Non solo prezzo e profitto, la mia transizione ecologica è benessere per la comunità

Carlo Petrini, gastronomo, sociologo e fondatore di slow food, interpreta il futuro della più importante rivoluzione in arrivo nel mondo economico: «La strada, oltre a essere ancora molto lunga, è ripida, ma la rigenerazione deve partire dal basso

Un fondo di Repubblica sul tema del momento, la transizione ecologica. Due parole, una firma: Carlo Petrini; dritto come un fuso arriva al punto con la concretezza e la lucidità che contraddistingue da sempre il «gastronomo, sociologo, scrittore e attivista italiano, fondatore dell'associazione Slow Food» come sintetizza con verbo asciutto l’incipit della sua voce su wikipedia, arricchita dalla data di nascita: 1949.

Petrini, non bastano due parole per fare la transizione ecologica. Quindi cosa occorre?

Carlo Petrini

Le due parole in questione sono pregne di significato e proprio per questo necessitano di azioni in grado di concretizzare questo binomio salvavita. Sia in Europa che a livello nazionale le istituzioni hanno individuato alcune linee guida; è infatti giusto, oltre che imprescindibile, che la politica si muova in questa direzione. Al momento quello che ancora manca, e di cui forse c’è più bisogno, è il risvolto pratico. Occorre sensibilizzare i cittadini sulla necessità di una rigenerazione, affinché abbiano coscienza di quanto sia importante il loro singolo contributo. Piccoli cambiamenti dei comportamenti quotidiani possano far fare passi da gigante alla transizione ecologica.

Ha assistito a transizioni ecologiche nella sua vita?
Durante la mia infanzia e la mia adolescenza ho vissuto il periodo più florido della storia italiana. Il clima del secondo dopoguerra è stato caratterizzato da un’aria di spensieratezza e da una corsa al benessere senza eguali nella storia. Ed è proprio in quel contesto che, più o meno consapevolmente, si sono creati gli attuali squilibri ecosistemici. Noi oggi necessitiamo della prima vera rivoluzione ecologica.

Crede che l’Italia sia pronta a questo passo?
In accordo con numerosi studi scientifici, credo che in questo particolare e difficile periodo storico, l’Italia, come tutto il mondo, abbia dovuto fare i conti con un nemico figlio dei comportamenti scellerati. La noncuranza degli ecosistemi in cui viviamo e la conseguente perdita di biodiversità sono tra le principali cause del dilagare di questa pandemia. Ecco che l’Italia - storicamente uno dei paesi più ricchi di biodiversità - è quindi esposta ad un rischio ambientale ed ecologico, ma anche socio-economico, più che mai evidente. Proprio in virtù e in difesa di questo patrimonio, il nostro Paese non può esimersi dall’innescare un processo di transizione. La strada, oltre ad essere ancora molto lunga, è assai ripida, ma come dicevo la rigenerazione deve partire dal basso, dalle italiane e dagli italiani e dalle opere virtuose della loro quotidianità.

Per un piccolo imprenditore cosa può significare il concetto di transizione ecologica?
E’ evidente che la piccola imprenditoria sia stata il settore a subire maggiormente gli effetti della crisi pandemica. Lo stesso comparto che da oltre un decennio è alle prese con una crisi economica che lo ha fortemente depotenziato. Eppure i piccoli imprenditori e le aziende di famiglia sono da sempre il fiore all’occhiello del nostro Belpaese: artigiani, ristoratori, coltivatori, bottegai, piccoli commercianti e mi piace inserire anche il mondo degli artisti. Insomma, rappresentanti virtuosi di queste categorie sono riusciti a far sì che il made in Italy diventasse sinonimo di qualità in tutto il mondo. Per loro la transizione ecologica deve significare la rigenerazione di piccole economie locali caratterizzate dal rispetto per il territorio, dal dialogo diretto e costante attraverso ogni anello della filiera di appartenenza e dall’adozione di un modello ecosostenibile non più incentrato su prezzo e profitto ma sul benessere della comunità.

Quali suggerimenti darebbe ad un artigiano per affrontare questo tema?
Per contribuire alla transizione un piccolo imprenditore deve saper corrispondere sempre più con il territorio in cui opera intercettandone i bisogni, farsi parte integrante della società creando legami personali con tutti i suoi interlocutori e contrastare ogni tipo di logica di sottomissione. Solo il singolo artigiano conosce il vero valore dei propri prodotti e quindi può deciderne il prezzo liberamente.