I nostri imprenditori del Restauro sono proprio bravi. E a Denkmal hanno fatto il pieno d'interesse

I nostri imprenditori del Restauro sono proprio bravi. E a Denkmal hanno fatto il pieno d'interesse

Siamo l’eccellenza, non c’è niente da fare. L’Italia ha una miriade di difetti, ma basta passare il confine per capire quanto gli altri ci apprezzino. Dovremmo farlo di più anche noi, potrebbe giovare sia all’autostima (che conta solo per l’ego, meglio di niente) ma soprattutto agli affari. E quest’ultimo concetto mette d’accordo tutti.
C’è di più: sabato, l’ultimo giorno di fiera, moltissimi ragazzi del posto, quindi tedeschi dell’Est, Sassoni per la precisione, aspiranti restauratori, hanno cercato di lasciare il proprio biglietto da visita alle ditte italiane. Per loro vuol dire ancora “eccellenza”. Il resoconto di Matteo Campari, export specialist di Confartigianato Artser, è convincente. Si trovava a Lipsia, Germania, presso Denkmal, la principale fiera europea per la conservazione, il restauro e la ristrutturazione di vecchi edifici. È tornato due giorni dopo, al termine di un viaggio un po’ rocambolesco. Del resto, si sa, gli aeroporti maggiori (Monaco, in questo caso) sono i più disorganizzati. Perfino nel rigore teutonico.

TANTI DOSPOSTI AL DIALOGO

Fiera del restauro Denkmal

«Rispetto alla scorsa edizione – esordisce Campari – i visitatori erano maggiori nonostante il forfait di Russia e Cina per motivi geopolitici. Potenziali partner, interlocutori per il futuro in un mondo molto complesso come quello del restauro, dove le idee e la competenza non coincidono coi soldi a disposizione. Tante persone diverse disposte al dialogo e soprattutto a chiedere il preventivo. Compratori e clienti dal Nord Africa, dall’India, dalla Serbia, dalla Repubblica Ceca, dalla Lituania. Cercavano la competenza delle aziende italiane di restauro, per poi provare a vincere le gare di sistemazione dei beni architettonici nei propri paesi». Campari a Lipsia rappresentava quattro aziende lombarde: Manufatti Epis Srl di Arcisate, Cores4N di Venegono Superiore, Milena Maesani decorazione e restauro di Varese, e la pavese REA – RestauroEArte.

UNA QUALITA' INARRIVABILE

Fiera del restauro Denkmal

«Faccio un esempio, ma non è il solo, con l’India: la manodopera lì è a buon mercato – prosegue l’esperto – ma le competenze e le soluzioni tecniche di un’azienda italiana attiva magari da mezzo secolo è inarrivabile, e gli imprenditori lo sanno. Per restaurare questi palazzi bellissimi, monumentali, antichi, dell’epoca coloniale britannica o anche più vetusti, non potrebbe esserci soluzione migliore che noi, e le nostre aziende. I clienti dal mondo lo sanno, non c’è niente da fare, e noi dobbiamo essere bravi a sfruttare queste occasioni come la fiera di Lipsia».

Il grande traffico umano tra gli stand era certamente dovuto anche alla voglia di ritrovarsi tutti dopo i famigerati due anni di chiusura forzata e di perdite economiche mostruose. Sono fiere particolari, dove non ordini merce ma cerchi le competenze altrui, e fai fruttare i contatti. Poi c’è stata la giornata finale, quella di sabato 26 novembre: gli inviati delle ditte erano già andati via, Campari era rimasto, tanti studenti di restauro, timidi, si sono avvicinati lasciando i loro contatti.

Vogliono lavorare in Italia, la nazione al mondo più densa di beni culturali tra tutte. Goethe è morto 190 anni fa, ma non è cambiato niente. «Fosse per me – conclude Matteo Campari – li avrei assunti tutti, nel senso che se io fossi proprietario di un’azienda non potrei rimanere indifferente all’entusiasmo, alla voglia, alla competenza, alla loro consapevolezza che il lavoro di restauratore costi tantissima fatica inversamente proporzionale alle soddisfazioni e al guadagno. Per questo li metterò in contatto con le ditte che rappresentavo alla fiera di Lipsia». E poi largo ai giovani, al loro entusiasmo, alla loro cultura, alla loro voglia, anche in un settore difficile.