
Brondolin Srl
info@brondolin.it


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Dopo l’intervista a Davide e Lorella Brondolin, titolari della Brondolin Srl, ora la parola passa all’ingegnere Massimiliano Brocchi.
Un manager in azienda: 59 anni, un anno al Liceo Classico, poi la virata verso studi tecnici e, infine, la laurea in ingegneria microelettronica e optoelettronica. Esperienze in quattordici aziende, tutte diverse fra loro e poi, il 7 dicembre 2015, la chiamata alla Brondolin Srl.
Undici anni in “trincea”, ma spesi con una passione incontenibile e un piano d’azione che, condiviso passo dopo passo con i titolari Davide e Lorella Brondolin, ha portato ad un capovolgimento nell’organizzazione.
SPAZIO DI MANOVRA ED ENTUSIASMO: COSI’ HO CAMBIATO LE MIE PROSPETTIVE

«Se posso, vorrei iniziare con un ricordo personale», dice Massimiliano Brocchi. E così sia: «Un panino con la salamella: tutto è partito da qui. Un pasto veloce nel seminterrato dell’azienda: un gesto piacevole, e inaspettato, per uno come me che si portava sulle spalle una lunga esperienza in tante imprese multinazionali. In quella semplicità ho ritrovato il senso vero dell’accoglienza: Davide e Lorella Brondolin mi hanno aperto le porte dell’azienda con entusiasmo ma, soprattutto, hanno creduto in me e mi hanno concesso tutto lo spazio di manovra necessario».
Uno spazio prezioso per un ingegnere che il mondo della metalmeccanica l’aveva vissuto «marginalmente, anche se la meccanica mi è sempre piaciuta. Parlare con i capo reparto, vivere dall’interno il rapporto tra le vecchie generazioni e quelle nuove, visitare i magazzini, entrare nel vivo del prodotto, partecipare alle trasformazioni dei mercati: lavorare alla Brondolin Srl ha cambiato le mie prospettive». Tranne una: «A volte penso con rammarico ai giovani perché mi sono accorto che hanno una convinzione non vera: quella di non poter fare carriera in un’azienda meccanica».
UNA SPINTA AL CAMBIAMENTO: TUTTO PARTE DAL VERO VALORE DEI COLLABORATORI
«Cosa ci faccio qui? Da Plan Manager, il mio compito principale è quello di spingere il cambiamento, rendere più fluidi i processi e potenziare la capacità produttiva dell’azienda», continua Massimiliano Brocchi. Perché «gestire una macchina o un robot, dopo tutto, può anche essere semplice. Lo è meno estrarre quel valore aggiunto dai collaboratori, perché a volte non sanno di averlo, o non sanno come usarlo. Qui, tutti sono importanti: con le loro soddisfazioni, ma anche con i loro problemi personali. L’iniezione di managerialità serve anche a questo, perché porta responsabilità a tutti i livelli, incide sulla struttura e su come deve essere rimodellata in base alle strategie e agli obiettivi aziendali e, infine, fa leva sulla gestione e sull’uso dei dati. Grazie a questo flusso ininterrotto tra tutti i processi aziendali, ora il controllo della produzione ha raggiunto livelli di precisione altissimi e la gestione delle urgenze è calibrata. Certo, potessi leggere la sfera di cristallo tutto sarebbe più semplice, perché i tempi produttivi sono sempre più lenti dei tempi di reazione dei nostri colleghi commerciali».
LA PRIMA LEVA: CAMBIARE LA CULTURA AZIENDALE
In un mondo che richiede velocità di risposta al secondo, la lentezza non è l’unico problema. Secondo Massimiliano Brocchi, il primo punto sul quale

intervenire è la cultura dalla quale proviene un’azienda: «La vera rivoluzione la si fa quando si passa da un’impostazione padronale – l’uomo forte al comando che tiene nelle sue mani il controllo dell’azienda, controllo spesso non basato su criteri scientifici ma esercitato “a vista” – ad una dove tutti si assumono le proprie responsabilità. E dove il “capo” ha un proprio scopo, un obiettivo e un risultato da raggiungere. E, soprattutto, decide dopo aver condiviso il piano con la sua squadra. La definizione di Plan Manager, in sintesi, è proprio questa».
LA SECONDA LEVA: RISPOSTE PRECISE E PERCORSI DI CRESCITA MIRATI
Dopo undici anni, Massimiliano Brocchi sta spingendo ancora sull’acceleratore: «L’azienda è maturata di anno in anno e sta diventando sempre più grande: tutto quello che succede nella struttura viene governato con risposte precise grazie anche a percorsi mirati di crescita professionale dei manager e all’affiancamento delle nuove figure tecniche e gestionali. Tutte le funzioni aziendali sono ben presidiate, ma la trasformazione è continua: abbiamo inserito il doppio turno e la nostra potenza di fuoco è aumentata a tal punto da dover pensare ad una nuova sede».
Brocchi ci saluta con una battuta: «Lo spazio in produzione ormai è quasi esaurito: di questo passo dovremo pensare a come installare i nuovi macchinari in “verticale”».