce, Reuse e Recycle. Come reagisce il mercato? Ancora Anna: «Negli ultimi anni la domanda nell’urban è leggermente diminuita, mentre nello sport non c’è stato alcun calo». In tutto venti modelli che, realizzati in Tritan, risultano infrangibili, inodori, trasparenti, leggeri. E possono andare comodamente in lavastoviglie.
COSTI DI TRASPORTO TROPPO ALTI E NO ALL’ALLUMINIO
Il mercato della borraccia, però, ha le sue regole. A spiegarle è ancora Anna Andriolo: «Si tratta di un oggetto sicuramente comodo ma che occupa un gran volume, quindi non è competitivo sulle lunghe distanze perché il trasporto incide significativamente sul costo finale. Però, questo ci protegge in parte dalle produzioni asiatiche. A farne maggior uso sono gli Stati Uniti». La plastica meglio dell’alluminio? «A vincere è la prima – conclude la titolare – perché rispetto al secondo è più leggera e resiste agli urti. Il motivo più importante è ancora legato al suo impatto: per produrre una borraccia in alluminio si deve usare il doppio dell’energia rispetto a quella che si utilizza per una in plastica». L’ambiente ringrazia.