Addio Mega Direttore Galattico, la rivoluzione è la leadership “gentile”

A fronte della sempre più forte preminenza delle macchine, una nuova cultura del lavoro è indispensabile, una nuova cultura più umana, capace di sviluppare non più soltanto abilità tecniche ma soprattutto abilità empatiche, irriproducibili dall’intelligenza artificiale

Leadership gentile

di Ilenia Garavaglia*

Il mondo del lavoro sta cambiando, e lo sta facendo anche piuttosto rapidamente. I nuovi modelli di lavoro - che restano l’unica cosa che di buono ci ha lasciato la pandemia - e la quarta rivoluzione industriale, quella dei big data, del cloud computing, dell’intelligenza artificiale, della crittografia e della robotica consentiranno alla macchina di gestire un numero sempre più crescente di professioni.

È innegabile! I robot stanno progressivamente sostituendo i colleghi umani nelle professioni più manuali e più semplici. Basti pensare al braccio robotico Sparrow già in uso ad Amazon e capace di rilevare, selezionare e gestire milioni di prodotti di ogni forma e dimensione aspirandoli con i suoi tubi cilindrici per poi riporli in diversi cestini, oppure al commesso-robot Mike in grado non solo di garantire l’approvvigionamento degli scaffali dei supermercati ma altresì la sanificazione delle corsie.  

Nel prossimo ventennio i robot manderanno così “in pensione” oltre dodici milioni di persone!

PENSIERO CRITICO E CREATIVITÀ

Leadership gentile

Si apre, per utilizzare i termini che furono di Umberto Eco “il confronto tra apocalittici e integrati, ovvero tra quanti prevedono un futuro fosco, in cui le macchine andranno progressivamente a sostituire il lavoro dell’uomo che perderà cosi una delle funzioni vitali in grado di nobilitarne l’esistenza, contrapposti a quanti invece considerano l’automazione di ogni cosa un bene proprio perché consentirà all’uomo di evolvere le proprie capacità e di dedicarsi alla programmazione ed all’integrazione delle macchine che svolgeranno per lui i lavori più faticosi, ripetitivi e poco interessanti.

La sfida per l’umano è ambiziosa!

Per non farsi sopraffare dalla macchina l’essere senziente non potrà che sviluppare pensiero critico, creatività ma soprattutto umanità, tutte abilità che la macchina non è, e non sarà mai in grado, di riprodurre.

Una nuova cultura del lavoro è dunque indispensabile, una nuova cultura più umana, capace di sviluppare non più soltanto abilità tecniche, facilmente riproducibili anche dall’automa, ma soprattutto abilità empatiche, queste invece irriproducibili dall’intelligenza artificiale.

E questo nuovo modo di lavorare non può che svilupparsi sotto l’impulso di una nuova leadership a cui non solo il mercato del lavoro ma soprattutto i collaboratori richiedono gentilezza, condivisione di obbiettivi, conciliazione, diversità ed inclusione, tutti valori che facciano sentire il collaboratore non soltanto un mero esecutore di compiti ed attività, come invece per l’automa, ma che lo facciano divenire parte integrante, impegnata, partecipe anche sentimentalmente della realtà aziendale.

Ed un tale obiettivo non può che essere perseguito attraverso un mutamento nel paradigma della leadership.

UNA SVOLTA IMPORTANTE

Leadership gentile

La leadership autoritaria - per dirla con un’immagine evocativa la leadership del Mega Direttore Galattico pronto ad impartire l’ordine al Ragionier Fantozzi - quella che dirige senza coinvolgere nel processo decisionale collaboratori e colleghi, ha segnato il passo.

Ora la strada è tutta della leadership gentile!

Leadership gentile, concetto che trae le sue origini dalla “spinta gentile” del Professore di Economia Comportamentale e vincitor nel 2017 del Premio Nobel Richard Thaler ovvero da quel comportamento, quell’ attitudine, che spinge le persone a comportarsi bene, facilitando la gentilezza degli altri e che si concretizza nel mondo del lavoro nella capacità del management di guidare gli altri portando esempi positivi, mostrando rispetto, gentilezza ed intelligenza emotiva, capace cioè di comprendere, e quindi gestire, le emozioni proprie così come quelle altrui.

Una leadership che, secondo lo psicologo delle organizzazioni Rensis Liker, è da preferire in organizzazioni creative, in cui vengono richieste partecipazione ed iniziativa individuale e responsabilità, puntando sull’engagement del collaboratore.

Insomma, una leadership che pare fatta su misura per i nostri tempi.

ASCOLTO ATTIVO E DIALOGO

Leadership gentile

Tratto caratterizzante la leadership gentile è certamente la capacità di ascolto attivo e di dialogo. 

Ascoltare i collaboratori è la prima forma di dimostrazione concreta del fatto di averli a cuore. L’ascolto è comprensivo anche del dialogo, necessario per conoscersi, confrontarsi e comprendersi al meglio.

Ed è appunto attraverso il dialogo che la leadership gentile rinuncia all’autorità ed all’ordine, aprendo invece la strada alla condivisione di obbiettivi comuni, puntando tutto sull’engagement del collaboratore.

Il mercato globale e le pratiche economiche e commerciali sempre più concorrenziali impongono all’azienda la capacità di muoversi efficacemente ed in maniera coordinata, il che spesso ha indotto l’azienda a calare dall’alto e rigidamente attività ed obiettivi, così attuando una visione muscolare e fortemente verticistica delle imprese.

Ma impartire ordini ai collaboratori si rileva un concetto sbagliato, soprattutto nel momento di attuazione di estenuanti politiche di controllo circa l’adempimento o meno dell’ordine.

È invece necessario investire fiducia nella risorsa e nel suo potenziale.

OBIETTIVI COMUNI E CONDIVISI

La leadership di successo è infatti in grado di intercettare la dimensione umana dei dipendenti, guidandoli verso un obiettivo comune e condiviso.

Ma per fare ciò il leader deve essere in grado di comunicare con i propri collaboratori, trasmettendo in modo chiaro ed efficace la propria visione e riuscendo ad ispirarli e motivarli sino al raggiungimento dell’obbiettivo comune, allo stesso modo restando inclusivo, rispettando quindi le diversità di pensiero di ogni singolo membro.

Ma la leadership gentile non può essere il solo cambiamento.

Il nuovo mondo del lavoro deve essere perseguito soprattutto attraverso una economia empatica, ovvero una economia che per prima ammetta ed accetti che il valore economico non può essere l’unico a cui l’azienda deve tendere.

Per essere un’azienda di successo, leader di mercato da un lato ed attrattiva nel mondo di lavoro dall’altro, l’azienda deve diventare sé stessa di valore, per i dipendenti così come per i clienti, perché è questo in primo luogo il modo di accrescere il proprio prestigio, aumentando così anche il valore economico.

Rimane ora da capire se si vuole perseguire questo mutamento oppure no.

E come scriveva Tiziano Terzani: Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su ed una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine di trovi in un buco. A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.

*Avvocato Giuslavorista Artser