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Opportunità concrete, partecipate ai bandi: le Pmi devono prendere i fondi del Pnrr

Opportunità concrete, partecipate ai bandi: le Pmi devono prendere i fondi del Pnrr

«Le imprese, soprattutto le piccole e medie, partecipino ai bandi legati al Pnrr, che rappresenta una grande opportunità per tutti». Più chiaro di così non poteva essere il professor Francesco Giavazzi, economista, consigliere del presidente del Consiglio Mario Draghi, editorialista del Corriere della Sera e sicuramente uomo capace di leggere in anticipo i grandi cambiamenti macroeconomici, nel corso di un webinar promosso dall’Università Bocconi. «Il Piano nazionale di ripresa e resilienza – spiega Giavazzi – è in grado di cambiare il tasso di crescita e il futuro del nostro Paese».

Un processo di cui le aziende possono e devono essere protagoniste. Sono le cifre a dire l’importanza vitale del Pnrr, visto che il suo valore è di circa 220 miliardi di euro, ovvero più o meno il 14% del Pil che è peraltro grosso modo il valore degli aiuti elargiti dallo Stato nel 2020, che hanno rappresentato l’11% del Pil. Ma non sono tanto le cifre ad essere importanti secondo l’economista, quanto le riforme ben dettagliate che sono il pilastro del Pnrr e che sono anche una garanzia per le imprese che intendono investire. «Come l’Italia utilizzerà questi fondi?» si chiede Giavazzi, anticipando alcune perplessità emerse, non a torto, da qualche capitale europea.

Le percentuali di destinazione delle risorse europee ai vari capitoli sono note. «L’aspetto più importante sono le riforme e il processo riformatore è già iniziato» prosegue il consigliere di Draghi. La prima riforma incanalata dal Governo italiano è quella della governance del Piano, che è stata messa nero su bianco e poi dalla semplificazione delle procedure e infine dal reclutamento del personale per rafforzare la struttura amministrativa.

«Non dimentichiamo che le risorse del Pnrr andranno spese entro dicembre del 2026, altrimenti faranno la fine della scarpina di Cenerentola» sottolinea l’economista con un’efficace metafora. La riforma della governance che ha il compito di gestire il progetto, con l’istituzioni di una cabina di regia a Palazzo Chigi e un tavolo permanente con le parti sociali, la segreteria tecnica, le rendicontazioni al Mef, anticorruzione e poteri sostitutivi danno garanzie di successo. Stessa cosa per la semplificazione e per il reclutamento del personale; ineludibile anche la riforma della giustizia, che secondo Giavazzi deve essere approvata entro la fine del 2021.

«Sono queste cose che cambieranno l’Italia più che i soldi che arriveranno» ribadisce il consigliere del presidente del Consiglio. E le imprese che ruolo possono e devono giocare in tutto questo, soprattutto le Pmi? «Il mio consiglio è quello di partecipare il più possibile ai lavori, iscrivendosi ai bandi che verranno proposti – risponde Giavazzi – i Comuni saranno grandi protagonisti del Piano e si vorranno affidare a maggior ragione a aziende locali che conoscono bene il territorio». Non si deve cadere poi nell’errore di pensare che il Pnrr riguarderà solo qualche settore dell’economia, come l’edilizia che sicuramente sarà protagonista ma non in solitaria. «Penso ai grandi investimenti previsti sulle scuole, per non parlare della sanità, tante opportunità ci saranno ad esempio per gli ospedali locali e sono le imprese a rendere concreti e a realizzare tutti questi progetti, ci sono davvero grandi opportunità per tutti» conclude l’economista.