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L’economia italiana nel 2026: crescita moderata e manifattura debole

L’economia italiana nel 2026: crescita moderata e manifattura debole

Come sarà il 2026 per l’economia italiana? Le proiezioni si basano su una realtà ancora fortemente influenzata da un Paese che invecchia, dalla debolezza della manifattura, dall’incognita dei dazi americani e dai prezzi energetici che, seppur siano andati calando in questi ultimi mesi, influenzano ancora negativamente le finanze di imprese e famiglie. In base alle elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confartigianato su dati di Banca d’Italia, Bce, Banca Mondiale, Commissione europea, Eurostat, Istat e Mef, il 2026 sarà all’insegna della moderazione.

ITALIA MAGLIA NERA NELLA UE
Infatti, moderata è la crescita del Pil italiano. A dirlo sono le previsioni dell’Autumn economic forecast della Commissione europea: il Prodotto interno lordo del nostro Paese raggiunge il +0,8% sia nel 2026 che nel 2027. La Germania fa meglio con un +1,2%, mentre la Francia si assesta su un +0,9% nel 2026 per poi superare di pochissimo l’1% nel 2027. La maglia nera va, ancora una volta, all’Italia che tra il 2024 e il 2027 registrerà la più bassa crescita tra i Paesi della Ue. Se da un lato la crescita di Germania e Francia è, rispettivamente, del 2,6% e del 2,7%, quella italiana si ferma ad un +2% contro una media Ue del +4,4%.

POPOLAZIONE IN CALO, MA…
E’ ormai un problema di lunga data con il quale deve fare i conti la nostra economia: in tre anni, dal 2024 al 2027, la popolazione italiana è diminuita dello 0,3% contro l’aumento francese dello 0,8% e l’incremento spagnolo del 3,1%. La Germania è a zero.
Ma se dalla crescita depuriamo il fattore demografico, si riducono le distanze tra l’Italia e le altre economie europee: prendendo come punto di riferimento il Pil pro-capite, tra il 2024 e il 2027 nel nostro Paese si registra un aumento del 2,1% contro il +3,6% della media europea. Superiamo la Francia (+1,8%), ma non la Germania (+2,6%). La Spagna vola con un +4%.

LA GEOPOLITICA E I PREZZI DELLE COMMODITIES
Si dimostra meno instabile rispetto agli anni precedenti. Di fronte ad una possibile soluzione dei conflitti in Medio Oriente e in Ucraina, si riduce la volatilità dei prezzi sui mercati internazionali dell’energia: nel 2026, infatti, si prevede una diminuzione del 16% del prezzo del gas rispetto al 2025 e una diminuzione dell’11,8% del prezzo del petrolio. Meno marcata, invece, la discesa (-5,7%) del prezzo all’ingrosso dell’elettricità. Secondo le proiezioni di Banca d’Italia, nel 2026 il prezzo del gas dovrebbe scendere del 18,9% e quello del greggio in dollari del 9,7%.

SCENDONO I PREZZI, MA I COSTI SULL’UTENZA SI FANNO SENTIRE
I prezzi retail dell’energia elettrica e gas restano vischiosi, mostrando una lenta e incompleta trasmissione delle riduzioni dei prezzi sui mercati internazionali e su quelli all’ingrosso a causa di inefficienze del mercato amplificate dal peso e dagli squilibri degli oneri di sistema.
Nel 2025, in Italia i prezzi al consumo di energia elettrica e gas sono del 46,1% superiori alla media del 2021 e non si dissolvono le criticità lungo la filiera energetica. Secondo le previsioni della Banca Mondiale, per il 2026 è attesa una stabilità (-1,6%) dei prezzi delle commodities non energetiche.

LA MANCATA RIPRESA DELLA MANIFATTURA
Nei primi dieci mesi del 2025, il settore resta ancorato ad un andamento negativo (-1%) e l’export – appesantito dai dazi statunitensi – appare debole. Le esportazioni, al netto del farmaceutico, ristagnano (+0,6%), quelle nei Paesi extra Ue sono stazionarie, mentre cala del 3% l’export verso gli Stati Uniti. Sulla competitività del Made in Italy pesa la rivalutazione dell’euro sul dollaro. Secondo le previsioni dell’Istat, per il 2026 è atteso un ulteriore apprezzamento della valuta europea rispetto a quella statunitense (+2,8%, pari a 1,16 dollari per euro).
In questo nuovo anno, però, si attende una ripresa delle vendite del Made in Italy: la Commissione europea prevede un aumento dell’export manifatturiero del 2,7%, migliore del +0,9% dell’area dell’euro, che dal 1° gennaio 2026 si allarga a 21 paesi con l’ingresso della Bulgaria.

DEBOLE IL MERCATO DEL LAVORO
Il trend resta positivo, ma si sta indebolendo. La Banca d’Italia sottolinea che la crescita delle ore lavorate, secondo i dati di dicembre, passa dal +1,6% nel 2025 al +0,7% nel 2026. Gli occupati, lo scorso anno, sono saluti dello 0,9%: 224mila unità in più.

CRESCONO I CONSUMI DELLE FAMIGLIE
L’aumento del potere di acquisto ha portato ad una crescita dei consumi delle famiglie: dal +0,8% nel 2026 al +0,9% nel 2026. Nel corso di quest’anno rimane inferiore al punto percentuale la crescita in volume del fatturato dei servizi (+0,6% nei primi dieci mesi del 2025).

IL PNRR E LE COSTRUZIONI
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza continua a sostenere il ciclo positivo del mondo delle costruzioni, anche se si assiste ad un rallentamento: nel 2025, gli investimenti sono saliti al 3,3%; nel 2026, l’aumento dovrebbe essere dell’1,2%.

LA PRUDENZA DELLA POLITICA E GLI INVESTIMENTI DEBOLI
Nelle ultime quattro sedute del Consiglio della Bce, i tassi di interesse sono rimasti invariati: ad ottobre il costo del credito per le imprese è salito al 3,61% dal 3,51% del mese di settembre. In pratica, superiore di 198 punti base rispetto al livello precedente all’avvio della stretta monetaria del 2022. Gli investimenti si dimostrano deboli: nel 202, quelli in beni strumentali saliranno dell’1,6%, 0,7 punti percentuali in meno rispetto al +2,3% delle previsioni di ottobre.

IL MANCATO SOSTEGNO DELLA POLITICA FISCALE
Il tetto all’aumento della spesa previsto dalle regole europee spinge in basso il deficit che, nel 2025, aveva già raggiunto il limite del 3% del Pil. Nel 2026, scenderà al 2,8%. Nel 2026 l’Italia presenta un avanzo primario di bilancio pari all’1,2% del Pil a fronte di un disavanzo dell’1,3% dell’area dell’euro.

 

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