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Cultura finanziaria e attenzione alla filiera: strategie a misura di Pmi per affrontare la crisi Covid

Cultura finanziaria e attenzione alla filiera: strategie a misura di Pmi per affrontare la crisi Covid

Programmazione economica e pandemia: una convivenza possibile, ma estremamente difficile per chi ha il timone dei un’impresa che deve manovrare nel mare in burrasca dei mercati. Quali soluzioni? Ne parla Andrea Uselli, professore associato di Economia degli Intermediari Finanziari e Finanza Aziendale all’Università degli Studi dell’Insubria e coordinatore del corso di laurea triennale in “Economia e Management” del dipartimento di Economia.

Nel pieno della pandemia quali sono le difficoltà da parte delle aziende nella pianificazione produttiva? E negli investimenti?Le situazioni di crisi sono tipicamente associate ad un calo di fiducia delle imprese, anche correlato all’incertezza, e a un rallentamento delle decisioni di investimento soprattutto di medio/lungo termine. In questo caso, in aggiunta, la situazione di prolungata chiusura di alcuni comparti ha determinato difficoltà anche nelle decisioni sulle scorte e sul circolante. Questo ha poi comportato disequilibri finanziari e crisi di liquidità, sebbene la crisi determinata dal Covid non si sia associata a condizioni di credit crunch, in conseguenze delle politiche ancora accomodanti mantenute dalle Autorità di politica monetaria.

Quali sono i settori più interessati da questo problema?
Secondo alcune stime recenti (Ufficio Studi Confcommercio e Prometeia-Intesa SanPaolo), l’effetto congiunto del Covid e il calo dei consumi (-10%) ha portato nel 2020 ad una chiusura di oltre 390mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato. Abbigliamento, il sistema moda, tutti i comparti legati ai viaggi, al turismo e alla ristorazione sono i settori che hanno sofferto di più, con limitati benefici dal rallentamento delle restrizioni nella seconda metà del 2020. Ora l’attenzione si sposta, oltre che sull’efficacia della campagna vaccinale, anche sulle scelte e le azioni del Governo sui fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che potranno dare una spinta fondamentale in questo percorso di recupero di competitività del nostro Paese.

Esistono modelli economici in grado di gestire queste variabili? In che modo le imprese artigiane possono orientarsi per creare strategie?
I modelli macroeconomici hanno dimostrato grande prudenza (e anche grande incertezza) nel definire l’ampiezza degli scostamenti attesi sulle principali variabili-chiave (Pil, commercio estero, attese sui consumi). Oggi si legge almeno altrettanta cautela, nel permanere di diversi fattori di incertezza. A questa visione macro, si deve certamente affiancare una visione micro, più imprenditoriale. La crisi sta contribuendo ad accelerare alcuni passaggi di innovazione, digitalizzazione, revisione dei modelli di business e distributivi. Una crescente attenzione alla filiera industriale e ai modelli di rete di imprese, all’evoluzione dei modelli di consumo della clientela e una crescente “alfabetizzazione” dell’imprenditore anche sulle tematiche finanziarie e creditizie potranno essere punti di forza da consolidare nell’immediato futuro.

Come cambierà questa situazione nel breve, medio, lungo periodo? (o da cosa dipenderà questo cambiamento)
Gli indicatori economici anticipatori evidenziano un progressivo miglioramento della fiducia di imprese e famiglie che, unitamente alla ripresa del commercio internazionale, potrebbe costituire un fattore a sostegno della ripresa economica. Tuttavia, almeno fino all’estate e al dispiegarsi degli effetti più ampi della campagna vaccinale, sarà difficile immaginare una robusta riduzione delle misure stringenti di contenimento del virus, con quanto questo comporta in termini di consumi, mobilità delle persone e ripresa di attività economiche chiuse da tempo.

Il contributo dei provvedimenti di sostegno governativo, per quanto sia stato fondamentale, si avvia ad esaurirsi. Nuove risorse potranno essere destinate, sulla base della programmazione sui fondi del Recovery Fund, meglio ridefinito come Next Generation Ue. Tuttavia, in un’ottica di sostenibilità futura, la ripresa potrà essere sostenuta soprattutto da un “cambio di passo” nelle capacità imprenditoriali, nell’adozione di strumenti manageriali che possano supportare le decisioni, con un occhio particolare agli equilibri finanziari e ai modelli produttivi e distributivi.

Ci sono assonanze con altri momenti storici o «eventi shock» del passato? E, se sì, come sono stati affrontati?
Difficile trovare similitudini. I principali shock del recente passato sono stati per lo più legati a fattori di rischio economico o finanziario (dalla bolla della “new economy”, passando per quella immobiliare e dei subprime e il rischio sovrano). Qui siamo di fronte a un enorme fattore di rischio esogeno, quello provocato dall’emergenza sanitaria, la cui magnitudo era sconosciuta l’anno scorso e che ancora oggi presenta tanti fattori di incertezza e rispetto alla quale i modelli previsionali faticano ad evolversi.