In Italia, all’anno, servirebbero almeno 205mila lavoratori stranieri. E invece, il nuovo Decreto Flussi al quale sta lavorando il governo non andrà oltre le 100mila unità. Le imprese li vogliono e «già alla fine dell’anno questi lavoratori potrebbero arrivare nel nostro Paese non su un barcone ma in aereo – si legge su Repubblica - con un contratto di lavoro e un permesso di soggiorno già in tasca», e un contratto di formazione alle spalle. C’è un punto, però, sul quale bisogna essere chiari: gli imprenditori che hanno bisogno di manodopera potranno sì cercarla all’estero, ma prima dovranno ottenere l’approvazione del Viminale. A questo il compito di accertare che sul territorio italiano non ci siano già dei lavoratori con il profilo adeguato che, quindi, potranno essere assunti.
ITALIA, LOMBARDIA E VARESE
Al primo gennaio 2021, i cittadini stranieri residenti in Italia erano più di 5 milioni. Tra le prime 5 regioni di residenza ci sono Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana. Al 31 dicembre 2021, secondo i dati dell’Istat, i cittadini stranieri residenti in Lombardia ammontavano a 1.193.910 unità, il 12% della popolazione della regione. La Lombardia, particolarmente attrattiva per l’alta densità di aziende, si conferma al primo posto tra le regioni italiane per numero di residenti stranieri, con una quota del 23% sul totale nazionale. I minori sono il 22,5% sul totale dei residenti stranieri. In provincia di Varese, al 1° gennaio 2022, i residenti stranieri erano 75.070. E le imprese, a caccia di manodopera per quei “lavori che gli italiani non vogliono più fare”, li assumono e li formano.
STRANIERI IN AZIENDA, IL DOCUFILM DI IMPRESE E TERRITORIO
Una testimonianza diretta arriva dal docufilm realizzato da Imprese e Territorio nel 2021, che entra nel vivo di un fenomeno che sta interessando da vicino anche la nostra provincia: «E’ per questo abbiamo deciso di spingerci nelle aziende, di andare oltre la fredda contabilità, per comprendere come la presenza degli stranieri impatti sulle Pmi, su quali settori si sia concentrata, con quali conseguenze e con quali possibili evoluzioni», aveva detto il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, in occasione della presentazione dell’inchiesta.
Da Nord a Sud, da Saronno a Mesenzana, il microcosmo di lingue e dialetti, aspirazioni e sogni, lontananze e comunità è più vasto di quanto si possa pensare. Un giro del mondo, insieme a nove imprese e undici collaboratori, che comprende Marocco, Santo Domingo, Senegal, Ghana, Polonia, Egitto, Pakistan, Serbia e Romania. A questi vanno aggiunti Bangladesh, Perù, Ecuador, Repubblica Domenicana, Sri Lanka e Moldavia. Un serbatoio di umiltà e semplicità che fa di questi lavoratori «un investimento importante sul quale si scommette. Un investimento fatto per necessità perché ai colloqui di lavoro, spesso, si presentano solo loro», sottolineano gli imprenditori. Ma questi lavoratori fanno anche altro, perché ringiovaniscono il mercato del lavoro, danno una spinta alla crescita economica e sociale e vivono l’impresa con un forte senso di appartenenza. E’ questa la leva che permette all’impresa di essere più forte: una volta entrato in azienda, il lavoratore straniero ci resta per sempre.
A CACCIA DI MANODOPERA: NEL 2022 NON SI TROVANO QUATTRO LAVORATORI SU DIECI
Il 2023 potrebbe portare al mercato del lavoro italiano più di 180mila stranieri, somma che si ottiene dal decreto flussi che deve ancora partire e da quello che dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. E gli imprenditori guardano con speranza a questo piccolo esercito perché, secondo Unioncamere, nel 2022 i posti di difficile reperibilità erano due milioni. Quattro lavoratori su dieci non si trovano; 5,5 su dieci per le mansioni meno qualificate, quelle coperte soprattutto da non italiani.
Secondo le necessità rilevate nel 2021, alle aziende sarebbero serviti più di 600mila lavoratori stranieri: un terzo per coprire il turnover, il 12% per inserire in organico nuove figure. I tre quarti degli ingressi interessa il settore dei servizi, cioè logistica, trasporto e magazzinaggio. Il 64%, addirittura, era rivolto al lavoro domestico. Il 28%, invece, interessava le industrie. Soprattutto quelle dei comparti gomma-plastico, alimentare, metallurgico e costruzioni (quest’anno in questo settore servono 90mila figure specialistiche e 150mila da qui al 2026). Infine, Bankitalia dice che per attuare il Pnrr servono 375mila nuovi occupati. Ecco perché si devono aprire le porte anche agli stranieri con alte qualifiche, come ingegneri e progettisti.
A PAVIA NASCE IL “WE FOR JOB 2023”
Il primo Career Day della provincia di Pavia ha preso il via alla fine di febbraio di quest’anno, ma non si rivolge solo ai giovani stranieri. Il Centro per l’Impiego, in circa un mese, ha ricevuto tra i 500 e i 600 curriculum (si sono presentati anche due candidati che parlano esclusivamente inglese) per le posizioni di contabile, informatico, operaio addetto alla produzione in un caseificio (solo per questo i candidati sono stati più di 200), finance accountant, legal affairs specialist, manutentore e guardia giurata. Le imprese coinvolte, quelle che si affidano regolarmente al Centro, sono quattro. Alla fine della scrematura, sono stati selezionati tra i 50 e i 60 candidati: su 4 profili portati, un’azienda ne ha trovati 3 particolarmente idonei. Il Career day di Pavia sarà replicato a Vigevano e a Voghera, ma non solo.