Da ex dipendenti a titolari d’azienda: forza e coraggio sì, ma ci vuole molto di più
Le storie di Elena Ghiringhelli e Silvana Frattini: ecco come hanno salvato imprese e occupazione. Passare dalla condizione di dipendenti a quella di titolare d’azienda non è un tiro di dadi. La causalità c’entra ben poco, così come la sola buona volontà di voler tentare una via diversa

Passare dalla condizione di dipendenti a quella di titolare d’azienda non è un tiro di dadi. La causalità c’entra ben poco, così come la sola buona volontà di voler tentare una via diversa. La decisione si prende per necessità, per paura, per passione. E anche per responsabilità, come raccontano queste due storie: un’azienda che muore è una ferita sociale ed economica al territorio. I dipendenti che accettano il rischio di impresa non salvano solo un’azienda e i suoi collaboratori, ma anche le sue conoscenze, il suo Know how, i suoi marchi e brevetti, la sua storia e le sue tradizioni. I suoi legami.
ELENA: «TORNASSI INDIETRO, FAREI SUBITO L’IMPRENDITRICE»
All’età di quarant’anni, o poco più, Elena Ghiringhelli e Marco Caravà si sono guardati in faccia: la malattia di Antonio Ferrighetto, titolare della Febe, porta l’azienda nelle mani della moglie. Pozzi Idillia prosegue per tre anni: i figli sono troppo giovani per entrare in azienda e la malattia del marito ha la meglio. Elena in amministrazione, e Marco in produzione, si accorgono dei primi cedimenti. Più preoccupati, che stupiti.
Il mondo sta cambiando e la piccola azienda non tiene il passo. I lavori per l’automotive e per la filiera delle bilance hanno fatto il loro tempo: elettronica e plastica sostituiscono la componentistica meccanica; la raccorderia per le auto si sposta in Cina. La crisi dei prodotti si somma alla crisi familiare. Alla cassa integrazione o, peggio, alla disoccupazione Elena e Marco preferiscono il rischio. E nel 1998 siglano un contratto per l’affitto dei capannoni della vecchia azienda. Dopo tre anni, il grande salto: nasce a Jerago con Orago la Mcg Snc di Caravà Marco & C., oggi Mcg Sas & C. con sede a Gallarate.
In questa storia, come in altre simili, c’è una parola che dà fuoco alle polveri: iniziativa (privata). Ed è questa che aiuta i due neoimprenditori a cambiare quella minuteria metallica che, nel 2001, procedeva a singhiozzo. Racconta Elena Ghiringhelli: «Il passaggio da dipendente a titolare è un’arma a doppio taglio perché se da un lato puoi decidere del tuo futuro, dall’altro il futuro te lo devi costruire. Però, dopo pochi anni il lavoro da imprenditore ci è sembrato più sicuro di quello da dipendente: la crisi del 2008 ha portato alla chiusura di numerose imprese e noi, probabilmente, non avremmo più avuto un lavoro. Le nostre famiglie, e quelle dei nostri collaboratori, ne avrebbero risentito. Da “padroni di noi stessi”, ce l’abbiamo messa tutta e siamo riusciti a superare anche i momenti più difficili».
C’è una seconda parola: razionalizzazione. Tetto alle spese, riorganizzazione, nuovo valore delle competenze, inventiva. Ancora Elena Ghiringhelli: «I clienti avevano piena fiducia in noi, ma il lavoro andava diminuendo: facendo leva sulla nostra esperienza nelle filettature, abbiamo studiato alcuni particolari per le aziende produttrici di valvole per il petrolchimico. Ma servivano un catalogo – mi misi a ritagliare i modellini dei prodotti su carta – e un rappresentante». La produzione di valvole di drenaggio, di sicurezza, a spillo, tappi e raccordi, ingrassatori convince il mercato: nel 2010, si firma il contratto con il primo cliente europeo.
La terza parola è umiltà: il lavoro si ruba e si impara. Ancora la titolare: «Accadeva allora, ma accade anche oggi: a volte dedico una giornata intera allo studio dei nuovi materiali; mio figlio, laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico, anche se non è in azienda ci aiuta a volte nei disegni più complessi; collaboro con molte imprese del territorio per le forniture». L’umiltà non solo di riconoscere i propri limiti, ma anche di guardare al mondo esterno con curiosità, di riconoscere le fragilità e i bisogni degli altri: «E’ per questo che in azienda abbiamo abbandonato la vecchia mentalità del lavorare “giorno e notte”: la serenità sul posto di lavoro, e al di fuori, avvantaggia tutti. Imprese e famiglie».
Oggi, la Mcg Sas & C. è il frutto di quel “salto nel buio”: è stata strutturata la parte commerciale e marketing, l’azienda è certificata Uni En Iso 9001:2015, nel 2020 è entrata nel mercato indonesiano e, un anno dopo, in Corea. Dal 2022 al 2025 sono stati realizzati investimenti in Industria 4.0 e Piano Transizione 5.0. Pentimenti? «Nessuno – conclude Elena Ghiringhelli -. Se avessi potuto, avrei scelto questa strada a vent’anni».
SILVANA : «NESSUNA PAURA: NEL DNA MI PORTO IL RISCHIO D’IMPRESA»

Diplomazia, coraggio, perseveranza. Ma anche istinto: «Quando devi decidere della tua vita – racconta Silvana Frattini, titolare con Luca Busatta della Gismal Srl di Castiglione Olona – fallo e basta. A volte, la pancia conta più della testa». Per Silvana «è qualcosa che ti devi sentire dentro: il titolare ormai prossimo alla pensione della Tecnica Srl, nella quale ho iniziato a lavorare nel 1992 dopo un diploma in Agraria e alcune esperienze in uno studio da commercialista, chiese a me e a Luca di poter entrare in società. Tempo per pensare? Poche ore: dalla mattina alla sera avremmo dovuto dare una risposta. Detto e fatto: sapevo come fare il mio lavoro e non ho mai avuto timori, o paure, di non farcela. A quarant’anni, nel 2002, con Luca fondo la Gismal Srl. Il mio vantaggio? Anche quando ero dipendente non ho mai lavorato da dipendente, perché nel dna mi porto il rischio di impresa: i miei genitori avevano un negozio di alimentari e lì ho imparato quanto possa essere importante un rapporto solido con i clienti».
Una donna in un’impresa di microminuteria metallica: vita dura? «Impossible non lo sia, soprattutto se sei brava e capace e lavori in un settore che è considerato “maschio” dove la maggior parte dei colleghi è uomini. Ma ho sempre lottato per sostenere le mie idee e, attraverso il dialogo, sono riuscita a cambiare in modo radicale l’organizzazione dell’azienda. Uno stravolgimento che si è compiuto quando i due soci che ostacolavano questa maturazione se ne sono andati. Non è stato facile, ma se hai un obiettivo preciso non puoi permetterti che qualcuno ti faccia barriera. Io e Luca Busatta eravamo in piena sintonia e da lì ho rinnovato attraverso l’impegno e la formazione: ho messo mano alla produzione, ho imparato a calcolare le quotazioni in base al disegno tecnico dei prodotti (non cedo alla guerra dei prezzi perché voglio che questa realtà rimanga competitiva con i giusti margini) e ho aperto l’azienda alle partecipazioni fieristiche all’estero. Ho minimizzato il rischio ampliando il portafogli clienti e investendo in macchinari di ultima generazione: mercati e clienti chiedevano qualcosa in più».
Qualcosa che la Gismal è stata in grado di offrire certificandosi Uni En Iso 9001:2015 e alzando sempre più il livello di risposta agli ordini e della qualità. «Per arrivare dove sono ora ho sempre creduto in me e nei miei collaboratori – continua la titolare - ma non basta fare solo ciò che diverte e piace: per accumulare debiti e sostenere le responsabilità (che, oggi, pesano più del lavoro quotidiano) l’imprenditore deve avere nervi saldi».
Silvana Frattini si dice «soddisfatta: da quel 2002 l’escalation è stata notevole, ed ora mi sento molto più completa. Come imprenditrice, ma anche come donna. In tutti questi anni sono maturata moltissimo e rifarei tutto da capo, però cercando di essere più incisiva e determinata, meno conciliante e se vogliamo anche più dura per evitare quelle umiliazioni che ho dovuto subire solo per il fatto di essere donna e di essere considerata, da chi poi se n’è andato, incapace di svolgere i lavori anche più delicati».
A sessantasei anni, la co-titolare si può «permettere di essere un po’ stanca: è venuto il momento di pensare al futuro dell’azienda ed è per questo che abbiamo proposto ai dipendenti di poter entrare in società. Io e Luca li accompagneremo lungo il percorso, ma il rischio d’impresa fa paura e, per ora, non se la sentono. Mia figlia fa tutt’altro, e quella di Luca Busatta è ancora troppo piccola: in azienda sto facendo crescere una ragazza, ma se messi alle strette non potremo far altro che vendere». Davide Ielmini
FAQ
1. È davvero possibile passare da dipendente a titolare d’azienda?
Sì. Le esperienze presenti nell’articolo mostrano che il passaggio è impegnativo ma realizzabile, soprattutto quando spinto da necessità, responsabilità o desiderio di salvare un’azienda.
2. Quali competenze servono per diventare imprenditore?
Determinazione, capacità organizzativa, gestione del rischio, conoscenza tecnica del proprio settore e forte senso di responsabilità verso collaboratori e clienti.
3. Quanto pesa il rischio d’impresa per chi era dipendente?
Molto: il rischio economico e personale aumenta, ma chi affronta il cambiamento spesso scopre un controllo maggiore sul proprio futuro lavorativo.
4. Quali difficoltà incontrano i dipendenti che rilevano un’azienda?
Riorganizzazione dei processi, gestione dei costi, ricerca clienti, rinnovamento tecnologico, e – in alcuni casi – pregiudizi culturali o resistenze interne.
5. Quali vantaggi porta il diventare titolare?
Maggiore autonomia decisionale, possibilità di innovare, crescita professionale e la soddisfazione di salvare know-how, occupazione e storia dell’azienda.
6. È un percorso adatto a tutti?
No: richiede equilibrio emotivo, spirito pratico, nervi saldi e capacità di assumersi responsabilità quotidiane.