News

L'export made in Italy vola a +2,5% contro lo zerovirgola di Francia (+0,9%) e Germania (+0,3%)

L'export made in Italy vola a +2,5% contro lo zerovirgola di Francia (+0,9%) e Germania (+0,3%)

L’inflazione sta gonfiando i valori monetari relativi ai ricavi dalle vendite e alle esportazioni. A giugno 2022 l’export è salito del 21,2% rispetto un anno prima, combinazione di un aumento del 23,7% dei prezzi e di una flessione del volume dell’export del 2,1%. Una crescita delle vendite in valore a doppia cifra, quindi, nasconde un calo dei volumi, causato dal rallentamento del commercio internazionale e dal prolungato clima di incertezze dopo l’invasione dell’Ucraina.

Nonostante la flessione di giugno, nel complesso dei primi sei mesi del 2022 il volume delle esportazioni registra un aumento del 2%.

Anche grazie al buon andamento del turismo, nel secondo trimestre del 2022 le esportazioni di beni e servizi valutate a prezzi costanti in Italia salgono del 2,5% rispetto al trimestre precedente, a fronte della crescita "zerovirgola" registrata in Francia (+0,9%) e Germania (+0,3%).

L’energia peggiora il saldo import-export – Negli ultimi dodici mesi (luglio 2021-giugno 2022) il saldo del commercio estero dell’Italia è peggiorato di 66,9 miliardi di euro rispetto ai dodici mesi precedenti, di cui il 76,6% è determinato dall’aumento di 51,3 miliardi di euro della bolletta energetica, che arriva al massimo storico del 4,1% del Pil.

I prodotti del made in Italy – L’analisi per settore, con dati disponibili fino a maggio 2022, evidenzia nei primi cinque mesi del 2022 una crescita tendenziale a doppia cifra dei volumi esportati per altri mezzi di trasporto con +35,6%, prodotti raffinati con +16,9%, tabacco con +15,4%, prodotti delle altre industrie manifatturiere e tessili con +12,4%, pelle con +11,5%. Crescita dei volumi venduti all’estero anche per articoli di abbigliamento con +8,8%, farmaceutici con +8,1%, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi con +7,3%, prodotti alimentari e bevande con +6,8%. In flessione i volumi per apparecchiature elettriche (-0,7%), metallurgia (-0,9%), gomma e materie plastiche (-1,5%), macchinari (-4,7%), autoveicoli (-6,2%).

I mercati – L’analisi per i principali mercati evidenzia un maggiore dinamismo dei volumi esportati in Messico con +18,3%, seguito da Corea del Sud con +9,9%, India con +8,2%, Regno Unito e Stati Uniti con +8,1%. Seguono la Spagna con +6,4%, risultando il mercato più dinamico dell’eurozona, Polonia e Turchia con +5,4%, Svizzera con +4,2%, Austria con +2,5%, Giappone con +2,2%, Sudafrica con +1,3%, Germania con +1,1%. Segno negati per Francia (-0,2%) e Brasile (-2,1%), mentre si registrano forti cali per la Cina (-15,8%) e la Russia (-27,0%, che arriva a -46,6% tra marzo e maggio,  primi tre mesi di guerra primi due mesi di guerra).

Il cambio euro-dollaro – A settembre prosegue il deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro, che riflette il più rapido orientamento deflazionistico della politica monetaria negli Stati Uniti. Da maggio del 2021 si è avviata una forte svalutazione dell’euro, che a fine agosto 2022 è sceso sotto la parità, toccando il 5 settembre una quotazione di 0,9920 dollari per un euro, un valore che non toccava dal dicembre 2002. L’effetto, positivo, sulle esportazioni della svalutazione dell’euro è stato in parte assorbito dall’escalation dei prezzi all’importazione delle materie prime e dell’energia, prodotti che sono scambiati in dollari, in una fase in cui hanno registrato una straordinaria turbolenza: a giugno 2022 i prezzi all’importazione di petrolio e gas in euro risultavano più che raddoppiati (+108,1%) rispetto a un anno prima.