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Marzo è il mese delle donne ma anche del fisco: 127 scadenze, di cui 76 per pagare le imposte

Marzo è il mese delle donne ma anche del fisco: 127 scadenze, di cui 76 per pagare le imposte

#Rassegnastampa

DONNE E OCCUPAZIONE: CONFARTIGIANATO ARTSER CONTROCORRENTE
Oggi, 8 marzo, è la Giornata Internazionale della Donna, ma non c’è nulla da festeggiare: «11 i femminicidi dall’inizio del 2021; 99mila donne disoccupate nel solo mese di dicembre», scrive la Repubblica. Le donne, in Europa, guadagnano in media il 14,1% in meno degli uomini: «Serve un welfare al femminile per mettere donne e uomini sugli stessi blocchi di partenza». Nell’anno nero dell’occupazione femminile – in Lombardia si sono persi 41mila posti di lavoro nel periodo luglio/settembre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 – Confartigianato Varese e Artser viaggiano in controtendenza, con 147 dipendenti donne e 68 uomini, e 14 assunzioni in quota rosa contro le sei maschili. La crisi ha colpito anche le imprenditrici: sono 8mila quelle che nei primi nove mesi dell’anno-Covid hanno sospeso l’attività. Alla voce autoimprenditorialità, in Lombardia si contano 179.630 imprese gestite da donne, ci cui 38.869, il 21,6%, artigiane. Leggi QUI.

MARZO, MESE DELL’INGORGO FISCALE
Lo scrive il Sole 24 Ore: «Sono 127 le scadenze fiscali in calendario da qui alla fine del mese di marzo: cinque al giorno; sette se si escludono sabati e domeniche. Più di metà – 76 su 127 – riguarda pagamenti di imposte. Le scadenze si addensano soprattutto nella giornata di martedì 16, in cui vanno versate 72 diverse tipologie di tributo». Quindi, si va dal 10 (invio dei modelli tardivi 2020) fino al 31 (trasmissione delle opzioni per il superbonus ceduto alle banche). Continua il Sole: «Improbabile che i sostegni allo studio del Governo arrivino in tempo per i versamenti del 16. Si va, invece, verso un ulteriore rinvio delle rate della rottamazione già fatte slittare con i decreti precedenti».

FALLIMENTO, RIFORMA FALLITA
Lo si legge su Italia Oggi: «La direttiva Insolvency e l’introduzione dei nuovi sistemi di allerta del nuovo Codice della crisi di impresa devono essere adeguati alla crisi economica generata dal Covid 19 perché risultano essere eccessivamente punitivi». Bisogna abbandonare, quindi, «il focus sulla liquidità per approcciare la ripresa, invece, con una strategia di lungo termine. Dunque, anche i sistemi di salvataggio e le procedure di ristrutturazione devono essere cambiate per valutare se le imprese hanno ancora capacità di redditività e se meritano di essere aiutate». L’Italia ha chiesto alla Commissione europea «il differimento di un anno del termine entro cui recepire la direttiva 2019/1023, il cui termine ultimo è fissato al 17 luglio 2021».

CRESCE LA FIDUCIA DELLE PMI
Pandemia e Pmi: quali sono le preoccupazioni e quale il grado di fiducia nell’economia? Ce lo dice un sondaggio di Ipsos pubblicato sul Foglio: l’indice di fiducia delle imprese, a gennaio, era dell’87,9% (83,2% a novembre); il manifatturiero è il settore con la fiducia più alta. Il 47% delle Pmi ritiene di avere «risorse finanziarie insufficienti» nel breve periodo. Le norme stimate in Italia sono 160mila (7mila in Francia e 5.550 in Germania. I dipendenti delle Pmi sono 5 milioni. Il 95% sono microimprese con meno di 10 dipendenti. Il 39,2% delle imprese raggiunte interagisce con i clienti attraverso strumenti digitali (la pandemia ha portato ad una crescita del 17%).