Crisi in Medio Oriente: come energia, export e credito espongono le imprese varesine
Varese esporta 1,16 miliardi verso il Medio Oriente con un'esposizione tre volte la media. La nuova fiammata energetica si sovrappone a quattro anni di rincari ancora non assorbiti
La crisi in Medio Oriente non è un problema lontano. Per le imprese della provincia di Varese è un rischio misurabile, con un nome e un numero: 1,164 miliardi di euro di export verso un'area oggi instabile, una crescita dell'88% che racconta quanto quelle imprese avessero scommesso su quei mercati come leva di sviluppo.
Il problema è che questo shock non arriva su un terreno vergine. Arriva dopo quattro anni di guerra in Ucraina che hanno lasciato i prezzi energetici al 45,6% in più rispetto al 2021 e il costo del credito 236 punti base più alto. E arriva mentre i primi dati del 2026 segnalano già rincari violenti: gas +33,7%, elettricità +24,6%, gasolio +18,1% in due sole settimane.
Il rischio concreto è quello che Confartigianato chiama shock asimmetrico: l'Italia, prima nell'Eurozona per accise sul gasolio e con un carico di oneri elettrici sproporzionato sulle piccole imprese, tende a pagare ogni crisi energetica molto più dei partner europei. Il 2022 lo ha già dimostrato. La manifattura varesina — meccanica, macchinari, metalli — era appena tornata a crescere. Una gelata adesso costerebbe doppio.
1. UN NUOVO FRONTE SI APRE SU UN'ECONOMIA GIA' PROVATA

La crisi in Medio Oriente si innesta su un tessuto produttivo che non ha ancora smaltito i costi della guerra in Ucraina. Tra il 2021 e il 2025 i prezzi al consumo di elettricità e gas in Italia sono cresciuti del 45,6% e il costo del credito per le imprese è aumentato di 236 punti base. Non si tratta di uno shock che arriva su un terreno vergine: arriva su un terreno già eroso.
I primi giorni di marzo 2026 hanno prodotto segnali inequivocabili. Il prezzo del gas sul mercato italiano (indice IG del GME) è salito del 33,7% rispetto alla media di febbraio, il prezzo all’ingrosso dell’elettricità del 24,6%, il gasolio self-service del 18,1% in appena due settimane. Sono numeri che un imprenditore non ha bisogno di leggere due volte per capirne la portata.
La sovrapposizione temporale con i dazi statunitensi – il cui impatto sulle filiere manifatturiere europee è ancora in fase di assorbimento – rende il quadro particolarmente insidioso. Non si tratta più di gestire un singolo shock, ma di navigare in un ambiente dove gli shock si sommano e si amplificano a vicenda.
2. VARESE: UN'ESPOSIZIONE SUPERIORE ALLA MEDIA
La provincia di Varese ha esportato verso i diciassette paesi del Medio Oriente 1,164 miliardi di euro nel 2025, con una crescita dell’88% rispetto all’anno precedente. Il grado di esposizione – misurato come rapporto tra export manifatturiero verso l’area e PIL provinciale – raggiunge il 3,68%, quasi tre volte la media nazionale dell’1,28%. Varese è la sesta provincia italiana per intensità di relazioni commerciali con quest’area.
Non è un dato astratto. Significa che una quota rilevante del fatturato manifatturiero varesino dipende dalla stabilità di mercati oggi in fiamme. L’Italia è il secondo importatore europeo di petrolio e gas dai paesi del Golfo (7,6 miliardi di euro nel 2025, dopo la Francia), e il 6,4% del GNL che transita per lo Stretto di Hormuz è destinato al nostro paese. Ogni giorno di tensione nello Stretto si traduce in volatilità sui costi di approvvigionamento.
PROVINCE PIU' ESPOSTE DALL'AREA LOMBARDA
|
Provincia |
Export MO (mln €) |
Var. % 2024-25 |
|---|---|---|
|
Milano |
3.487 |
+2,3% |
|
Varese |
1.164 |
+88,0% |
|
Bergamo |
1.336 |
+21,4% |
|
Brescia |
828 |
+11,6% |
|
Monza e Brianza |
764 |
+16,9% |
|
Como |
230 |
+0,4% |
Fonte: elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat
Il dato di Varese è particolarmente significativo: la crescita dell’88% segnala che le imprese del territorio avevano puntato su quei mercati come leva di sviluppo. La meccanica, che rappresenta il 44% dell’export italiano in Medio Oriente, è il comparto più esposto – e Varese è terra di meccanica. Macchinari, apparecchi elettrici, metalli lavorati: sono le voci che alimentano il flusso commerciale verso Emirati, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait.
3. IL CANALE ENERGETICO: RISCHIO DI UNO SHOCK ASIMMETRICO

L’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato richiama un precedente preciso: lo shock asimmetrico del 2022. A novembre di quell’anno, i prezzi al consumo dell’energia elettrica in Italia erano cresciuti del 174,7% su base annua, contro il 35,1% della media UE e il -22,4% della Spagna. Il gas aveva registrato un +96,5% italiano contro il +64,4% europeo. L’Italia pagò molto più dei partner il medesimo shock.
Il rischio che questo si ripeta è concreto, per ragioni strutturali. L’Italia detiene il primo posto nell’Eurozona per accise sul gasolio (673 euro per 1.000 litri, contro una media di 558) e il divario sugli oneri elettrici penalizza in modo sproporzionato le piccole imprese: per le aziende con consumi inferiori a 20 MWh, il sovraccarico di oneri e accise italiano rispetto alla media UE raggiunge il 92,5%. Il sistema energetico italiano funziona come un amplificatore di shock esterni, e le MPI ne pagano il prezzo più alto.
Il ministro Giorgetti, intervenendo al G7 Finanze il 9 marzo, ha messo in guardia contro la tentazione di rispondere allo shock energetico con una stretta monetaria. È una posizione condivisibile: il rialzo dei prezzi energetici non è inflazione da domanda, e contrastarlo con i tassi significherebbe colpire gli investimenti proprio nel momento in cui servono.
4. LA MANIFATTURA TRA RIPRESA FRAGILE E GELATA POSSIBILE

C’è un paradosso nei dati. Dopo nove trimestri consecutivi di contrazione, la produzione manifatturiera italiana era tornata a crescere nel terzo trimestre 2025 (+1,1% tendenziale), confermando il segno positivo anche nel quarto trimestre. Gli investimenti in macchinari e impianti avevano segnato un robusto +8% nel terzo trimestre e +3% nel quarto. Il mercato del lavoro, pur in rallentamento, aveva accumulato dal gennaio 2022 al gennaio 2026 un saldo di 1.338.000 occupati in più, di cui 996.000 dipendenti permanenti.
Una crisi energetica prolungata rischierebbe di spegnere questa ripresa prima che si consolidi. È quello che l’Ufficio Studi chiama “gelata di primavera”: un irrigidimento delle condizioni operative proprio nella fase in cui l’industria stava ricominciando a respirare. Per le imprese varesine, molte delle quali hanno investito per posizionarsi su mercati mediorientali in espansione, la combinazione di costi energetici in salita, instabilità dei mercati di sbocco e persistente rigidità del credito può risultare particolarmente penalizzante.
Il credito alle imprese, pur in leggera ripresa (+1,7% a gennaio 2026), resta un collo di bottiglia. Il costo dei prestiti bancari in Italia è al 3,62%, ancora 199 punti base sopra il livello di giugno 2022, e per le micro e piccole imprese le condizioni sono sensibilmente peggiori: a settembre 2025 il credito alle MPI segnava -4,6%, con un -9,1% per le quasi-società artigiane.
5. I MARGINI DELLA POLITICA ECONOMICA: MOLTO STRETTI
La capacità di intervento pubblico è limitata. Il deficit 2025 si è attestato al 3,1% del PIL, sopra il target del 3%. Il DL Bollette, varato per contenere l’impatto sui costi energetici, è stato rapidamente vanificato dalla nuova fiammata di prezzi. La dinamica della spesa primaria italiana nel periodo 2024-2027 è tra le più contenute dell’intera UE: +7,8% cumulato, penultima dopo la Francia e ben sotto la media dell’Eurozona (+12%).
Questo significa poco spazio per interventi anticiclici, per la spesa per la difesa – tornata al centro del dibattito europeo – e per fronteggiare eventi imprevisti. La clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità, che consentirebbe deroghe in caso di crisi straordinaria, non trova al momento un clima favorevole nelle istituzioni europee.
Per le imprese, il messaggio è chiaro: non ci si può aspettare che il paracadute pubblico compensi lo shock. La gestione del rischio, la diversificazione dei mercati, l’efficienza energetica non sono opzioni strategiche: sono condizioni di sopravvivenza.