Selleria Gianetti: la quarta generazione monta a cavallo

Selleria Gianetti: la quarta generazione monta a cavallo

Selleria Gianetti Enrico Snc

gianetti@gianettiselleria.it

Jean Giraudoux, scrittore e commediografo francese, diceva che “il cavallo, come ognuno sa, è la parte più importante del cavaliere”. Questa verità, scolpita nella pietra o incisa sulla sella a proprio piacimento, motiva da sempre la famiglia Gianetti. Selleria in quel di Saronno che vanta una storia di passione nella quale confluiscono professionalità e amore infinito per l’uomo e l’animale.
Juan Carlos Garcia, cavaliere colombiano naturalizzato italiano, da poco più di vent’anni usa selle Gianetti. Ed è lì che lo incontriamo in occasione di questa intervista che è anche lezione di stile. Perché la sella, che dev’essere comoda per chi monta, «è anche fondamentale per il confort dell’animale. E siccome ogni cavallo è diverso per conformazione, a partire dal garrese, lo deve essere anche la sella», dice Garcia. Sceglierla non è un gioco da ragazzi: a questa si deve la posizione corretta, e il giusto equilibrio, del cavaliere. «E se nella Formula 1 – continua Juan Carlos - la prestazione della macchina cambia radicalmente al cambiare della temperatura dell’asfalto, nel mondo dell’ippica la prestazione di cavallo e fantino quasi tutto devono alla sella». Che è diversa nel caso in cui si faccia salto, dressage, endurance o cross.
 



IN PRINCIPIO FURONO I CAVALLI DA TRAINO, MA POI ARRIVO’ L’AUTOMOBILE
A questo si dedicano i fratelli Giuseppe e Fabio, che ad una storia iniziata nel lontano 1881 danno ancora lustro e gloria. In principio furono i cavalli da traino, le carrozze e i carri agricoli. Poi, dal 1935, l’avvento dell’automobile cambia il futuro dell’azienda: inizia l’avventura nell’equitazione sportiva con in testa i fondatori Angelo ed Enrico, nonno e papà dei due fratelli. In tutta la sua complessità: perché le selle, da sole, non bastano. E allora ecco arrivare, in uno showroom che oggi conta 650 metri quadri, tutto ciò che serve a cavallo e cavaliere: dall’abbigliamento alle attrezzature. Per inciso, testiere, redini, cavezze, pettorali e martingale, sottopancia, staffe e staffili, sottosella.

MARTINA E DAVIDE: LA QUARTA GENERAZIONE MONTA A CAVALLO
Martina, figlia di Giuseppe e di Chiara Colombo, ha trent’anni. Con sguardo vispo e deciso dice che «si entra in azienda perché si vive la stessa passione nei confronti del lavoro e dell’equitazione. Si lavora dove si è nati». Storia di dna che ha portato il fratello Davide ad essere l’erede dell’antica arte della fabbricazione delle selle: in laboratorio, con lui, ci sono altri tre ragazzi (età media 25 anni) che tagliano, cuciono e incollano. Per una sella, realizzata con cuoio e pelli piemontesi, non ci vogliono meno di tre giorni. E un’azienda come la Gianetti è anche il miglior modo per entrare in un mondo dove si impara strada facendo: «Scuole per sellai non ne esistono – dice ancora la giovane – e ragazzi volenterosi che abbiamo voglia di imparare ce ne sono sempre meno. Eppure, questo mestiere regala tante opportunità».
L’obiettivo di Martina e Davide? «Conservare negli anni ciò che è stato fatto fino ad oggi dalle generazioni dei Gianetti: eravamo all’avanguardia e lo saremo ancora», sottolinea la sorella. Che anche sul passaggio generazionale si dimostra determinata: «E’ difficile perché devi rispettare le idee di chi ti ha preceduto, ma nello stesso tempo devi essere in grado di fare accettare le tue». Si è imprenditori per vocazione. E di questa fanno parte anche i momenti di sconforto: «Basta, non ce la faccio più!: chissà quante volte l’ho detto».

PRIMA IL CAVALLO, POI IL RESTO
E capita, solitamente, quando da parte dei clienti manca la fiducia. Chiara Colombo lo dice a chiare lettere: «Chi si avvicina al mondo dei cavalli, spesso non ne sa niente. Allora si fa leva sulla sintonia, perché devi accontentare chi monta ma anche, e soprattutto, prestare la massima attenzione all’animale». E qui si ritorna alla frase di Giraudoux perché «il cavallo non è un gioco: alcune persone fanno veramente fatica a capire cosa prova e quindi è difficile fare la cosa giusta». Chiara parla di emozioni e attenzioni; solo in un secondo momento si affronta il discorso di come sono cambiati attrezzature e abbigliamento. La scelta è infinita: «La prima domanda da porsi è: economicamente, fin dove può arrivare il cliente? Questo fa parte anche della soluzione: selle con telai in legno (i nostri arrivano dall’Inghilterra, patria dell’equitazione) o in plastica (anche se meno belle), nuovi tessuti per il fantino, imbottiture in lattice che sostituiscono quelle in lana, maschere al titanio calmanti per il cavallo. Ciò che mi piace di questo lavoro è risolvere i problemi di tutti, dal dilettante al professionista. E la tua validità sta nella conferma che arriva direttamente dal cliente: la massima soddisfazione è questa. Un problema risolto cancella qualunque difficoltà».

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