News

Whatsapp strategy: il messaggio istantaneo che fa bene al marketing delle imprese

Whatsapp strategy: il messaggio istantaneo che fa bene al marketing delle imprese

Ormai la pubblicità coincide coi messaggi istantanei. Tutti leggono tutto, lo leggono subito e a volte si fanno anche convincere. Si tratta di un territorio semi inesplorato, i cui orizzonti sono straordinari. Forse senza confini. Non è Telegram ma WhatsApp l’applicazione di messagistica istantanea prediletta per il marketing del terzo millennio. Non ha dubbi Davide Dal Maso, social media coach, tra i “top under 30 italiani” secondo la rivista Forbes. Lui ha fondato la no-profit sulle potenzialità e i rischi del web ”Social Warning  –  Movimento Etico Digitale”. 

Tutti o quasi usano entrambi i programmi per ricevere e scambiare chat. Molti meno sanno che ormai queste app sono diventate veri e propri social network, in grado anche di influenzare i gusti e soprattutto gli acquisti. Anche nella vita di tutti i giorni. Suggeriscono mete, vestiti, prodotti. Sembra casuale ma non lo è.

«WhatsApp, rispetto a Telegram – rivela Davide Dal Maso – è utilizzato da molte più persone e, soprattutto, quasi tutti gli utenti lo controllano sempre. Statistiche alla mano il 90% delle persone quando riceve un messaggio lo visualizza il prima possibile. Spesso è curiosità: chi è, cosa vuole? E poi lo leggono. Così la quotidianità si organizza tramite pochi click. Perché telefonare al parrucchiere o all’estetista, quando si può inviare un messaggio e prenotare l'appuntamento? Non si rischia di trovare il numero occupato, né che (come avviene con le email) il destinatario legga ma decida di non rispondere

«Una grande azienda nel ramo degli snack – prosegue l’esperto – dopo aver organizzato nelle scuole superiori alcuni “incontri di marketing” per reclutare giovani leve promettenti, ha sottolineato l’importanza della comunicazione rapida per far conoscere a tutti le offerte, le promozioni, le novità. Tutti la seguiranno, loro venderanno di più e potranno vantarsi di avere spianato una strada». 

Ormai, circa il 10% del fatturato di ogni azienda che si basa sul lancio periodico di prodotti nuovi, è basato sull’applicazione principale installata sugli smartphone. WhatsApp. Se il programma “crashasse” una settimana, cioè se non funzionasse più per problemi tecnici, causerebbe una perdita economica rilevante. I clienti, gli affezionati, chi aveva mandato un messaggio giusto un paio di volte per richiedere informazioni generiche, è ormai abituato a leggere gli aggiornamenti, le offerte, le promozioni, i cambiamenti. Visualizza in tempo reale. Non può più farne a meno: conta la tempestività. Sentirsi aggiornati rispetto al Pianeta, che ruota sempre più veloce.

Se dieci anni fa sarebbe sembrato assurdo, adesso è la prassi. I professionisti delle vendite lo sanno. Quasi chiunque, dall’estetista che deve organizzarsi gli appuntamenti fino alla piccola media impresa che deve ampliare i clienti, o fidelizzarli, non può prescindere da WhatsApp. Comunicazioni in tempo reale, annunci, offerte, promozioni. Tutto viene inviato ovunque, “come uno sparo”. Chi legge legge, chi non legge leggerà, e se legge tardi penserà di essere in difetto anche se non è vero.  Proverà lo stesso a fissare un appuntamento.

Telegram al contrario è per gli “specialisti”: è un programma ben fatto ma meno istantaneo e soprattutto meno utilizzato. Per chi non ha bisogno di messaggi frequenti ma generici, bensì di seguire gruppi di settore. Per gli affezionati, per chi cerca il particolare e non il generale. Un social che permette di sapere tutto degli argomenti “caldi”, dove si sono già chieste prima informazioni, e dove si è iscritti. Nel mondo della messaggistica istantanea si distingue tutto, nel bene e nel male, senza giudicare cosa sia “bene” e cosa sia “male”: si valutano semplicemente le esigenze diverse del momento. Lo sa bene Davide Dal Maso. La sua storia è stata raccontata dai più grandi media nazionali (come SkyTg24, i Tg Mediaset e Rai, Rds o Millionaire). Lui ha l’obiettivo di far diventare virale ciò in cui crede fermamente: la necessità di introdurre in tutte le scuole l’educazione civica digitale, connettore tra generazioni e amplificatore dei talenti di ognuno.