
Wemech Srl
info@wemech.com


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«L’attenzione all’umanesimo aziendale in Wemech diventa arte. Wemech è sponsor dell’ensemble barocco “I contrappuntisti”», si legge sul sito dell’azienda di Besnate.
MECCANICA E MUSICA VANNO D’ACCORDO?
Roberto Passerini, co-titolare dell’azienda, ha 56 anni ma, dice, «ho la testa di un diciassettenne: nel bene e nel male». Ed è lui a svelare quella connessione tra due mondi che appaiono così distanti: «Io e Paolo Castagnone ci conosciamo da quando eravamo bambini e, poi, abbiamo proseguito insieme gli studi in Conservatorio a Milano: io mi sono diplomato in pianoforte e organo, mentre Paolo in pianoforte e direzione di coro. Io mi reputo un semiprofessionista, mentre Paolo è musicologo e docente. La musica non è un vezzo, ma una fonte di ispirazione». Proprio in quest’azienda dove le competenze ingegneristiche, creative e manifatturiere nel settore meccanico si aggregano in processi che legano fra loro la praticità (l’attrattività dei prodotti nei confronti dei mercati) alla visionarietà (il coraggio di proporre soluzioni che sconfinano dalla comfort zone dei potenziali clienti).
INGEGNERIA E ARTE: QUESTIONE DI FEELING
Dunque, le due M si compenetrano «perché – incalza Passerini – la disciplina acquisita dalla musica qui la applichiamo tutti i giorni: studiamo in continuazione e non abbiamo paura di ciò che è nuovo, usiamo la creatività in tutte le sue forme, non temiamo l’errore». A ben guadare, numeri e suoni sono due facce della stessa medaglia perché – ritornando alla convivenza armonica tra meccanica e musica – calcolo e struttura non possono mancare né nell’una e né nell’altra. Ma se da un lato si assiste alla razionalità della formula, dall’altro ciò che rende interessante l’attività di questa impresa è quel margine di imprevedibilità che trasforma un prodotto ingegneristico in una genesi artistica. Per esempio, un bocchino per tromba: «Stiamo studiando a fondo il fenomeno fisico della produzione del suono, e abbiamo rilevato con attenzione le quote geometriche di ciò che già esiste sul mercato per proporre qualcosa di disruptive».
WEMECH: LA FABBRICA DI IDEE CHE SI ISPIRA AL KAIZEN
Il co-titolare dice di essere affetto da «un ottimismo patologico», ed è forse per questo che la start up innovativa Wemech è stata fondata nel 2020 in piena pandemia: «Siamo partiti con un solo cliente, che abbiamo tutt’ora», sottolinea Roberto. Ma a fare la differenza, oltre alla fiducia nel prossimo e nel mondo, è lo spirito collaborativo che regge l’intera struttura: una «fabbrica di idee e un aggregatore di creatività» che mette in fila le competenze di Passerini e Castagnone (appassionato di tecnologia, psicologia, umanesimo e storia) con quelle di Davide Stefano Guerra (ingegnere nucleare e docente al Politecnico di Milano), Ivan Vaghi (ingegnere meccanico), Ilka (designer ungherese) e Fabrizio Severgnini, titolare della Meccanica Besnatese. Che Passerini definisce «un unicum e un’eccezione perché crede nella rete, condivide idee e Know how e lavora con noi in un rapporto reciproco di cliente-fornitore. Penso sia per questo che ha deciso di entrare in questo team di menti pensanti: probabilmente, ci stiamo ancora chiedendo cosa faremo da grandi ma, nello stesso tempo, sappiamo di poter dare un valore aggiunto ai clienti. Come? Spingendo sempre più sull’innovazione e applicando i principi del Kaizen giapponese: un miglioramento continuo attraverso piccoli cambiamenti quotidiani e costanti. Su noi stessi e in azienda».
I PRIMI BREVETTI: BLADESCANNER E SIMULATORE DI GUIDA
E qui entrano in gioco i brevetti sui quali la Wemech scommette il suo presente e il suo domani. Ancora Roberto Passerini: «Nel 2021 abbiamo sviluppato un robot leggero e trasportabile, battezzato Bladescanner, in grado di eseguire controlli non distruttivi sulle pale degli elicotteri e testare tutti quegli elementi strutturali che hanno un profilo alare. Il controllo avviene con la tecnica del tapping: il robot picchietta la struttura con un martelletto, il tecnico ne ascolta il segnale sonoro e, interpretandolo, capisce se ci sono anomalie oppure no. In pratica, abbiamo robotizzato un processo manuale per renderlo ripetibile ed oggettivo. L’ultima parola, però, spetta sempre all’essere umano. Il brevetto è stato depositato negli Stati Uniti ed è Pct (Patent Cooperation Treaty) in Europa: una sorta di “prenotazione” valida in diversi Paesi attraverso un’unica domanda internazionale». Un risultato raggiunto grazie al contributo di Invitalia con “Brevetti+”. Il secondo, invece, interessa il telaio di un simulatore di guida realizzato secondo concetti aerospaziali: «E’ per il settore eSport, competizioni di videogiochi a livello agonistico e professionale, ed è realizzato in fibra di carbonio e strutture in alluminio stampate in 3D».
IL CAFFE’ “LEGGERO” E IL “CAVALLO” PIU’ VELOCE
Alla Wemech c’è intelligenza tecnica ed emotiva. Ed è per questo che alla contrazione della parola “meccanica” è stato affiancato il “We”: il Noi, il team, la squadra. L’insieme che vede, in Roberto Passerini, l’uomo con alle spalle esperienze nell’azienda meccanica di famiglia, una laurea in Economia e Commercio, corsi di metrologia e Lean manifacturing, master sulle tecniche di commercio internazionale per completare un sogno: «Progettare e costruire è nella nostra natura, ed è grazie a questo se riusciamo ad incuriosire i clienti con prodotti che altri non sanno fare. Muovendoci al di fuori delle proposte standard, offriamo vantaggi competitivi ai buyer». Anche nel settore delle macchine professionali da caffè: «Realizziamo perni, camme, raccordi nel pieno rispetto della normativa su Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti (Moca) per produttori italiani e dell’Est Europa. Si tratta di un mercato che spesso, però, misura la qualità della bevanda con il peso del portafiltro. E invece, per evitare dolorose tendiniti al barista qui alla Wemech stiamo lavorando ad un prodotto leggero, resistente e avveniristico. Perché ricordiamo sempre la famosa frase di Henry Ford quando inventò il Modello T: “Se avessi chiesto ai miei clienti cosa avrebbero voluto, mi avrebbero risposto: un cavallo più veloce"».
SIAMO AD ASSETTO VARIABILE, PERO’ ABBIAMO BISOGNO DI RISORSE
La Wemech, impresa “ad assetto variabile” (diversi professionisti per diversi progetti), trova la sua ideale connotazione negli uffici Ricerca e Sviluppo delle imprese, ma ad oggi quella voglia di fare “rete” è ancora insoddisfatta. A sottolinearlo è il co-titolare: «Molte aziende fanno ancora resistenza perché sono gelose dei loro progetti e temono che vengano copiati da chi fa parte del network. La Wemech ha provato più volte a mettere insieme imprese diverse, ma senza alcun risultato. Eppure, il futuro è lì perché la maggior parte delle realtà produttive italiane è troppo piccola per poter affrontare da sola le sfide dei mercati». Passerini, però, solleva un altro problema: «I progetti costano e le banche non sempre finanziano le idee. Ecco perché siamo lenti nel mettere a terra ciò che progettiamo: ci mancano le risorse. Però, siamo consapevoli del fatto che costruire un’attività sana, partendo da zero, non avviene dall’oggi al domani».